Cabiria magazine

À pied d’oeuvre: essere all’opera per la ricerca della libertà

À PIED D'OEUVRE / Valérie DONZELLI / 2025

Classe 1973, Valérie Donzelli che con il suo film drammatico À pied d’oeuvre partecipa alla sezione in concorso alla 82esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Sinossi

Il famoso fotografo Paul Marquet decide di lasciare il suo lavoro per dedicarsi al mestiere di scrittore. Tutto però ha un prezzo. Se da una parte si sente finalmente libero dalle catene che lo trattenevano, dall’altra il capitalismo schiacciante lo porta a dover lavorare alla giornata per poter sopravvivere nella difficile capitale francese.

À pied d’oeuvre: un grido nel vuoto

Un film produit en France, ma che richiama le migliori tradizioni del neorealismo italiano, tanto sul piano estetico-formale quanto nella narrazione, profondamente permeata da tematiche sociali. Il tutto attraversato, qua e là, da venature di esistenzialismo novecentesco alla Albert Camus.

Donzelli in realtà però, si ispira al romanzo omonimo di Franck Courtès pubblicato nel 2023, ben accettato dalla critica letteraria francese e inquadrato nella parte finale del film. Tuttavia, nonostante ciò, il film non ha fatto entusiasmare il pubblico italiano delle sale veneziane.

Una narrazione lenta e un protagonista che non lascia molto spazio all’empatizzazione. Non si comprendono davvero le sue intenzioni e le relazioni non vengono sviscerate e raccontate davvero. Quasi come nel caso di Noah Baumbach con Jay Kelly, À pied d’oeuvre soffre della stessa piattezza relazionale ed emotiva: possiamo condividere il pensiero di Paul di voler essere liberi e non costretti a otto ore di ufficio al giorno, ma non possiamo capire a fondo la sua fame di precareità, reduce quasi del modo di vivere bohémien.

Un accanimento del voler essere senza vincoli e responsabilità. Un dualismo che però, non essendo approfondito abbastanza, porta dal sognare una vita come la sua e dall’essere d’ispirazione, all’odiarlo a volte. Un film che invece di innalzarlo a essere un eroe comune, lo banalizza un po’ troppo.

D’altro canto è la tematica del venire ascoltati. Ho apprezzato particolarmente il fil rouge che inizia con una sordità totale nei confronti di Paul, per finire con un primo sussurro da parte del figlio, che legge la sua nuova opera. Alla fine, tutti vogliamo essere ascoltati.

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