Tante volte ci sarà capitato di fare a un amico la domanda “Ti ricordi quel film?” e questo in cerca di una conferma alla nostra memoria di spettatori attivata da una circostanza della vita tale da evocare una scena vista in questo o quel film. Mai, invece, abbiamo chiesto a qualcuno se ricordasse quel particolare dramma visto a teatro o quel romanzo letto anni prima.
La cosa si spiega con il fatto che il cinema è una esperienza che va condivisa, una esperienza che implica il confronto alla pari tra diversi punti vista sull’opera vista insieme ad altri, tanto se si tratta di comuni spettatori quanto se a dire la loro sono agguerriti cinefili. All’uscita dal cinema a volte non ci scopriamo del tutto circa le nostre impressioni per non rivelare quello che nel film ha toccato solo noi e magari ha lasciato indifferenti gli altri. Di fatto molte scene le serbiamo nella memoria in attesa di una circostanza in cui esse ci possono aiutare a chiarire con stile una situazione poco piacevole.

Cinema e vita si sovrappongono in un gioco di specchi senza fine, un gioco che nel corso del tempo, come dice il filosofo Paul Ricoeur, ridisegna la nostra vita. Ricordare con qualcuno un film visto insieme anni prima vuol dire anche mettere a confronto quello che eravamo e quello che siamo. Nella coesistenza di vita reale e vita immaginata forse noi tutti non siamo altro che i protagonisti in un film dal finale imperscrutabile il cui regista è Dio.