“Un film hippie, un inno all’amore vissuto liberamente”, così il regista e attore spagnolo Paco Léon ha definito il suo Kiki e i segreti del sesso, grande successo in patria dove ha guadagnato più di 6 milioni di euro. Dimenticate Nimphomaniac, violenza e morbosi sensi di colpa: il film di Leon, nelle nostre sale dal Kiki23 giugno, affronta il tema delle fantasie sessuali in maniera serena e ironica, lontano da qualsiasi pregiudizio o da qualsiasi forma di condanna e moralismo. Meglio usare il termine “filia”, dunque, per riferirsi ai “vizietti” dei protagonisti piuttosto che il più comune “perversione”, perché questa seconda parola ha un’accezione negativa lontanissima dal tono e dagli intenti del film.

Cinque le storie che si alternano nella vicenda, tracciando un ritratto vivace e rocambolesco di un gruppo di persone comuni alle prese con le loro fantasie: la Dacrifilia per Maria Candela, che scopre di eccitarsi solo quando il marito Antonio piange; Alex deve invece fare i conti con le perversioni “ereditarie” della fidanzata Natalia, che dopo aver sperimentato la Dendrofilia, attrazione sessuale verso gli alberi, è ora preda della Arpaxofilia, eccitarsi quando si viene derubati; Josè Luis, invece, scopre nella Sonnofilia, il sesso con persone addormentate, la possibilità di ritrovare l’intimità perduta con la moglie; Paco e Ana, coppia sposata alle prese con il calo del desiderio, trovano nell’amica Belen e nel poliamore una nuova felicità. Ad aprire e a chiudere il film la vicenda di Sandra, giovane ragazza che è un crogiolo di nevrosi: porta l’apparecchio acustico, è allergica al lattosio, tiene in casa un terribile rettile ed è affetta da Efefilia, si eccita toccando i tessuti, in particolare la seta.

Remake del film australiano The Little Death, adattato dal regista insieme a Fernando Pérez, Kiki è capace di trattare, con tutto il ritmo delle migliori commedie spagnole, un tema solitamente risolto in cupo dramma o in erotismo morboso. Il punto di vista scelto da Leon è invece luminoso, allo stesso tempo irriverente e rassicurante, volutamente semplice ma quasi mai semplicisticKiki 3o. Servita da una affiatata squadra di attori, tra cui lo stesso regista, questa commedia, con il suo approccio leggero e spensierato, si trasforma in un elogio della diversità che invoglia ad accettare le proprie pulsioni e a viverle serenamente, senza troppo interrogarsi su cosa sia normale e cosa no; perché, come tiene a precisare il regista, “ci sono tante sessualità diverse quanti individui, tanti individui quante diverse sessualità”. Non a caso l’incontro che chiude il film è quello tra due persone sorde: un amore fatto di sguardi e di gesti, dove l’istinto e l’attrazione contano più del pensiero razionale.

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