“Un film hippie, un inno all’amore vissuto liberamente”, così il regista e attore spagnolo Paco Léon ha definito il suo Kiki e i segreti del sesso, grande successo in patria dove ha guadagnato più di 6 milioni di euro. Dimenticate Nimphomaniac, violenza e morbosi sensi di colpa: il film di Leon, nelle nostre sale dal 
Cinque le storie che si alternano nella vicenda, tracciando un ritratto vivace e rocambolesco di un gruppo di persone comuni alle prese con le loro fantasie: la Dacrifilia per Maria Candela, che scopre di eccitarsi solo quando il marito Antonio piange; Alex deve invece fare i conti con le perversioni “ereditarie” della fidanzata Natalia, che dopo aver sperimentato la Dendrofilia, attrazione sessuale verso gli alberi, è ora preda della Arpaxofilia, eccitarsi quando si viene derubati; Josè Luis, invece, scopre nella Sonnofilia, il sesso con persone addormentate, la possibilità di ritrovare l’intimità perduta con la moglie; Paco e Ana, coppia sposata alle prese con il calo del desiderio, trovano nell’amica Belen e nel poliamore una nuova felicità. Ad aprire e a chiudere il film la vicenda di Sandra, giovane ragazza che è un crogiolo di nevrosi: porta l’apparecchio acustico, è allergica al lattosio, tiene in casa un terribile rettile ed è affetta da Efefilia, si eccita toccando i tessuti, in particolare la seta.
Remake del film australiano The Little Death, adattato dal regista insieme a Fernando Pérez, Kiki è capace di trattare, con tutto il ritmo delle migliori commedie spagnole, un tema solitamente risolto in cupo dramma o in erotismo morboso. Il punto di vista scelto da Leon è invece luminoso, allo stesso tempo irriverente e rassicurante, volutamente semplice ma quasi mai semplicistic