Cabiria magazine

Lui semplicemente io, un progetto scolastico al Biografilm Festival

“Racconta la mia storia e racconterai la tua e per essere te stesso prova a essere me.”

Lui semplicemente io

Lui semplicemente io è uno pseudo-documentario di 55 minuti frutto di un progetto corale degli studenti dell’Istituto Tecnico “G. Salvemini” di Casalecchio di Reno, guidati dal regista ed ex studente dello stesso istituto Matteo Parisini.

L’incontro tra cinema e scuola è sempre un’opportunità da celebrare, ancor di più quando ci sono risultati simili: seppur sia una produzione giustamente acerba e girata con pochi mezzi, scrivere di sé è un atto di coraggio non indifferente. E in questa loro ricostruzione, i ragazzi riescono a svelare i propri disagi, dolori e pensieri. 

Lui semplicemente io: di che parla il mediometraggio

Lui semplicemente io racconta di una classe che, dopo uno scherzo stupido con conseguenze più serie del previsto, si interfaccia con i vari professori.
La professoressa di italiano, seppur delusa, è l’unica a non essere interessata a trovare il responsabile per punirlo e lancia ai ragazzi una sorta di sfida con se stessi, assegnando loro un tema: “Qual è la parte più bella di voi?”

Tra incomprensioni, apparenze, sensibilità e bellezza, i ragazzi dell’ITE Salvemini di Casalecchio di Reno mettono in scena i tentativi di comunicare con un mondo adulto e tra di loro, a volte riuscendoci e a volte fallendo.  

L’importanza della media education nella narrazione dell’adolescenza

Nonostante l’inesperienza attoriale e di scrittura del soggetto, Lui semplicemente io è un lavoro ben fatto anche solo per come rende partecipe lo spettatore, facendolo arrabbiare o ricordare situazioni vissute a scuola. Gli studenti sono stati molto chiari in quello che volevano comunicare nei loro dialoghi, nei loro litigi e nei loro sguardi bassi. 

L’aspetto interessante della storia è ciò che viene svelato nel titolo: Lui semplicemente io è composto dalle storie individuali dei ragazzi della classe, ma ognuno recita il tema di qualcun altro. Ciò, oltre a garantire una certa privacy, è un elemento fortemente educativo poiché allena l’intelligenza emotiva, una capacità che viene spesso a mancare tra le punizioni e un sistema scolastico non cucito sul corpo di tutti. 

Le punizioni o le inquisizioni non sono le giuste misure per parlare con gli adolescenti e spesso non vengono davvero accolte. Non è un caso, infatti, che gli adulti della storia siano sempre voci fuori campo, tranne nel caso della professoressa di lettere. 

“I ragazzi sono un po’ isolati, oltre le singole problematiche c’è una sorta di muro che loro creano con gli adulti.”

Matteo Parisini al Biografilm Festival

Ricordando questa scelta stilistica, durante la conferenza al Biografilm Festival, Matteo Parisini racconta come ciò che unisce i ragazzi è la difficoltà che hanno con il mondo degli adulti e la relazione che hanno con loro e che difficilmente si sentono davvero ascoltati.

Il regista aggiunge che, sebbene il progetto sia concluso, sarebbe decisamente utile continuare su questa scia per andare un po’ più in profondità e ottenere fiducia dagli studenti per altri percorsi come questo.

Lui semplicemente io entra di diritto nell’universo della media education, dove si cerca di insegnare i media, per i media e con i media: brevemente, il cinema come qualsiasi altro mezzo di comunicazione non è solo qualcosa da studiare per capirne le conseguenze, per idolatrarlo o demonizzarlo, ma è soprattutto uno strumento creativo da utilizzare per esprimersi. In fondo, risulta spesso imbarazzante o inadeguato quando si sente parlare di adolescenza da chi ormai non lo è più, per questo è qualcosa di prezioso lasciare che i ragazzi si raccontano senza intermediazione adulta utilizzando tutto ciò che può offrire uno mezzo come il cellulare o una penna. 

E nell’ottica di un nuovo modo di educare e formare, non resta che augurare a Matteo Parisini di riuscire nel suo intento di proseguire con questo progetto in questo istituto e nelle altre scuole. 

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