Il mondo fa sempre più fatica a cogliere la bellezza tra i versi di una poesia. Così, invece di essere gratificato per il proprio talento, il poeta corre il rischio di ritrovarsi a parlare da solo. È questo il concetto che con difficoltà Lisa Spinelli (Maggie Gyllenhaal) cerca di trasmettere al piccolo Jimmy Roy (Parker Sevak) in Lontano da Qui. Nel remake a stelle e strisce di The Kindergarten Teacher (diretto dall’israeliano Nadav Lapid) la regista Sara Colangelo riesce a destreggiarsi con dovizia di dettagli tra liriche ispirazioni, dolenti ossessioni e diffuse mediocrità, sfruttando al contempo un insolito rapporto tra insegnante e allievo.
Lontano da Qui ruota attorno allo spietato idealismo di una maestra le cui decisioni sono offuscate dal desiderio di rivalsa nei confronti di una società che costringe chiunque a sottostare alle proprie regole, ignorando le attitudini di ogni individuo. La sceneggiatura curata dalla stessa Colangelo denuncia a denti stretti la dilagante superficialità e indolenza di un “sistema” che rende apatici, ammorba le menti e distrugge quella sana curiosità che dovrebbe spingere alla ricerca del nuovo e del diverso.
In Lontano da Qui l’utopia del desiderio viene incarnata a dovere dalla Gyllenhall, capace di oscillare tra remissione e ostinatezza con il minimo sforzo. Nella tortuosa spirale che la vede protagonista non ci sono altre interpretazioni in grado di tenerle testa, tranne forse quella di Gael García Bernal nei panni dell’insegnante del corso di poesia, voce di una coscienza che Lisa ha dimenticato di ascoltare.

