Lui è tornato è una commedia diretta da David Wnendt, tratta dall’omonimo best seller (più di 2.300.000 copie e tradotto in 41 lingue) di Vermes Timur.

Adolf Hitler (Oliver Masucci) ritorna in vita. Un reporter televisivo, per caso, riprende la scena e decide di sfruttare il personaggio, creduto da lui un imitatore, per riottenere il posto di lavoro appena perso. E’ un successo straordinario, il fuhrer è il volto televisivo capace di fare audience e attrarre ogni tipo di consenso.

Lui-è-tornatoL’interessante opera di Wnendt è un’ironica storia di finzione ibridata con inserti da candid-camera ripresi dal vivo con protagonisti ignari passanti che si trovano a diretto confronto con Hitler e le sue invettive sociali e politiche.

Lui è tornato è incentrato sullo studio dei nuovi mezzi di comunicazione che potrebbero, o lo stanno già facendo, veicolare il messaggio nazista aprendo la riflessione su quanto tale messaggio, mascherato e reso irriconoscibile, sta seducendo parte della popolazione tedesca.

Lui è tornato è soprattutto un esperimento sulla Germania che per anni ha cercato di dimenticare il nazismo e si ritrova con un Hitler in carne e ossa che gira per le strade di Berlino o di Monaco, acclamato con curiosità come se fosse una pop-star.

Le parti più coinvolgenti e divertenti della pellicola sono senza dubbio quelle riprese “di nascosto” dove i tedeschi, da immigrati gestori di una lavanderia a gruppi neo-nazisti, hanno quasi sempre reazioni spiazzanti: si va dagli anziani nostalgici che promuovono il ritorno del cancelliere del terzo Reich ai neonazisti che lo trovano irrispettoso reagendo violentemente, fino ai normali cittadini che si dividono equamente in chi è disgustato da quella strana presenza e chi invece ne è affascinato e si dice pronto ad appoggiarlo in una nuova scalata politica.Lui è tornato 2

Il film di Wnend è un vero e proprio colpo di genio, il regista è capace di muoversi con estrema disinvoltura tra realtà e finzione, supportato da un geniale e sempre credibile Oliver Masucci nei panni di Hitler. Attore e regista, spesso improvvisando, ci offrono con ironia ed intelligenza una satira sociale che porta con sé una analisi sull’importanza della memoria, sulla banalità del male e sulla forza mediatica che questo cela in sé, conquistando facilmente l’attenzione del popolo.