Giuseppe Varlotta, al suo secondo lungometraggio da regista, con Oltre la nebbia – Il mistero di Rainer Merz costruisce un prodotto basato sulla tensione che sfrutta il cliché del detective privato caduto in depressione a causa degli errori commessi nel passato.

Da una foto, il detective riconosce in Reiner Merz l’uomo che abita i suoi incubi insieme ad una bambina morta.
Nonostante il turbamento dovuto alla fotografia, Andreasi decide di andare a fondo e iniziare la ricerca che lo porterà a chiarire i rapporti tra il suo passato e il presente e a scoprire macabri riti legati alla figura di Federico II.
La sceneggiatura di Oltre la nebbia – Il mistero Reiner Merz, scritta dallo stesso regista insieme a Paolo Gonnella e Giovanni Casella Piazza, risulta affascinante e misteriosa, ma purtroppo anche macchinosa e poco scorrevole. Mano a mano che si va avanti nella visione vengono introdotti tantissimi elementi mistery, dai riti della setta ai flashback dell’investigatore, che creano solo confusione e non riescono ad inquitare a sufficienza lo spettatore dando l’impressione di un patchwork di situazioni folli male amalgamate tra loro.
Varlotta si concentra sul dover sviluppare un plot complesso e tralascia il modo in cui lo sta raccontando perciò il film prende una triste deriva che strizza l’occhio alla fiction televisiva. Insieme alla fotografia poco suggestiva, troppo immediata e per niente curata, Oltre la nebbia – Il mistero di Reiner Merz ha problemi di atmosfera infatti è carente di quel clima annebbiato e sfumato necessario per un thriller che vuole, senza riuscirci, somigliare alla serie televisiva Twin Peaks.
Oltre la nebbia – Il mistero di Reiner Merz è un film decisamente acerbo e troppo ambizioso, Varlotta fa un passo troppo lungo per la sua gamba e scavalca tutta la coltre misteriosa che doveva coprire la vicenda, dimostrando che alla fine la nebbia non era poi così fitta.