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Secondo Amore: colore, emozione e critica sociale nel cinema di Douglas Sirk

Il cinema, il teatro, la letteratura, ma anche, in un modo o nell’altro, la società stessa ci hanno sempre “bombardato” con il mito del primo amore, dipingendocelo, spesso e volentieri, anche come l’unico, grande amore che valga la pena di essere vissuto. E per quanto riguarda un possibile “secondo amore”, invece? Tale domanda può sembrare, di fatto, scherzosa, ma a ben guardare ci rendiamo conto di come, man mano che si va avanti con gli anni, si fatichi talvolta a trovare quell’ingenuità, quella poesia che ha caratterizzato i nostri primi innamoramenti.

Lo stesso vale quando si parla di relazioni nate in tarda età o non convenzionali, spesso osservate con eccessivo criticismo da parte della società stessa. Ma quanto siamo disposti, in realtà, a combattere per quello che ci sta a cuore, in casi come questi? In che modo ci lasciamo influenzare dal mondo in cui viviamo?

L’amore secondo Douglas

A fornirci un’interessante chiave di lettura in merito ha pensato, nel lontano 1955, il regista tedesco naturalizzato statunitense Douglas Sirk. Sì, proprio lui, il re indiscusso del melodramma, che con le sue pellicole divenute ormai leggenda ha scritto un capitolo essenziale della storia del cinema analizzando l’animo umano in tutte le sue più complesse sfaccettature e senza mai porsi in modo giudicante. Fu, dunque, come già menzionato, nel 1955 che Sirk realizzò quello che è ancora oggi considerato uno dei suoi lungometraggi più importanti: Secondo Amore.

Tocco di classe

Pellicola che narra di un amore disperato, di un amore del tutto anticonvenzionale, di un amore la cui solidità potrebbe essere minata dal mondo e da tutte le sue numerose “interferenze”, Secondo Amore è un melodramma estremamente raffinato e curato in ogni minimo dettaglio. Una pellicola che gioca con la potenza di gesti, oggetti, sguardi e frasi non dette per farci percepire la carica dell’amore da essa raccontatoci. E attraverso questa messa in scena così esperta e attenta, ecco che altri due grandi protagonisti della storia del cinema prendono finalmente vita sul grande schermo.

Squadra vincente non si cambia

Protagonisti di Secondo Amore, infatti, sono Jane Wyman e Rock Hudson, che già grande successo avevano avuto proprio con Sirk nel lungometraggio Magnifica Ossessione (1954) e che per l’occasione hanno impersonato i ruoli di Cary Scott, vedova benestante che vive in una piccola provincia statunitense insieme ai suoi figli ormai adulti, e di Ron Kirby, figlio del vecchio giardiniere di casa Scott. Tra i due, come ben possiamo immaginare, nasce l’amore. Non si tratta, però, di un amore semplice, dato il fatto che Ron è molto più giovane di Cary e che i due provengono da due differenti classi sociali.

Soli contro tutti

Cary e Ron, dunque, si trovano praticamente soli in mezzo alla tempesta: i tentativi di Cary di far entrare Ron a far parte del suo mondo falliscono miseramente, un ambiente estremamente gretto e giudicante li fa sentire ancora di più sotto pressione. E, come se tutto ciò non bastasse, gli stessi figli di Cary si dimostrano in tal senso egoisti fino all’inverosimile, sebbene siano entrambi ormai adulti e stiano per costruirsi ormai le loro vite lontano da casa. Come andrà a finire tra loro? Riusciranno i nostri protagonisti a sfidare ogni convenzione per poter essere, finalmente, meritatamente felici?

Evergreen dalla forte personalità

Se fosse stato realizzato ai giorni nostri, probabilmente Secondo Amore verrebbe considerato sì un film ben scritto e molto ben realizzato, ma non starebbe ad assumere un significato così importante per la storia del cinema in sé. Come mai, dunque, esso è diventato oggi un vero e proprio classico? Primo, l’uso che qui viene fatto del Technicolor può essere di diritto considerato parte integrante della narrazione, in quanto sono i colori stessi, potenti e accesi, a suggerirci di volta in volta le emozioni dei personaggi; secondo, in quell’epoca mettere in scena storie d’amore così anticonvenzionali poteva ancora essere considerato tabù; terzo, Douglas Sirk attacca (neanche troppo) indirettamente la società altoborghese con tutte le sue ipocrisie e i suoi falsi moralismi. E lo fa tramite immagini, gesti ed espressioni che parlano semplicemente da sé, senza “urlare” nulla, ma facendo in modo che il suo messaggio ci arrivi forte e chiaro. Un messaggio che, ancora oggi, è sempre così (tristemente) attuale.

Perché Secondo Amore è un film così importante?

Per la sua capacità di mettere in scena con una tecnica esperta e attenta una storia d’amore non convenzionale in un’epoca in cui non si era abituati a vedere storie del genere al cinema.

Quali sono le caratteristiche del cinema di Douglas Sirk?

Specializzato nei melodrammi (sebbene, nel corso della sua carriera, si sia dedicato anche a Western e a film d’avventura), Douglas Sirk era solito effettuare una feroce critica nei confronti di una società ancora troppo gretta, tramite storie complesse, ulteriormente valorizzate da una tecnica impeccabile impreziosita da un sapiente uso del Technicolor.

Quanto è attuale oggi Secondo Amore?

Secondo Amore è un film ancora estremamente attuale. Una storia senza tempo che, nel corso degli anni, ha ispirato ed è stata in qualche modo rielaborata anche da numerosi altri cineasti in tutto il mondo, tra cui, su tutti, Rainer Werner Fassbinder con il suo La Paura mangia l’Anima (1973).

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