Jeanne Dielman, 23 quai du Commerce, 1080 Bruxelles: la maternità come routineIl tempo come materia: tre ore di vita domestica
Il tempo come materia: tre ore di vita domestica Con Jeanne Dielman, 23 quai du Commerce, 1080 Bruxelles, Chantal Akerman sottrae la madre alla psicologia e la restituisce al tempo. Non c’è introspezione dichiarata, non c’è trauma esplicitato, non c’è musica che orienti l’emozione. C’è...
Antichrist di Lars von Trier: attraversare il trauma
Quando il cinema porta la maternità oltre ogni soglia Con Antichrist, Lars von Trier non rappresenta il trauma: lo mette in scena come dispositivo cinematografico. Il prologo in bianco e nero, rallentato fino all’estasi e accompagnato da Händel, è già un manifesto estetico. L’eros e...
Maternità senza cornici
Il cinema asiatico e l’altro volto della madre Nel discorso occidentale la madre è spesso icona: corpo sacrificale, principio d’ordine, promessa di salvezza. Il cinema asiatico, invece, ne scardina la cornice. La madre non è mito rassicurante ma figura mobile, attraversata da storia, politica, desiderio...
Lezioni di piano di Jane Campion: il gesto prima del ruolo
Corpo, silenzio e maternità come scelta Nel cinema di Jane Campion, il gesto precede sempre il ruolo. In Lezioni di piano (The Piano – 1993) la parola è sospesa, amputata, rinviata; resta il corpo come luogo primario di enunciazione. Ada (Holly Hunter), muta per scelta,...
The Babadook: il mostro come linguaggio
Depressione, lutto e maternità raccontati attraverso l’orrore Con The Babadook, la regista australiana Jennifer Kent compie un gesto radicale: sottrae l’horror al puro meccanismo dello spavento e lo restituisce alla sua dimensione originaria, quella di forma simbolica del trauma. Non c’è mostro senza perdita. Non...
Madri senza mito
Perché raccontare la maternità senza consolazione Nel cinema classico la madre è stata a lungo una figura mitologica: santa o martire, sacrificata o onnipotente, comunque sempre inscritta dentro una narrazione che ne legittimasse il dolore attraverso la nobiltà del sacrificio. Una figura verticale, quasi teologica....
La La Land: l’estetica del nulla travestita da cinema
Ovvero: come trasformare il musical in un gadget emozionale per adulti nostalgici. La La Land è uno di quei film che chiedono continuamente allo spettatore di notarli. Non di entrarci, non di abitarli, ma di riconoscerne i segni: il formato largo, i colori saturi, il...
500 giorni insieme: la decostruzione della favola romantica
Amore e narrazione: come il film smonta aspettative e miti contemporanei Parlare di 500 giorni insieme (Marc Webb, 2009) significa affrontare uno dei rari casi in cui il cinema romantico contemporaneo decide di rivolgere l’analisi non tanto all’amore, quanto allo sguardo che lo costruisce. Il...
Aurora di Friedrich Wilhelm Murnau: l’amore come principio formale del cinema
Per una teoria sentimentale dell’immagine classica Scrivere oggi di Aurora significa interrogare il cinema nel suo momento di massima innocenza e, insieme, di massima consapevolezza. Aurora non è soltanto un capolavoro del muto: è il punto in cui il cinema prende coscienza di sé come...
Il cinema asiatico e l’impossibilità del nuovo inizio
La Corea del Sud: immobilità, colpa e falsa scelta Nel cinema sudcoreano contemporaneo, il mito del nuovo inizio non viene semplicemente messo in crisi: viene smontato dall’interno. Qui la ripartenza non è mai un gesto liberatorio, ma una costruzione ideologica che il film si incarica...
