Oceania: una nuova principessa Disney tra mito e modernità
Oceania (o Moana per i puristi, il brutto gioco di parole è voluto) è il cinquantaseiesimo classico Disney approdato negli ultimi mesi del 2016, annata proficua per la grande casa di produzione visto il rilascio del bel Zootropolis.
John Musker, Ron Clements, Don Hall e Chris Williams dirigono un soggetto originale (in tempi di reboot è quasi un miracolo) che rielabora miti polinesiani (in particolare dalle leggende sul semidio Maui) con il tradizionale formato del viaggio dell’eroe, grazie alle menti e alle parole di Taika Waititi, Pamela Ribon, Aaron Kandell, Jordan Kandell e Jared Bush.
Un progetto ambizioso che, solo qualche mese dopo, si porta a casa l’Oscar come miglior film d’animazione, nonostante le critiche sulla perpetuità degli stereotipi sul popolo polinesiano e delle dubbiose scelte di marketing. Un film che, in un certo senso, segna anche un’era per la Disney.
Oceania: trama

La protagonista di Oceania è Vaiana Waialiki, una giovane adolescente dell’isola di Motunui e figlia del capo tribù Tui, destinata a diventare a sua volta il nuovo matai, il capovillaggio della comunità.
Fin da bambina viene scelta dall’Oceano per una missione speciale: riportare il cuore della dea Te Fiti al suo posto. Secondo un’antica leggenda, mille anni prima il semidio Maui aveva rubato questa preziosa gemma, capace di generare la vita, per donarla agli esseri umani. Quel gesto, però, aveva provocato la distruzione dell’isola madre e la diffusione dell’oscurità, condannando i popoli del Pacifico a rinunciare alla loro vocazione di navigatori.
Nel tentativo di difendere il cuore, Maui affronta il demone di lava Te Kā, anch’esso deciso a impossessarsene. Durante lo scontro perde sia il cuore sia il suo leggendario amo, il dono divino che gli permette di trasformarsi, scomparendo misteriosamente.
Da allora gli abitanti di Motunui, un tempo grandi esploratori del mare, sono convinti che oltrepassare il reef significhi andare incontro a morte certa. Vaiana, però, non ha mai accettato quella paura. Il richiamo dell’oceano è troppo forte, alimentato anche dai racconti della Nonna Tala, che le ha sempre parlato delle antiche tradizioni del suo popolo.
Dopo la morte della nonna, Vaiana decide di ribellarsi alle restrizioni imposte dal padre e parte alla ricerca di Maui. Ad accompagnarla in questa avventura ci sono il fedele maialino Pua e l’imprevedibile gallo Hei Hei.
Quando finalmente incontra il semidio, i due uniscono le forze per restituire il cuore a Te Fiti. Prima, però, dovranno recuperare il magico amo di Maui, indispensabile per portare a termine la loro missione.
Oceania, come il film riequilibra l’idea dell’eroe
Oceania fa parte dei film Disney che esplorano i complessi rapporti che si hanno con la famiglia, che in qualche modo tendono ad essere universali anche se i contesti sono sempre diversi. A differenza dei film successivi della casa di produzione come Encanto o il Disney Pixar Red, i legami non vengono approfonditi, difatti tutta la pellicola di Oceania è incentrata sulle azioni della storia e, a fatica, si arriva ad affrontare delle emozioni negative e di tristezza. Di fatto, i genitori di Vaiana sembrano più degli espedienti narrativi che dei personaggi.
Tra canzoni mai eccessive e orecchiabili, il film rispecchia i canoni del viaggio dell’eroe: Vaiana, che non viene compresa dai genitori e dal resto del villaggio, è una adolescente speciale, determinata a partire oltre il reef per il bene comune. In questo percorso, non mancano gli aiutanti magici (Maui), il saggio (Nonna Tala) e nemmeno i simpatici animali.
Per estensione, si potrebbe pensare a Vaiana come ad una “ragazza magica”, munita di poteri per una scelta del destino, o perché è stata osservata mentre salvava una tartaruga. L’elemento speciale e magico di Vaiana si manifesta con l’oceano, che si personifica in sua presenza e diventa un vero e proprio personaggio nella storia, tanto da venir usato dagli sceneggiatori come deus ex machina nel finale.
Ciò riflette il legame radicato nelle tradizioni degli abitanti del Pacifico hanno con l’oceano, il che è un atto intelligente nel contesto del film, ma al tempo stesso risulta una mossa un po’ banale.
Questo viaggio dell’eroe devia dalla tradizione principalmente per due motivi: il primo è che non è presente un vero e proprio cattivo, ci sono degli ostacoli pericolosi (come i pirati Kakamora) durante il loro percorso.
Il secondo motivo è che la protagonista attua degli atteggiamenti tipici dell’eroismo maschile, che però non sempre sono di aiuto. La caparbietà e l’eccesso di sicurezza non sono sempre la risposta a tutti i problemi.
E tale chiave di lettura in Oceania la ritroviamo nella scena più bella del film, in cui lo spirito di Nonna Tala conforta la nipote dopo una sconfitta: invece di spingerla a continuare, le offre comprensione, spazio per riflettere su quello che prova, e la rincuora ricordandole di ponderare la sua situazione, dicendole che l’eroismo non è fatto solo di coraggio, ma anche di capire i propri limiti senza vederli come qualcosa di negativo.
L’animazione di Oceania: tra 2D, 3D e il fascino dell’oceano
Per quanto riguarda l’animazione, questo è il debutto in digitale per i due registi statunitensi Musker e Clemens, storicamente sostenitori del disegno tradizionale. Ma il 2D appare comunque, quando si narrano (e si cantano) i miti e, nel caso della canzone di Maui Tranquilla” che addirittura si intreccia con il 3D.
Da notare è la plasticità dell’Oceano, che quando si anima assomiglia ad un animaletto non ben identificabile, si mostra tenero, quasi goffo e molto emotivo. Tutto ciò cozza volutamente con la sua immagine in stasi, che di default risulta maestosa, elegante e perfino paurosa al di là del reef.
Il design è frutto di Eric Goldberg, animatore storico della Disney: per Vaiana, Goldberg disegna un corpo adolescenziale ma non fragile, che giustifica la atleticità della protagonista. Anche la prestanza fisica di Maui è credibile, essendo un semidio, e particolare attenzione ai dettaggli si può rilevare tra i suoi tanti “tatuaggi viventi”.
La colonna sonora e il doppiaggio italiano
Per questo musical, la ciliegina sulla torta è sicuramente la colonna sonora del film, composta da Mark Mancina e da Lin-Manuel Miranda, che danno giustizia alla tradizione polinesiana grazie al lavoro del musicista samoano Opetaia Foa’i.
Nella versione italiana, la direzione del doppiaggio a cura di Fiamma Izzo porta alla luce una dolcissima Angela Finocchiaro in qualità di doppiatrice di Nonna Tala. Nonostante l’attrice comica sia conosciuta per ruoli sicuramente meno delicati, in Oceania è un bel tocco e una bella scoperta, anche nel canto.
Difatti, non è semplice doppiare se non si è doppiatore per natura e sono pochissime le eccezioni alla regola.
Chissà se ci sarà spazio per lo spirito di Nonna Tala e per la voce di Angela Finocchiaro nel sequel, che sicuramente si prospetta già differente per via dei tre nuovi registi debuttanti.