Cabiria magazine

Carlito’s Way: Il gangster stanco e la redenzione impossibile 

Sembrava non ci potesse essere un’alternativa a Scarface, eppure, la stessa produzione ben 10 anni dopo rimaneggia il genere, per cambiarne il messaggio: Carlito’s Way è il gioiellino di Brian De Palma, di nuovo sul set con il mitico Al Pacino, accompagnato da un incredibile Sean Penn. Tra i capolavori del regista, il film è  basato sui romanzi Carlito’s Way e After Hours del giudice e scrittore Edwin Torres.

Carlito’s Way, di cosa parla il film 

La pellicola comincia dalla fine e ripercorre quello che è stato: Carlito’s Way è ambientato nel 1975 e vede come protagonista Carlito Brigante (Al Pacino), un ex spacciatore che esce dal carcere grazie al suo avvocato e amico Dave Kleinfeld (Sean Penn). Il suo desiderio è quello di mantenersi pulito per rilevare un autonoleggio, trasferirsi ai Caraibi con l’amore della sua vita Gale (Penelope Ann Miller) e fuggire dal suo passato criminale. 

Prima di ciò, deve raccogliere i fondi necessari e, purtroppo, Carlito trova soluzione nelle solite pratiche corrotte: prende in gestione il locale “El Paraiso”, in cui investe anche il suo avvocato, e proprio qui si scontra con il gangster emergente Benny Blanco (John Leguizamo) per problemi di conti non pagati. Benny ha la meglio ma Blanco gli giura che lo ucciderà. Tutto ció succede proprio mentre Carlito sogna di staccarsi totalmente da questo mondo, grazie soprattutto all’incontro con Gale.  

Nel frattempo, il suo avvocato Dave è nei guai con il boss mafioso Tony Taglialucci (Frank Minucci) e Carlito, mosso da un sentimento di riconoscenza, nell’aiutarlo rimane coinvolto, senza volerlo, nel premeditato duplice omicidio del boss e del figlio. Gli uomini del clan tendono poi una trappola all’avvocato, mentre Carlito viene fermato e condotto al commissariato per tentare inutilmente di farlo testimoniare contro l’amico. Da qui in poi, si crea un escalation di eventi e tradimenti che allontaneranno Carlito da quella redenzione che brama fino alla fine. 

Brian De Palma riscrive il gangster movie

Non me la vado certo a cercare io questa merda. È lei che viene da me… io scappo, lei mi insegue.

– Carlito Brigante

Carlito’s Way è la risposta che Brian De Palma dà a se stesso e al successo di Scarface (1983), quasi a ridimensionare le conseguenze e l’impatto del genere gangster nell’immaginario collettivo. 

Il regista si muove, dunque, sia sull’aspetto tematico sia su quello tecnico per veicolare il messaggio – per semplificare – che “chi va con lo zoppo impara a zoppicare”.

Il film, come anticipato, inizia con Carlito in fin di vita in quello che possiamo definire come un prologo in bianco e nero e al rallentatore, mentre il resto della pellicola è tutto un flashback dal tono triste, tranne per qualche eccezione, che serve esclusivamente per spiegare come si arriva alla morte del protagonista. 

De Palma, dunque, impugna la regia con inquadrature ipnotizzanti, piani sequenza costruiti ad hoc e che non devono mai perdere di vista Carlito, a sottolineare come il suo punto di vista sia l’unico da tenere in considerazione. In fondo, stiamo assistendo ad una versione allungata dei suoi ultimi istanti di vita.  

Per quanto riguarda la revisione del genere narrativo, in un paper pubblicato da Tina Hassannia su Spectrum Culture proprio su Carlito’s Way, fuoriesce come la pièce di De Palma esplora la caduta tragica di un uomo costretto in un sistema che lo intrappola, dove perfino i personaggi più insignificanti bramano potere e soldi facili, come il suo cuginetto Guajiro (John Ortiz) o i suoi stessi “amici” Dave e Pachanga (Luis Guzmán). 

Seppur Carlito veda attraverso le bugie delle promesse che fa la vita criminale, non riesce a far ragionare gli altri, anzi i suoi desideri vengono spesso derisi e lo scoprono perfino dalle protezioni dei più fidati, che ora non lo reputano più degno di vivere. 

Lo spettatore, quindi, è di fronte ad una rinnovata narrazione che evita di glorificare questa vita criminale da boss, che non sovverte le convenzioni del genere, ma si serve della moralità di Carlito cui sentimenti buoni sono, purtroppo, mal riposti.

Carlito’s Way, non una semplice tragedia

Carlito’s Way è un noir con protagonista un eroe imperfetto, dove in lui è ben presente la consapevolezza del bene e del male come entità staccate, ma i suoi valori lo portano a seguire amici che poi non si rivelano tali. E nel compiacere tutti, si finisce per sacrificarsi più del dovuto: Carlito, peró, muore con il sorriso, consapevole che Gale sarà una ballerina con i fondi raccolti e che porta in grembo il suo bambino, idee che prendono vita nel mirare il poster “Fuga in Paradiso”.

Per recuperarlo, si può sfogliare il catalogo CHILI e selezionare il doppiaggio italiano dove godere di un bravissimo Giancarlo Giannini e arginare la scarsa rappresentazione dell’accento portoricano nell’originale, una scheggia nella magnifica interpretazione di Al Pacino. 

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