Lui è tornato e Sono tornato avevano riportato in vita, almeno sullo schermo, rispettivamente i dittatori Hitler e Mussolini, ora per le rentrée clamorose è il turno, non di Mao, non di Stalin, ma di Gesù Cristo; infatti Oh mio Dio del regista sardo Giorgio Amato è incentrato sulla riapparizione di Gesù nella Roma di oggi.

Oh mio Dio si presenta come un mockumentary che mescola finzione a candid camera, come di recente abbiamo visto in Lui è tornato e nel rifacimento italiano Sono tornato, ma a differenza dei film di Luca Miniero e di David Wnendt, questa ibridazione non sempre riesce e spiazza lo spettatore con una cifra stilistica incoerente.
Oh mio Dio nelle prime scene sembra voler usare un tono satirico e goliardico, ma nel corso della visione cambia e si perde tra i dogmi della religione cattolica, abbandonandosi anche a sequenze moralmente anacronistiche come quella in cui un medico viene bacchettato e umiliato dal Cristo perché sta facendo un aborto su una degente o come quella dell’esorcismo dove una paziente psichiatrica guarisce grazie al potere di Dio. Invece rimane attualissimo il finale dove Gesù è abbandonato da tutti e, anche se non viene crocifisso, subisce la tortura di una società egoista e interessata esclusivamente ad inseguire un effimero benessere personale.
Se in passato quindi una santissima Maria ci faceva gridare al miracolo ripassando con il rossetto rosso le labbra, la Maria di Amato si limita a tornare, con le guance rigate dalle lacrime, nel posto dove Gesù è morto di stenti, come a sottolineare il timore verso l’istituzione ecclesiastica e l’incapacità di osare e di essere politicamente scorretti, ma non per forza un nuovo Cristo deve andare sullo skateboard o combattere i vampiri!