Cabiria magazine

Ma Nuit: attraversare Parigi per ritrovare se stessi

Ma Nuit: il dolore di una generazione

Dopo anni passati nel cinema come direttrice di casting, Antoinette Boulat arriva alla regia con Ma Nuit, il suo primo lungometraggio in cui condensa tutta la sua lunga esperienza nel dietro le quinte di grandi produzioni.

Con un cast di giovanissimi, il film si propone di raccontare, con lunghi ma eloquenti silenzi, le emozioni, le sensazioni e soprattutto le paure, di una generazione a cui la spensieratezza non sembra essere più concessa.

Nel piccolo spazio di una notte, Ma Nuit, racconta l’immenso e paralizzante dolore di Marion, interpretata da Lou Lampros, segnata dalla morte della sorella maggiore.
Il suo è un viaggio sia fisico che mentale, tra le vie buie di Parigi e i suoi pensieri che plasmano ogni sua visione futura.

Una vita che non sente più sua e che non riesce a condividere con chi le sta intorno, perché scandita dal lutto e dalla perdita di ogni sogno o progetto attraverso cui guardare il futuro.

Il dolore, per usare le parole della stessa regista, trasforma e distorce la nostra visione del mondo, ed è questo che il film vuole rappresentare: come un evento, un momento, una tragedia, possa segnare milioni di vite. Sì, perché il viaggio in notturna di Marion diventa il riflesso di un percorso interiore di un’intera generazione che sente di aver perso la sua spensieratezza, in un mondo ormai spezzato che sembra non avere più nulla da offrire.

La vita è un sogno infranto

Quello che Antoinette Boulat cerca nel suo viaggio cinematografico è la libertà, o meglio quel senso di libertà che vuole restituire a tutti i giovani di oggi che vivono nella paura.
Che sia paura del futuro, del passato, del vivere o del non farlo affatto. La sua Marion ha diciotto anni, l’età della crescita per eccellenza, l’età in cui ci si sente liberi e in grado di fare qualunque cosa, ma questa meravigliosa sensazione si scontra inevitabilmente col suo vissuto, con una morte che non può e non riesce ad accettare e con la consapevolezza che tutto ormai sia contaminato da quel grande dolore.

Ma Nuit mostra il necessario, in un minimalismo cinematografico che riduce all’osso i dialoghi e lascia spazio agli sguardi ben più eloquenti dei protagonisti, travolti da fatti e pensieri e quel senso di spaesamento che la buia Parigi restituisce alla perfezione.
Tra le strade di una grande città ci si perde, esattamente come accade per la generazione di Marion in questa vita tumultuosa che sembra aver appiattito ogni sogno riducendolo alla paura.

La libertà è il sentimento di non aver paura

Nessuno sembra poter ripescare Marion dal fondo della sua vita, nè i suoi amici, nè tantomeno i suoi cari; sua madre vive la perdita della figlia a modo suo, un modo che a Marion non appartiene e non comprende, e così i suoi amici, persi tra chiacchiere, giochi, alcol e droga che a lei non fanno altro che ricordare che quel mondo non la soddisfa.

Ma la luce in fondo al tunnel c’è, quasi sempre, e qui è Tom Mercier, un giovane sconosciuto incontrato per caso nella notte, l’unico che sarà in grado di comprendere e maneggiare quel dolore mescolandolo col suo.

Un racconto di un incontro, di una condivisione difficile ed appassionante, questo è Ma Nuit, una delicata quanto esplicita rappresentazione del dolore giovanile, qualunque esso sia. La terra sembra quasi tremare, o meglio scivolare sotto i piedi dei protagonisti, che viaggiano senza meta nelle strade buie di Parigi, senza aspettarsi nulla, ma solo che la notte passi, e arrivi di nuovo la luce.

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