Qualche mese fa vi avevamo parlato di Peaky Blinders e lo avevamo fatto presentandovi una serie che ricalcava l’atmosfera dei gloriosi anni ’20 per raccontare l’ascesa di Tommy Shelby e della sua famiglia. Da allora, nel giro di pochi mesi, Netflix ha reso disponibili sia la terza che la quarta stagione (qui l’articolo sullle prime due stagioni), attenuando profondamente l’entusiasmo generato dai primi capitoli di questa saga familiare. Peaky Blinders Peaky Blinders Peaky Blinders
Le pubblicità, si sà, a volte sono ingannevoli. Finiamo spesso per credere a immagini elaborate, headline d’effetto e trailer talmente incalzanti da tenerci con il fiato sospeso fino a degli agognati titoli di testa. Se, e quando, la delusione arriva, il suo sapore risulta di per se amaro, ma quando l’inganno arriva direttamente da chi, fino ad un attimo prima, aveva saputo creare un originale quanto epico prodotto seriale, il disincanto si trasforma quasi in tradimento.

Seppur classificabile come una fase intermedia, la terza stagione di Peaky Blinders aveva un suo senso, un suo logico scorrere attraverso una serie di sfortunati eventi e un interminabile dolore, volti a preparare il terreno ad un’oscura minaccia proveniente da oltre oceano.
Avevamo lasciato Tommy lacerato dal senso di colpa dopo la morte della moglie Grace, assetato di una vendetta mai veramente assaporata e sempre più conscio di essere solo una pedina al servizio del miglior offerente; lo ritroviamo solo ed escluso dalla famiglia che oramai vede in lui solo un traditore. Peaky Blinders Peaky Blinders Peaky Blinders
Questo, almeno, fino alla tregua forzata dopo la vigilia di Natale del 1925, quando la mano nera della Mafia bussa, sotto forma di un banale biglietto d’auguri, alla porta di ogni componente della più potente famiglia di Birmingham.
Complice una scrittura piatta, che trascina i personaggi in situazioni sulla carta probabilmente ad alta tensione, ma che nella messa in scena risultano prevedibili e quasi prive di una qualsiasi logica, questo quarto capitolo finisce solo per essere ricordato per l’addio ad alcuni memorabili interpreti (Tom Hardy, purtroppo, su tutti), nell’attesa, ben poco spasmodica, di sapere se Al Capone metterà mai piede a Birmingham. Peaky Blinders Peaky Blinders Peaky Blinders
Per gli standard a cui Steven Knight aveva abituato il suo pubblico, è lecito chiedersi cosa sia andato storto, quale e quando sia stato compiuto il passo falso capace di compromettere un così affascinante racconto. Difficile dare una risposta certa ma, forse, la colpa di tutto è dovuta ad una mancanza.
Grace era l’antidoto di Thomas; grazie a lei i ricordi traumatici erano svaniti ed era comparsa l’ambizione di trasformare la bisca clandestina in una società legalizzata. Avevamo visto Tommy Shelby sciogliersi, sorridere, pensare ad un futuro “normale” per se; l’avevamo visto ottenerlo e perderlo in un battito di ciglia; l’avevamo visto frantumato dal dolore e dalla colpa prima di perderlo in un vortice di vizio, intrappolato dagli spettri del passato. Non è bastato rispolverare un vecchio amore di gioventù, e ancor meno innescare una inutile relazione con una segretaria dal passato torbido per far dimenticare che Grace era ragione ed equilibrio di tutto ciò a cui avevamo assistito. Peaky Blinders Peaky Blinders Peaky Blinders
Ci sono molte scelte che non possono essere perdonate, ma se la speranza è l’ultima a morire, si può credere che nel 2019, quando verrà messa in onda la quinta stagione, ci spetterà qualcosa di migliore.