Chi sono i teenager? Cosa vogliono dagli adulti? Come trascorrono le giornate? E quali sono i desideri che tormentano le loro notti? Ma soprattutto, queste domande hanno ancora senso? La youtuber Sofia Viscardi, autrice del romanzo Succede, risponde sì. Anche Francesca Mazzoleni, regista dell’omonimo adattamento per il grande schermo, crede nell’attualità delle questioni sull’adolescenza e nella necessità di trovare una risoluzione, anche a costo di sacrificare linguaggi, rigore logico e buon senso.

Ricordando le sigle delle serie televisive anni novanta, in primis Bayside School, i minuti iniziali di Succede sono probabilmente gli unici in grado di mostrare una precisa identità. La grafica simil Art Attack, la colonna sonora smaccatamente pop dal volume intollerabile e la sovrapposizione concettuale del prologo con il risveglio della protagonista sono però fuori tempo massimo.
Da qui in poi la pellicola procede nel vuoto siderale verso il suicidio, quasi come l’astronauta interpretato da George Clooney in Gravity, grazie a una scrittura (non) curata da sceneggiatori che forse hanno osservato i giovani attraverso una campana di vetro.
Lo spirito di una maledizione legata ai prodotti di Federico Moccia aleggia sulle strade, sulle case, sui tetti e sulle discoteche di una Milano non pervenuta, nonostante siano facilmente riconoscibili i Navigli e il nuovo quartiere City Life. Se il finale “e vissero per sempre felici e contenti” è saturo di riappacificazioni, anche forzate perché poco credibili, il rovesciamento conclusivo vorrebbe invitare alla riflessione, sebbene i tratti siano quelli di una pubblicità progresso a basso budget. “Shit happens” dicono negli Stati Uniti, qui, in Italia, succede.