Cabiria magazine

Ripley: il talento di Mr. Zaillian

Quando il cinema d’autore incontra la serialità

Adattamento televisivo in otto episodi del 2024 ideato da Steven Zaillian e tratto dal romanzo Il talento di mister Ripley di Patricia Highsmith, Ripley è una delle migliori miniserie mai prodotte e riesce a coniugare il cinema d’autore con quello commerciale.

Al centro del racconto c’è il personaggio di Tom Ripley, un antieroe carismatico e amorale, interpretato dal magnetico Andrew Scott che finalmente ha a disposizione un minutaggio notevole per far emergere l’enorme talento di cui è dotato.

La miniserie targata Netflix rimane fedele alla complessità psicologica del personaggio creato da Patricia Highsmith e riesce a catturare l’essenza dell’inquietante fascino di Ripley, mantenendo l’atmosfera di tensione e suspense che caratterizzano il ciclo di romanzi che l’autrice ha dedicato a questo tenebroso truffatore.

Ripley: trama

Anni ’60: Tom Ripley, un giovane truffatore americano, viene incaricato di recarsi in Europa per riportare a casa un ricco rampollo ribelle, Dickie Greenleaf (Johnny Flynn) che da tempo si è trasferito in Italia con la fidanzata Marge (Dakota Fanning) ad Atrani, in provincia di Salerno.

Quello che inizia come una semplice missione di recupero si trasforma presto in una spirale di inganni, omicidi e usurpazioni d’identità. Mentre Ripley sprofonda sempre più nel suo stesso intrigo, la polizia indaga sulla scia di delitti che ruotano attorno al truffatore.
In particolare, a dargli il tormento è l’Ispettore Pietro Ravini (Maurizio Lombardi). Il piano machiavellico di Ripley filerà liscio come l’olio?

La regia di Steven Zaillian: un noir in bianco e nero di straordinaria eleganza

Girato in un elegante bianco e nero, la regia della serie rispecchia la raffinatezza di questa scelta. Le inquadrature sono dei veri e propri quadri, con una cura particolare per i dettagli.
Il direttore della fotografia Roger Elswit (premio Oscar per Il petroliere) non utilizza l’assenza di colore solo per un fattore estetico, ma per aggiungere potenza e mistero a questo thriller psicologico dalle tinte crime e noir.

Tutta questa accuratezza è sicuramente legata a scelte precise di chi ha firmato sia la scrittura che la regia di Ripley… Parliamo del premio Oscar Steven Zaillian che, tanto per citare qualche titolo, è l’ideatore del primo Mission:Impossible e l’autore di Schindler’s List, Risvegli, Gangs of New York  e The Irishman.  

La serie, grazie alla sua penna, porta efficacemente il complesso mondo di Ripley dalla pagina allo schermo. Ma il merito dell’ottima riuscita di questa trasposizione è legato alla qualità della produzione, decisamente elevata. Le ambientazioni, che spaziano dalle lussuose ville italiane alle strade affollate delle città europee, e i costumi che catturano perfettamente lo spirito dei romanzi, sono ricreate con una precisione tale da catapultare lo spettatore direttamente negli anni ’60.

Il regista, tra l’altro, non esita a mostrare la bruta violenza sul piccolo schermo. Ma, anche in quel caso, lo fa con un’eleganza unica. Le simmetrie e le geometrie della composizione dell’immagine hanno reso la serie di una gelida e ipnotica bellezza e che rispettano l’anima sinistra e calcolatrice del protagonista.

 Zaillian ha tratteggiato l’oscuro percorso del truffatore newyorkese sfruttando ogni secondo degli otto episodi. E, intelligentemente, ha rispettato i ritmi sia del cinema degli anni in cui è ambientata la storia sia di quelli che nel quotidiano vivevano all’epoca le persone.
Sia lodata la lentezza dunque!

A completare questa certosina messa in scena c’è una splendida colonna sonora. Non solo amplifica l’atmosfera di tensione e intrigo che pervade la serie, ma grazie a brani italiani su cui domina Mina con Il cielo in una stanza, coglie l’essenza dei nostri anni ’60.

