Accadeva nel (non troppo) lontano 2009 che al Festival di Cannes veniva dapprima presentato in anteprima mondiale, poi addirittura premiato con il Grand Prix Speciale della Giuria un lungometraggio destinato a far parlare di sé per molto e molto tempo.
Un lungometraggio che non ha cercato a tutti i costi di stupire lo spettatore con (sovente superflui) virtuosismi registici, ma che, facendo tesoro di quanto realizzato in passato (in Francia, come nel resto del mondo), ha saputo regalare allo spettatore stesso circa due ore e mezza di puro Cinema. Stiamo parlando di Il Profeta, quinto lungometraggio del cineasta francese Jacques Audiard. Ma vediamo nello specifico di cosa stiamo parlando.
Il Profeta: la trama

Il Profeta, dunque, ci racconta per immagini le vicende del giovane Malik El Djebena (impersonato da un ottimo Tahar Rahim), un ragazzo di origini maghrebine che per una serie di motivi non ha mai imparato a leggere e scrivere e che, a seguito di un tentativo di rapina finito male, si trova a scontare una pena detentiva di sei anni.
Un giovane indifeso come lui, però, potrebbe fare davvero una brutta fine in prigione. “Fortuna” vuole, però, che il boss della malavita corsa César Luciani (Niels Arestrup) si accorga di lui e decida di affidargli degli incarichi via via più importanti, sfruttando, in seguito, anche le ore di permesso guadagnate da Malik per buona condotta.
Il ragazzo (che nel frattempo ha anche imparato a leggere grazie al suo amico Ryad – impersonato da Adel Bencherif) diventerà sempre più esperto e abile nei suoi compiti, arrivando addirittura a manipolare le faide tra i malviventi a suo favore e venendo soprannominato “il profeta” grazie alla sua straordinaria capacità di prevedere il corso degli eventi. Come andrà a finire per lui?
In un mondo a sé
Malik, dunque, è un giovane astuto, intelligente e in gamba. Ciò che non ha potuto ricevere durante la sua infanzia e la sua adolescenza (ossia un’adeguata formazione), lo riceve proprio in carcere. In questo singolare mondo di cui continuerà a far parte anche una volta fuori dalle mura carcerarie.
Il carcere, come ogni mondo, come ogni comunità che si rispetti, ha le proprie regole, le proprie missioni, i propri conflitti interni e le proprie contraddizioni. E in questa sorta di “universo a sé stante”, che, come possiamo vedere, non sempre è circoscritto all’interno di quattro mura, ecco che è possibile non solo avere la formazione che è sempre mancata, ma anche trovare sé stessi, il proprio scopo nella vita, la propria morale e la capacità di relazionarsi a un mondo sovente difficile e impietoso.
Trasformazioni
Perfettamente in linea con tutta la filmografia di Jacques Audiard, dunque, anche in Il Profeta troviamo qualcosa in particolare che rende lo stesso cinema del regista di Parigi inconfondibile, ossia quella sorta di “limbo” in cui sembrano fluttuare tutti i suoi protagonisti.
Un limbo all’interno del quale sovente non si sa cosa si voglia realmente dalla vita o, meglio ancora, quale direzione la propria vita stia per prendere. Ed è proprio in questo particolare momento che, solitamente, le storie dei protagonisti di Jacques Audiard prendono il via.
Non importa quale sarà la destinazione finale e se un giorno, finalmente, essi potranno trovare la tanto agognata serenità. Ciò che importa è, in realtà, quel lungo e spesso doloroso processo trasformativo che cambierà le loro sorti per sempre e che svolgerà un ruolo a dir poco decisivo nelle loro stesse vite.
Non un semplice thriller
Come possiamo ben vedere, dunque, Il Profeta, pur facendo tesoro di quanto realizzato in passato (in Francia, così come oltreoceano), non può essere facilmente classificato come un gangster movie postmoderno. O meglio, non solo. L’azione c’è, ma non come ci si aspetterebbe solitamente in un film del genere.
Una profonda indagine psicologica di ognuno dei personaggi, infatti, è ciò che maggiormente caratterizza il presente lungometraggio, regalandoci, al contempo, una buona dose di adrenalina. E nel mixare sapientemente ognuno di questi elementi, la maestria di Jacques Audiard si palesa magnificamente sul grande schermo regalandoci una pellicola destinata a restare nella storia.
Quando si è svolta la prima mondiale di Il Profeta?
Il Profeta di Jacques Audiard è stato presentato in anteprima in concordo al Festival di Cannes 2009, dove si è aggiudicato il Grand Prix Speciale della Giuria.
Di cosa parla Il Profeta?
Accattivante thriller in grado di indagare a fondo la psicologia dei suoi protagonisti, Il Profeta ci racconta le vicende del giovane carcerato Malik (impersonato da Tahar Rahim), che proprio in carcere impara ad affrontare le più difficili sfide che la vita gli presenta.
Quanti premi ha vinto Il Profeta?
Vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2009, Il Profeta ha ricevuto numerosi riconoscimenti in seguito alla sua prima mondiale, tra cui ben nove Premi César (di cui fanno parte anche il Premio al Miglior Film, al Miglior Regista e al Miglior Attore).