Quando il pensiero diventa un’arma contro sé stessi
Nichilista, a tratti fastidiosa e sicuramente disfattista, Naked è la quarta opera del regista e sceneggiatore britannico Mike Leigh.
Uscito nel ‘93, il film vince a Cannes il premio per la migliore regia, mentre l’attore protagonista David Thewlis ottiene il premio per la migliore interpretazione maschile. Da quel momento nell’immensa costellazione cinema, c’è un posto tutto per questa pellicola che ha introiettato un malessere generazionale con strascichi attuali.
Naked, la sinossi

Una Londra dai toni poco vividi di inizio anni ‘90 fa da sfondo alla vita agitata di Johnny (David Thewlis), che prima vediamo in una strada di Manchester intento ad avere un rapporto con una donna che ben presto si rivela una violenza. Rubando una macchina, fugge verso la capitale e si reca dalla sua ex Louise (Lesley Sharp). Trova, peró, solo la coinquilina Sophie (Katrin Cartlidge), con la quale si accoppia praticamente subito.
La storia prosegue con un susseguirsi di incontri, come Archie (Ewen Bremner), un ragazzo sotto influenza di sostanze che cerca una ragazza di nome Maggie e Brian (Peter Wright), un ottimista guardiano notturno.
Nel frattempo, a casa di Louise e Sophie c’è anche Jeremy (Greg Cruttwell), il viscido proprietario di casa che violenta Sophie e, successivamente, fa ritorno anche la terza coinquilina dal suo viaggio in Africa, l’infermiera Sondra (Claire Skinner).
L’intellettualismo non è sinonimo di intelligenza
Johnny non è il tipico protagonista e non è nemmeno un antieroe. Se si va al di là del fascino da personaggio maledetto, non si vede altro che un guscio d’uomo, spregevole e vigliacco, che rigurgita mere scuse per comportarsi, banalmente, male.
Johnny, dunque, si fa simbolo di un tipo di atteggiamento che il regista e sceneggiatore Mike Leigh vuole subito mettere in luce, dalla prima scena del vicolo: lo spettatore deve capire sin da subito che non c’è niente di buono in Johnny.
Non a caso, la critica lo paragona ad un altro personaggio disturbato del cinema britannico, ovvero Alex DeLarge di Arancia Meccanica.
A differenza di quest’ultimo, Johnny è insicuro, vulnerabile e non completamente amorale, come si può notare dalla sua scelta finale di semplicemente andarsene via. Alla fine, il suo pseudo intellettualismo reca la maggior parte dei danni a se stesso, perché agli altri rimane ancora un po’ di speranza, mentre lui vagabonda verso la risoluzione della sua vita inutile, vita che si è costruito, o meglio distrutto, con le sue stesse mani, crogiolato dai suoi stessi sproloqui fintamente profondi.
Di profondo, infatti, c’è solo ipocrisia: Johnny si riempe la bocca di discorsi sull’apocalisse, su come la società sia allo sbaraglio, solo per perdersi nei peggiori istinti primordiali, truffando, offendendo, minacciando il prossimo. Ma questo atteggiamento ha le sue crepe, sicuramente quando si specchia nel dolore di Sophie, appena stuprata da Jeremy, ma soprattutto durante l’incontro con Brian, custode di un edificio aziendale che Johnny definisce “una camera a gas postmodernista”.
Johnny crede di avere avanti un autoritario infatuato dal potere, invece si rivela una persona gentile che gli offre una mentina, un gesto che confonde Johnny e la sua visione nichilista del mondo.
Naked, perché quest’opera è ancora attuale
“Ti odiano se sei sveglia. Ti odiano se sei stupida. Non sanno cosa vogliono.”
Sophie in Naked
In Naked ad avere la peggio sono sempre le donne ed è questo che rende attuale il film a distanza di oltre trent’anni. Tra le osservazioni piccate e a tratti sarcastiche di Johnny, emergono i suoi lati abusivi nei confronti delle donne che lo incontrano, che non riescono mai ad decentrare gli uomini della loro vita e gli imbrogli che si portano dietro. Sono donne intelligenti, ma sempre passive e facilmente manipolabili.
L’unico modo in cui si possono liberare dal fallico fardello è solo se l’uomo sceglie di andarsene, proprio come fa Johnny. La speranza, dunque, è sperare che la volontà egoistica dell’uomo combaci con l’essere lasciate in pace, seppur con le conseguenze e con le mancanze da rimediare.
Perché vedere Naked
Naked merita visione per il processo creativo del regista Mike Leigh, che combina improvvisazione e attenzione ai dettagli. Infatti, le scenografie non sono mai ricostruite, ma location reali.
Questo film, dunque, è un’opera realistica creata permettendo agli attori di vivere i personaggi per mesi e renderli tridimensionali.
In una video intervista al regista su Vanity Fair, infatti, Mike Leigh racconta di come dà il giusto tempo agli attori per provare i panni del ruolo il più a lungo possibile, in modo che sempri tutto il più reale possibile. Ad esempio, la discussione tra Johnny e la guardia Brian è il riassunto di oltre 8 ore di conversazione improvvisata tra i due attori.
L’improvvisazione, così facendo, viene indirizzata, ma dà modo al cast e ai tecnici di sfruttare dei colpi di genio.
FAQ – Domande frequenti su Naked
Perché il titolo “Naked” (Nudo)?
La pellicola mette a nudo non solo fisicamente, ma emotivamente i personaggi nelle loro paure, disperazioni e contraddizioni. Johnny, in particolare, viene spogliato man mano che il film va avanti di questa allure presuntuosa da “so tutto io”, finendo per mostrare davvero la persona che è.
Cosa rende così unico il look di Naked?
Il direttore della fotografia Dick Pope spiega di aver utilizzato il processo “Bleach Bypass” per ottenere la granulosità desaturizzata del film, che spinge Londra, sia negli spazi interni sia in quelli esterni, in una dimensione purgatoriale, incapace di vedere colori e dunque di provare speranza. È l’estetica perfetta per la psiche di Johnny, che racconta il mondo e la sua fine a modo suo.
Dove si puó vedere Naked?
Naked è ufficialmente un film da physical media, almeno in Italia. Non ci sono piattaforme streaming dove è disponibile ( a meno che non abbiate una VPN), ma cercando online è possibile trovare il DVD. Il consiglio è quello di spulciare anche i mercatini e di approfondire la pellicola con le interviste fatte ai protagonisti e al regista.
Quali sono gli altri film di Mike Leigh da recuperare?
Mike Leigh dà il meglio nelle tragicommedie, un genere che non invecchia mai, capace di parlare delle più torbide emozioni con un linguaggio comprensibile a tutti. Tra i vari titoli del regista, ci sono Belle speranze, Segreti e bugie, Topsy-Turvy – Sottosopra, Il segreto di Vera Drake e il più recente Scomode Verità.