Quante volte ci siamo sentiti dire “Le faremo sapere” o “La chiameremo noi”? È ciò che succede, chi mai l’avrebbe detto, al Peter Parker di Tom Holland in Spider-Man Homecoming, che dopo aver affrontato Steve Rogers in Captain America: Civil War, ora aspetta disperatamente una missione con gli Avengers per essere “più di uno Spider-Man di quartiere”. Solo che, proprio come nella via reale, la chiamata non arriva e il giovane Spidey dovrà rimboccarsi le maniche e darsi da fare per avere un’occasione.
“Io non sono niente senza questo costume” “Allora non dovresti indossarlo”. Questo scambio di battute fra Peter e Tony Stark (Robert Downey Jr.) riassume bene lo spirito del film, che non è solamente una origin story o una storia di formazione, piuttosto mescola bene entrambe agli elementi teen e d’azione, senza sbavare mai.

Come da titolo, l’arrampicamuri non solo torna a casa alla Disney, oramai proprietaria dei supereroi Marvel, ma anche al proverbiale ballo scolastico, con tutti i cliché del caso, per ricordarci che è una storia teen, ma allo stesso tempo che è molto più di questo. Già presentato, come si diceva, in Captain America: Civil War col soprannome di Bimbo Ragno, in quest’incarnazione cinematografica Peter Parker è un quindicenne nerd che però non vive troppo male la propria condizione, anche perché frequenta solo corsi che sembrano portarlo dritto all’università e a qualche facoltà scientifica. Ma lui vuole saltare per i tetti di notte e aiutare la gente. E lo fa, aspettando che Tony Stark lo prenda definitivamente sotto la propria ala. Lo sviluppo degli eventi che lo attende sarà però davvero inaspettato.
Dopo la origin story di Doctor Strange, visivamente spettacolare ma narrativamente piatta, e il sequel dei Guardiani della Galassia, che ha dormito troppo sugli allori del primo capitolo, fa piacere lasciarsi coinvolgere genuinamente dai dilemmi del giovanissimo Parker. Si ride di gusto durante il film, come forse da troppo non si faceva alla Marvel, e Tom Holland è forse l’incarnazione migliore dell’Uomo Ragno vista sul grande schermo, poiché la meno fastidiosa, storicamente fatta di segreti sulla propria identità e del peso del mondo sulle proprie spalle.
La Marvel ancora una volta, bene o male, fa centro, riuscendo a coinvolgere nel modo più intelligente i personaggi di Iron Man e Captain America post Civil War e – ripensando al recente Wonder Woman – viene da chiedersi com’è possibile che la DC non abbia ancora trovato un equilibrio per far interagire nella maniera più efficace i propri protagonisti. Ma qui siamo alla Marvel, non divaghiamo, piuttosto restiamo “a casa”. All’Homecoming del caro Spider-Man (dal 6 luglio al cinema).