Per rifarci alla famosa canzone di Lucio Battisti possiamo dire che anche il cinema ama molto viaggiare, soprattutto nel tempo. Al lungo elenco di film dedicati alle dislocazioni spazio-temporali, effettuate con o senza la prodigiosa macchina del tempo immaginata da Wells nel suo celebre romanzo, si aggiunge adesso Predestination, il film dei fratelli australiani Michael e Peter Spiering in uscita nelle sale. Si tratta di un’opera che declina il genere tra noir e fantascienza con una indubbia perizia narrativa e figurativa nell’intrecciare i vari piani temporali del racconto in un percorso labirintico fatto di salti anacronici che purtuttavia non fa smarrire lo spettatore in gratuite deviazioni ( è la storia di un agente della polizia temporale che torna indietro negli anni per sventare un terribile attentato terroristico). Rispetto a precedenti illustri come Ritorno al futuro o L’esercito delle 12 scimmie o Terminator il film abbandona il semplice gioco dei paradossi temporali per puntare a una riflessione sull’identità
Dall’alto al basso, in questi giorni anche dalla commedia italiana ci giunge una variazione leggera del tema ad opera dei prolifici fratelli Vanzina con il loro semiserio Torno indietro e cambio vita dove la nostalgia e la malinconia accompagnano il ritorno a una forse più felice stagione della nostra vita ( sicuramente a quella dei registi romani) .Dunque,in forma di dramma o di commedia, di noir o di thriller i viaggi nel tempo continuano ad affascinare il cinema e il suo immaginario. Il fenomeno non deve sorprendere perché con i suoi flash-back e flash-forward il cinema sul piano narrativo è stato da sempre esso stesso una prodigiosa macchina del tempo.
