Mostrare la Shoah attraverso la settima arte ha sempre costituito una sfida non indifferente per chi si è cimentato nell’impresa di rappresentare il non filmabile. Da Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin fino a Il Figlio di Saul di László Nemes, vincitore del premio Oscar come miglior opera straniera nel 2016, innumerevoli macro e microcosmi incentrati sulla persecuzione degli ebrei hanno agevolato la percezione della tragedia anche in coloro che non hanno visto con i propri occhi le atrocità commesse durante la Seconda Guerra Mondiale. La Signora dello Zoo di Varsavia, tratto dal libro “Gli ebrei dello zoo di Varsavia” di Diane Ackerman, mira a trasporre sul grande schermo alcune significative pagine di storia del Novecento, ma non riesce a emergere dall’ombra dell’Olocausto.
Il 1 settembre 1939 l’esercito tedesco, guidato da Adolf Hitler, bombarda Varsavia, inaugurando l’invasione della Polonia da parte del Terzo Reich. Jan Zabinski (Johan Heldenbergh) e Antonina Zabinska (Jessica Chastain),
Con La Signora dello Zoo di Varsavia la regista neozelandese Niki Caro sceglie di raccontare la vera storia di un uomo e di
Il complesso di gabbie, recinti e labirinti sotterranei dello zoo rappresenta chiaramente la metafora di un limbo temporaneo che divide i rifugiati tra l’inferno della prigionia e il paradiso della libertà, ma la sceneggiatura curata da Angela Workman non riesce a sfruttare a dovere gli unici spunti interessanti. Il rapporto tra i protagonisti è superficiale, privo di sfumature e a tratti prevedibile, difetti che contribuiscono a rendere facilmente dimenticabili le performance attoriali, fatta eccezione per l’interpretazione di Brühl, il cui personaggio è accecato dall’odio/amore nei confronti di Antonina e dall’idea di riportare in vita una specie estinta. La Signora dello Zoo di Varsavia è un ulteriore tassello pedagogico sulla sacrosanta importanza del rispetto per l’uomo (e per gli animali), ma si tratta di un frammento che non riesce né a incastrarsi perfettamente né tantomeno a completare il puzzle, aggiungendosi alle altre migliaia che lo compongono.

