Un eroe – il confine tra verità e reputazione
Asghar Farhadi racconta un viaggio morale in cui ogni scelta ridisegna l’orizzonte dell’uomo Per Rahim (Amir Jadidi), protagonista di Un eroe, la vita è ormai un susseguirsi di sconfitte. Un debito impossibile da saldare, nato da un affare finito male, lo ha condotto in carcere....
Verso l’orizzonte
Perché il cinema continua a inseguire ciò che si trova oltre il confine dello sguardo L’orizzonte come promessa Ogni inquadratura è, prima di tutto, una promessa. Non soltanto perché mostra qualcosa, ma soprattutto perché suggerisce l’esistenza di ciò che resta fuori campo. Il cinema vive...
Cento Marilyn Monroe: perché continuiamo a parlarne?
Come Marilyn Monroe è diventata molto più di una semplice diva hollywoodiana C’è qualcosa di profondamente irrisolto nel volto di Marilyn Monroe. Nonostante il tempo, la proliferazione di immagini, la saturazione iconografica e l’industria della nostalgia, Marilyn continua a sfuggire. Ogni generazione prova a possederla:...
Il male nel cinema francese: dal polar classico al thriller contemporaneo
Come il crimine diventa specchio della società e della borghesia nel cinema francese Il cinema francese ha sempre guardato il crimine non come semplice detonatore narrativo, ma come forma morale attraverso cui interrogare la società. A differenza del gangster movie americano — spesso costruito sull’ascesa,...
Friends: l’appartamento come comfort narrativo
Sitcom e ritualità: lo spazio domestico come luogo di identità collettiva L’interno come promessa di ritorno In ogni episodio di Friends, l’appartamento non è semplicemente un ambiente: è una promessa. Tornarci significa ritrovare un ordine, un equilibrio precario ma rassicurante, una comunità che resiste alle...
Le mura che raccontano: perché la casa è il vero grande set del cinema
Dall’intimità borghese all’incubo domestico, lo spazio abitato come macchina narrativa, emotiva e ideologica Nel cinema, la casa non è mai solo un luogo: è una grammatica. Un sistema di segni che organizza lo spazio, determina i movimenti dei corpi e condiziona lo sguardo dello spettatore....
Jeanne Dielman, 23 quai du Commerce, 1080 Bruxelles: la maternità come routineIl tempo come materia: tre ore di vita domestica
Il tempo come materia: tre ore di vita domestica Con Jeanne Dielman, 23 quai du Commerce, 1080 Bruxelles, Chantal Akerman sottrae la madre alla psicologia e la restituisce al tempo. Non c’è introspezione dichiarata, non c’è trauma esplicitato, non c’è musica che orienti l’emozione. C’è...
Antichrist di Lars von Trier: attraversare il trauma
Quando il cinema porta la maternità oltre ogni soglia Con Antichrist, Lars von Trier non rappresenta il trauma: lo mette in scena come dispositivo cinematografico. Il prologo in bianco e nero, rallentato fino all’estasi e accompagnato da Händel, è già un manifesto estetico. L’eros e...
Maternità senza cornici
Il cinema asiatico e l’altro volto della madre Nel discorso occidentale la madre è spesso icona: corpo sacrificale, principio d’ordine, promessa di salvezza. Il cinema asiatico, invece, ne scardina la cornice. La madre non è mito rassicurante ma figura mobile, attraversata da storia, politica, desiderio...
Lezioni di piano di Jane Campion: il gesto prima del ruolo
Corpo, silenzio e maternità come scelta Nel cinema di Jane Campion, il gesto precede sempre il ruolo. In Lezioni di piano (The Piano – 1993) la parola è sospesa, amputata, rinviata; resta il corpo come luogo primario di enunciazione. Ada (Holly Hunter), muta per scelta,...
