Madre e figlia nel tempo del conflitto irrisolto
Erano passati tanti, troppi anni da quando due pilastri della storia del cinema come il regista Ingmar Bergman e l’attrice Ingrid Bergman avevano rivelato al mondo intero i loro talenti, costruendo carriere destinate di passare di diritto alla storia.
Erano passati tanti anni prima di quel fatidico 1978, quando finalmente i due (omonimi) svedesi più famosi nell’ambito della settima arte decisero di collaborare. Ed è strano, infatti, pensare che prima di allora i due non avevano mai avuto modo di lavorare insieme.
Fatto sta, però, che ciò finalmente è accaduto. Nel 1978, infatti, ha visto la luce Sinfonia d’autunno, un film importantissimo per entrambi, non solo per la sua indubbia qualità artistica, ma anche per il fatto che esso è stato l’ultimo lungometraggio realizzato per il cinema da Ingmar Bergman, nonché l’ultima pellicola a cui la grande Ingrid, già malata durante le riprese, ha preso parte. Cosa sarà mai nato dalla loro preziosa collaborazione? Presto detto.
Sinfonia d’autunno: la trama

Sinfonia d’autunno, dunque, si svolge quasi esclusivamente nell’arco di circa ventiquattro ore, e vede in un complicato rapporto madre-figlia il suo cuore pulsante.
La storia messa in scena è quella di Eva (impersonata da Liv Ullmann, grandissima attrice-feticcio del regista di Uppsala), moglie del pastore protestante Viktor (Halvar Björk), che vive insieme a lui in un remoto villaggio norvegese, e che si occupa della sorella Helena (Lena Nyman), affetta da una malattia fortemente invalidante.
Ella, inoltre, ha perso suo figlio Eric (annegato in un vicino fiordo) proprio il giorno del suo quarto compleanno. La donna, così, vive quasi completamente ritirata, dedicandosi esclusivamente alle attività di suo marito e a sua sorella.
Le cose cambiano, però, quando ella inviterà per qualche giorno sua madre Charlotte (Ingrid Bergman, appunto), affermata pianista, con cui non si vede da sette anni.
La potenza dello script
Una location quasi del tutto isolata dal resto del mondo. Una casa che diviene teatro di un importante dramma personale. Due (quattro?) personaggi in grado di reggere sulle proprie spalle un intero lungometraggio.
In Sinfonia d’autunno, dunque, Ingmar Bergman ha prediletto un’impostazione prettamente teatrale (interessante notare come sovente anche la macchina da presa si metta a osservare i protagonisti da fuori la porta, come se gli stessi si trovassero su di un palcoscenico), al fine di valorizzare non sono i suoi grandi interpreti, ma anche (e soprattutto) una sceneggiatura di ferro che ci racconta un rapporto ancor più complesso di quanto inizialmente possa sembrare. Un rapporto che, al di là di ciò che potremmo pensare all’inizio del film, non ci parla semplicemente di una madre distante ed egocentrica e di una figlia vittima. O meglio, non solo.
Quando i rapporti degenerano
Il conflitto tra Eva e Charlotte (inizialmente solo “sussurrato” da una certa tensione di fondo che nemmeno noi sappiamo spiegare) non è stato mai ufficialmente affrontato. Madre e figlia non hanno mai realmente parlato, ma, al contrario, hanno preferito costruire un muro invisibile che le ha portate, col tempo, a non vedersi per ben sette anni.
Charlotte, dal canto suo, sembra non aver mai desiderato diventare madre (la stessa non si è mai realmente occupata nemmeno di sua figlia Helena).
Eva, per contro, ha avuto una vita difficile e ha vissuto eventi terribili. Ma, come spesso accade, tutto ciò ha lasciato in lei un pericoloso rancore di fondo, che lei è solita sfogare in modo passivo-aggressivo (e talvolta addirittura vittimistico), per poi esplodere, quando determinati limiti vengono superati (come in questo senso può essere il momento in cui ella suona mediocremente, davanti a sua madre, un brano di Chopin al pianoforte, venendo da quest’ultima velatamente criticata), finendo inevitabilmente per rivelarsi addirittura spietata.
Sonata per solisti
È un eterno alternarsi di ruoli, il presente Sinfonia d’autunno.
Ognuno è, a seconda dei momenti, vittima e carnefice. E in tale sonata per strumenti solisti che mai riescono a trovare la giusta armonia per suonare insieme (come lo stesso titolo originale, Höstsonaten, sta a suggerire, a dispetto dell’errata traduzione italiana che, invece, parla di sinfonia), vediamo come Ingmar Bergman abbia saputo anche creare un ottimo palcoscenico per due grandissime interpreti, vere colonne portanti di un vero e proprio gioiello della storia del cinema che ci colpisce come un brutale pugno allo stomaco.
In quali film Ingmar Bergman e Ingrid Bergman hanno collaborato?
Ingmar Bergman e Ingrid Bergman hanno collaborato solo in un film, Sinfonia d’autunno, realizzato nel 1978.
Qual è l’ultimo film a cui Ingrid Bergman ha preso parte?
L’ultimo film a cui Ingrid Bergman ha preso parte è Sinfonia d’autunno di Ingmar Bergman. Dopo di questo, l’attrice ha recitato solo nella miniserie televisiva Una Donna di Nome Golda, trasmessa dopo la sua morte, avvenuta un anno prima, ossia nel 1981.
Ingmar Bergman e Ingrid Bergman erano parenti?
Ingmar Bergman e Ingrid Bergman, entrambi svedesi, non erano parenti, bensì solo omonimi.