Con Tokyo Love Hotel, uscito nelle nostre sale il 30 giugno, il regista giapponese Hiroki Ryuichi riesce a compiere un piccolo miracolo: fare un film tenero sulle vicende che legano la complessa umanità che si incontra tra le mura di un motel a ore. Quel che 
Al centro della vicenda c’è Toru (Sometani Shota) giovane concierge che aspirava ai grandi hotel di lusso ma si è ritrovato a gestire un “hotel dell’amore” nel quartiere a luci rosse di Tokyo. Lo seguiamo per un lungo turno di ben dodici ore, durante le quali dovrà fare i conti con una serie di avvenimenti e rivelazioni inaspettate. Più che semplice cornice, la storia di Toru si amalgama perfettamente a quella degli altri frequentatori e dipendenti dell’hotel: una ragazza coreana che, all’insaputa del suo fidanzato, mette da parte i soldi facendo la escort, un falso talent scout con ben altre mire, ragazze fuggite di casa, amanti clandestini, giovani artiste pronte a scendere a compromessi per la carriera, inaspettate attrici porno e donne delle pulizie braccate dalla legge. Attraverso le loro storie, il loro modo di gestire i rapporti personali, di affrontare il lavoro, la carriera, il denaro, riusciamo a percepire dall’interno dell’albergo il Giappone che sta fuori, quello che in silenzio e senza clamore ancora sta facendo i conti con i danni, fisici ed economici, portati dallo tsunami.
Partendo da uno spunto che è insieme un omaggio e una parodia deviata del classico Grand Hotel con Greta Garbo, Ryuichi sviluppa un film dal tono particolarissimo, dove si passa in un attimo dal riso al pianto e dove si mescolano le diverse anime ed esperienze del regista, che vanno dal softcore al cinema indipendente americano (ha studiato al Sundance, e si vede), da Robert
Pur in modo diverso, parziale e provvisorio, il finale è liberatorio per tutti i protagonisti, pronti a dire addio a ciò che è stato e a iniziare un nuovo capitolo della loro vita, si spera “meravigliosa” come quella del film con Jimmy Stewart che uno dei personaggi sta guardando in tv. Stessa cosa vale per Toru: alla fine della giornata avrà perso il lavoro, la bici, la ragazza e molte illusioni. L’unica cosa guadagnata è un po’di libertà, che porta con sé la speranza di un futuro più libero e “pulito”.