Cabiria magazine

I diabolici : trama, spiegazione e analisi del thriller di Clouzot

Uno dei film più inquietanti del cinema francese tra inganno, tensione e colpo di scena finale

Liberamente tratto dal romanzo Celle qui n’était plus di Boileau e Narcejac, I diabolici, di Henri-Georges Clouzot, è uno di quei titoli che è impossibile non citare quando si parla di thriller; Capolavoro del cinema francese e apripista per un genere cinematografico, che al suo interno ne contiene altri mille, è da questa pellicola, del 1955, che i registi successivi pescheranno a piene mani tra tensione, suspense e inganni… un nome? Alfred Hitchcock per il suo Psyco.

I diabolici è un film che inganna, lo fa con i suoi protagonisti e con il suo pubblico, Clouzot gioca con lo spettatore, lo rende partecipe dell’intrigo e poi gli toglie ogni certezza, lo rende suo complice e poi lo sorprende, in un soffocante bianco e nero che nasconde corpi e intenzioni per poi far riemergere tutto. Ma il gioco funziona a una condizione, è lo stesso regista a dirlo:

Non siate diabolici! non distruggete l’interesse che i vostri amici potrebbero nutrire per questo film. Non raccontate loro quello che avete visto. Grazie per loro.

I diabolici: trama del film

Parlare della trama de I diabolici non è cosa da poco, soprattutto se si tiene a mente il monito sopracitato che, con un linguaggio assai più forbito, scongiurava ogni possibile spoiler.
Ad ogni modo, la storia inizia in un chiassoso collegio dove Christine, (Véra Clouzot) insegnante nonchè proprietaria della struttura, è totalmente soggiogata dal dispotico marito Michel, (Paul Meurisse) direttore avido e burbero.

A sottolineare il ruolo subalterno e claustrofobicamente inferiore di Christine c’è anche Nicole (Simone Signoret) insegnante e amante dichiarata di Michel. Christine è sottomessa, maltrattata e schiaffeggiata dal marito ma non alza la testa, è una donna minuta e malata di cuore che sembra aver accettato questo suo ruolo di martire, almeno finché Nicole non le propone di uccidere Michel.

Da qui il dramma diventa un thriller, con le due donne che architettano un piano per liberarsi, entrambe, di quell’uomo detestabile, drogandolo e poi affogandolo nella vasca. Il corpo sarà poi ritrovato nella piscina del collegio, o almeno così doveva andare perché ora il cadavere è sparito e nessuno ha idea di che fine abbia fatto. E allora Clouzot sterza ancora, la narrazione si fa più cupa, quasi horror, con vestiti che scompaiono e riappaiono e un alunno che giura di aver visto il burbero direttore; è la sua anima che torna a tormentare le donne o c’è dell’altro? Se continuassi sarei diabolica cit.

L’inganno nell’inganno

Ne I diabolici nulla è come sembra, tutto è distorto, celato, simulato, il collegio sembra un vecchio palazzo infestato, i bambini fanno da rumore di sottofondo ad una storia che si carica di tensione ad ogni inquadratura…e questo il regista lo sa e non concede allo spettatore neanche un attimo di respiro.

Niente stacchi, niente flashback, niente distensione, la narrazione corre lungo dei binari tortuosi ma mai interrotti, tra stanze buie, volti increduli e il debole cuore della protagonista che sembra perdere battiti ad ogni passo. Non c’è scampo per Christine, assoggettata dal marito e poi dall’amante di lui, costretta, anche dallo stesso regista, in inquadrature in cui chiunque sembra sovrastarla, schiacciarla, manipolarla; quella che doveva essere la sua via di fuga da una vita miserabile finisce per diventare il suo incubo, tra presenze e immagini terrificanti, paura di essere scoperta o di scoprire di peggio; e quando la pellicola sembrava aver raggiunto il suo assestamento il regista, in pieno rispetto de I diabolici del titolo, trascina in scena il commissario Fichet, (Charles Vanel) teoricamente arrivato in soccorso delle due donne per risolvere il mistero dell’uomo scomparso ma, praticamente, piazzato sullo schermo come ulteriore senso di agitazione e soffocamento della protagonista.

I diabolici: come si crea un genere

I diabolici, quindi, gioca con l’inganno, con le pieghe dei segreti in cui si nasconde una verità che si rivelerà solo nel colpo di scena finale, un intrigo nell’intrigo, un ulteriore livello di narrazione che, certo visto con gli occhi di oggi potrebbe trovare il pubblico già pronto, ma negli anni ’50 era roba da far saltare sulla sedia.

L’annegamento, gli occhi rivolti all’indietro, l’acqua torbida della piscina che nasconde, presenze che appaiono dietro gli scuri finestroni di quel collegio decadente: tutto concorre a restituire al pubblico le sensazioni della protagonista, quel senso di costrizione e impossibilità di fuga da una situazione che sembra sprofondare nell’oscurità. I diabolici detta regole del thriller (mescolato con noir e horror), giocando con luci e ombre, togliendo e aggiungendo, tra inquadrature che sembrano scavare negli occhi dei personaggi, nei loro pensieri, nei loro detti e non detti.

Clouzot, dopo Il Corvo, che gli era costato non pochi problemi, torna al cinema con questa pellicola che riscrive la trama dell’angoscia cinematografica, senza colonna sonora (o meglio dura appena 2 minuti), senza colori, solo con una narrazione solida e serrata che parte da un romanzo per prendere una strada completamente nuova, quella del cinema, quella che gioca con immagini e sensazioni per stupire il pubblico e tutti i cineasti che verranno.

FAQ

Di cosa parla I diabolici?

Film del 1955, del regista francese Henri-Georges Clouzot, I diabolici è una pellicola da vedere e rivedere per gli amanti del thriller/noir; è un dramma che si fa intrigo tra tensione angosciante e horror sussurrato.

Perché vederlo?

Vale la pena vederlo per capire da dove nasce la suspense e l’effetto sorpresa, per vedere la scena del bagno che ha influenzato Psyco di Hitchcock e per scoprire la verità dietro la verità.

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