Tratto dall’omonimo romanzo di Jeanne Ryan, Nerve, diretto da Ariel Schulman e Henry Joost affronta l’attualissimo tema dell’influenza dei social network -più in generale di internet- sugli adolescenti chini a guardare lo schermo dello smartphone o il monitor di un computer.
L’idea di partenza di portare all’estremo le conseguenze dell’assuefazione da social di Nerve è attuale e molto interessante (il caso Blu Wale). Lo sviluppo è affidato a un montaggio davvero ben ritmato che però nell’ultima parte del film, dove la vicenda si concretizza e si avvia alla risoluzione, rallenta per dare spazio ai dialoghi moraleggianti di Vee e le superflue dissertazioni di Ian. Il finale, forse anche per la noia data dai minuti precedenti, è troppo sommario e l’introduzione del deus ex machina sembra una scorciatoia imboccata frettolosamente.
L’incipit di Nerve cattura facilmente, il personaggio principale è presentato come se fosse un avvenente tenebroso con un perfido lato oscuro e alcune sequenze, come l’inseguimento in moto, sembrano essere i presupposti per un truculento e perverso splatter che purtroppo esplica la tensione promessa solo nella camminata su una scala a pioli tra due palazzi.
Nerve è un pessimo trhiller perché viene meno alle buone premesse create ad arte e, al tempo stesso, un teen-movie ben fatto che non si lascia sfuggire nessuno degli ingredienti del genere, neanche la morale educativa, offrendo uno spunto per riflettere sulla tematica della deresponsabilizzazione dell’utente, che osserva e premia con un like l’esibizionismo di alcuni iscritti, appagando così il suo voyeurismo e la sua sete di immagini shoccanti

