Cabiria magazine

The Frog di Simone Paggetti: il passato ritorna

Le rane e l’infanzia spezzata di Tommaso

“Le rane sono esseri che fanno schifo a tutti, ma che, in realtà, non fanno male a nessuno”.

Proprio le rane, di fatto, sono da sempre state le uniche, vere amiche del piccolo Tommaso (impersonato da Marco Fiore), protagonista di The Frog, cortometraggio di diploma dell’allievo dell’IFA Scuola di Cinema di Pescara Simone Paggetti.

Tommaso, dunque, è un bambino solitario. Spesso insultato dai suoi compagni di classe, ha frequenti attacchi d’ira, ma sembra trovare consolazione solo nei pomeriggi in solitaria presso un lago vicino casa sua, sull’Appennino abruzzese.

Un giorno, tuttavia, le cose prendono improvvisamente una piega inaspettata. La madre del bambino muore, e il suo corpo viene ritrovato proprio vicino al lago. Cosa sarà mai successo? E, soprattutto, riuscirà davvero il nostro Tommaso, una volta adulto, a dimenticare e a superare quanto accaduto?

Il ritorno a casa e il peso dei ricordi

The Frog, dunque, gioca proprio sui ricordi e sulle percezioni del protagonista, che, tornato a casa sua dopo molti anni (e impersonato per l’occasione da Antonio D’Emilio) è intenzionato a vendere la sua vecchia abitazione (divenuta un albergo). Sarà anche l’incontro con Aurora (Giulia Galassi), la sua unica amica d’infanzia, rimasta ad abitare nel loro paese natale, ad aiutarlo a ricordare (e rivivere) momenti essenziali del suo passato e del terribile incidente che ha provocato la morte di sua madre. Potrà mai esserci una possibilità di salvezza e di redenzione? E, soprattutto, cosa sarà mai successo quel fatidico giorno?

Tutto ci viene mostrato esclusivamente dal punto di vista del protagonista. Passato e presente si incontrano, si scontrano, si confondono in un riuscito crescendo di tensione, al punto che nemmeno noi sappiamo dove finisca l’immaginazione (e i ricordi) e dove inizi la realtà. Com’è morta la madre di Tommaso? Con The Frog, Simone Paggetti non vuole darci una risposta a tutti i costi, ma, al contrario, lascia allo spettatore la grande (e preziosa) libertà di poter trarre le proprie conclusioni.

Un albergo isolato e un dramma intimo tra thriller e horror

Ciò che maggiormente colpisce durante la visione di The Frog, dunque, sono proprio i continui flashback (spesso e volentieri mostratici tramite un filmato girato durante un interrogatorio da parte della polizia) che ben si armonizzano con i momenti di riflessione (e di crisi) vissuti dal protagonista all’interno delle stanze d’albergo ormai vuote. E, a tal proposito, proprio la scelta di ambientare buona parte del presente cortometraggio in un albergo si è rivelata particolarmente azzeccata, dato l’indubbio appeal che tale location ha esercitato e continua a esercitare da anni sull’immaginario collettivo (e non solo grazie al maestro Stanley Kubrick, s’intende).

Un albergo semi isolato e l’Appennino abruzzese, dunque, fanno da ambientazione perfetta per un dramma estremamente intimo e personale dalle gradite venature del thriller e dell’horror e che, nel suo insieme, sta a rivelare anche una spiccata maturità registica, in grado di giocare con le emozioni dello spettatore, evitando sapientemente ogni cliché e ogni retorica. Già, perché, di fatto, con questo interessante The Frog, Simone Paggetti ha saputo fare tesoro di quanto realizzato in passato, dando vita, al contempo, a una piccola e preziosa opera che vanta innanzitutto una ben marcata personalità. E chissà quante altre belle sorprese ci regalerà in futuro!

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