Atteso con gran sospetto dai più appassionati del videogioco, Un film Minecraft arriva al cinema il 3 aprile 2025 ed è un’esplosione di colori ma poca, molto poca creatività.
Iniziamo dal principio: Un film Minecraft era forse il film per eccellenza a poter portare sul grande schermo la qualunque, senza limiti o vincoli, giusto una manciata di regole facilissime, le stesse del gioco creato nel 2011 dallo svedese Markus “Notch” Persson; prima tra tutte ogni cosa è cubica, poi c’è l’inconfondibile stile retrò e pixellato che tutti conoscono, i personaggi (villici, animali, creeper, piglin e enderman) e nessuna missione, d’altronde Minecraft è un sandbox, ossia nessun obiettivo, nessuna storia, ma solo libera creatività del giocatore.
In Un film Minecraft è proprio la creatività che viene meno, il che è buffo se si pensa che l’intero gioco ruota intorno a questo concetto, ma andiamo per gradi.
Tutto è cubico, sì, esclusi i protagonisti umani catapultati nel mondo Minecraft che conservano le loro sembianze rompendo, sin dal primo momento, quel patto non scritto con il giocatore-spettatore; si poteva optare per una “semplice” animazione o uno stop motion che restituisse al pubblico quell’aria retrò del gioco ma, invece, si è scelto un ennesimo live-action, con effetto simil Jumanji (il nuovo non il primo!), con lo stesso Jack Black qui affiancato da Jason Momoa con un look discutibile e due adolescenti che sembrano molto più grandi dei due adulti.

Qualunque cosa sogni di fare, qui la puoi fare
C’è da dire che il regista Jared Hess ha preso alla lettera questa frase del film inserendo nella pellicola un’accozzaglia di gag al limite dello slapstick usando il duo Black-Momoa come fossero due bamboccioni, uno col sogno delle miniere e l’altro rimasto intrappolato in qualche arcade anni ’80.
La storia, che a questo punto c’è perché infranta la regola dei cubi da qui è tutto in discesa, è quella di quattro “avventurieri” Garrett “The Garbage Man” Garrison (Jason Momoa), Henry (Sebastian Eugene Hansen) un piccolo nerd senza amici, sua sorella Natalie (Emma Myers) e l’agente immobiliare Dawn (Danielle Brooks) che, attraverso un portale, vengono catapultati in un altro mondo, l’Overworld. Qui a fargli da cicerone troveranno Steve (il giocatore base di Minecraft), interpretato da un Jack Black tutto gag e fisicità che però non basta a reggere un intero film sulle sue spalle.
I cinque dovranno riuscire a scoprire e proteggere questo mondo dalle minacce dei Piglins comandati dalla perfida Malgosha (nella versione italiana doppiata da Mara Maionchi, con un accento cantilenante che rende tutto ancora più disturbante).
Una storia semplice, la classica missione di salvataggio da parte dei personaggi di turno che s’improvvisano eroi per l’occasione, ma resa snervante dalla velocità di riproduzione, quasi asfissiante, intervallata da continue battute, esplosioni e rumori che spezzano le inquadrature, e tagliano continuamente il filo della narrazione, tanto da sembrare intrappolati nel feed di TikTok di qualche ragazzino con la passione per Momoa. Proprio lui, qui attore e produttore, si è ritagliato in questo film un posto d’onore, forse anche per bilanciare l’esplosività di Jack Black, finendo in una sorta di loop infinito di gag che si rincorrono alla velocità della luce, ma che il più delle volte cadono nel vuoto.
Un film Minecraft: un’occasione sprecata ma adatta ai più piccoli
Tra scenette, missioni, scontri e battutine (in un certo senso la firma del regista Hess) i personaggi scoprono se stessi, i loro punti di forza e le loro unicità.
Un bel messaggio, dopotutto, quello di abbracciare il proprio io, la propria creatività e il nostro modo di essere unici per poter vivere in quello o questo mondo, ma il senso viene completamente seppellito da tutto il resto.
La creatività, ripeto ancora una volta, fulcro del discorso del gioco, non trova il suo doppio nella pellicola stessa che risulta un ennesimo sfruttamento di un grande nome per attirare il pubblico più fedele, per poi rifilargli un divertente film per bambini. E se il target di riferimento è quello dei bambini, o al più le famiglie, Un film Minecraft si rivela una scelta vincente, con un uso smodato della CGI, tantissimi colori, brani confezionati ad hoc, un mondo incredibilmente sfaccettato e immaginario fatto di cubi e animali fantastici volti a stupire il pubblico, ma diciamo che i giocatori della prima ora oggi sono più che adulti e non bastano certo una manciata di battute e qualche cubo per impressionarli, anzi.
Il ricordo del gioco ne risente parecchio e, seppure sarebbe stato quasi impossibile aspettarsi una grafica fedelissima all’originale, inseguire l’effetto pseudo-realistico del live action non fa altro che creare quello strano cortocircuito a metà tra reale e cartoonesco che fa perdere totalmente l’elemento brutalista che fa di Minecraft quello che è.
Detto questo, Un film Minecraft risulta un esperimento un po’ pigro, almeno a livello di trama e di sceneggiatura, passata di mano in mano per dieci anni per poi sfornare una carta carbone dei soliti blockbuster da milioni di dollari; per non parlare dei personaggi femminili che sembrano fungere unicamente da cartonati di loro stessi, poco indagati, poco sfaccettati e utili quasi a nulla, come per l’entrata in campo di Jennifer Coolidge (che strizza l’occhio al pubblico più maturo, che l’apprezza dai tempi di American Pie, ma dice poco o nulla ai più piccoli).
Insomma, un’occasione sprecata se si pensa che si aveva a disposizione un mondo infinito nel quale si poteva davvero creare di tutto, sperimentare con i generi e con la fantasia per creare qualcosa di mai visto prima, o quantomeno una trasposizione da videogioco a film capace di portare i giocatori più nostalgici ad ammirare il loro gioco sul grande schermo e riconoscerlo. Dopotutto, però, questo è solo Un film Minecraft, e non IL film, le possibilità sono infinite e magari qualcuno, più avanti, coglierà l’occasione di accontentare davvero i giocatori più affezionati.