Zaillian ha dichiarato di aver scelto di girare la serie in bianco e nero per rifarsi ai classici noir degli anni ’40 e al neorealismo italiano strizzando l’occhio ai gialli hitchkockiani. Inoltre, il suo è un omaggio al romanzo originale della Highsmith poichè la copia del libro in suo possesso ha una suggestiva foto in b/n sulla copertina.

Ripley e i precedenti adattamenti cinematografici

Ripley è basato sul primo di una pentalogia di romanzi di Patricia Highsmith.
I quattro successivi sono meno conosciuti rispetto al capostipite del 1955 e, chissà, magari dopo il successo della miniserie verranno finalmente adattati per il piccolo schermo!

Ma, il libro Il talento di Mister Ripley è stato già trasposto per il cinema. Nel 1956 uscì Delitto in pieno sole diretto da René Clément con Alain Delon nei panni del truffatore.
Il film lanciò la sua carriera e fu un successo di pubblico e critica. Sicuramente, la bellezza di quel Ripley è rimasta insuperabile.

Nemmeno Matt Damon può reggere quel confronto. Lui ha ricoperto il ruolo del protagonista ne Il talento di Mr.Ripley di Anthony Minghella nel 1999. La parte di Dickie era affidata a Jude Law e quella di Marge a Gwyneth Paltrow. Nel cast anche Philip Seymour Hoffman, Cate Blanchett e diversi attori italiani come Sergio Rubini, Stefania Rocca, Ivano Marescotti, Silvana Bosi e Rosario Fiorello.

L’ adattamento di Minghella ha una fotografia sgranata dai toni caldi che rende luminoso, brillante e patinato questo noir dall’animo cupo. Nel suo film gli italiani sono molto stereotipati e le nostre bellezze paesaggistiche da cartolina.
E’ ambientato sulla costiera napoletana, in un paesino di fantasia chiamato Mongibello (Procida). Non mancano bellissime immagini che mettono in evidenza la costiera amalfitana, Roma, Sanremo, Venezia…ma nell’opera di Minghella l’Italia è più simile a un grande e improbabile paesino dove si conoscono tutti e in cui accadono siparietti da Italietta in stile sagra della porchetta.

Rispetto a Ripley, il personaggio di Matt Damon è meno cupo, calcolatore e introverso. Inoltre, è più giovane, meno invidioso e frustrato della versione della miniserie Netflix. Sappiamo poco del suo passato, mentre Zaillian grazie al minutaggio più esteso ha potuto dare spazio alla vita del truffatore prima del suo arrivo in Italia. In questo modo, lo spettatore capisce bene il background di questo criminale (nemmeno così in gamba) e segue con maggiore curiosità la sua involuzione e il suo piano machiavellico.

Il personaggio di Ripley è stato interpretato anche da John Malkovich ne Il gioco di Ripley di Liliana Cavani nel 2012. La pellicola è basata su un romanzo successivo, L’amico Americano, in cui Tom è sposato e risiede in una villa principesca nella campagna veneta. Tra l’altro, proprio con questo titolo c’è un bellissimo film di Wim Wenders del 1977 in cui è Dennis Hopper a vestire i panni del truffatore.

Insomma, Tom Ripley ha avuto non solo tante maschere nel romanzo, ma anche tanti volti sul piccolo e grande schermo a dimostrazione di quanto questo personaggio abbia sempre qualcosa da raccontare.  

Andrew Scott è il miglior Tom Ripley?

Le performances degli attori sono di altissimo livello, in particolare quella del protagonista Andrew Scott. L’attore irlandese è diventato famoso grazie al ruolo di Moriarty in Sherlock di Moffat e ha attirato l’attenzione di pubblico e critica indossando l’abito talare in Fleabag in cui è davvero irresistibile.

In Ripley sicuramente è meno sexy, ma di un magnetismo unico. La sua capacità di passare da momenti di charme a quelli di fredda crudeltà rende il personaggio credibile e affascinante. Il suo Tom dagli occhi scuri quasi senza pupille ti ipnotizza, non ti permette di leggergli dentro. E’ ben lontano da quel biondino solare e affascinante di Matt Damon o dallo scultoreo e perfetto Alain Delon.

Andrew Scott dà vita a un Tom Ripley invidioso, rancoroso, afflitto da un grande senso d’inferiorità nei confronti di Dickie. Un impostore egocentrico, criptico. Un sociopatico dalle tendenze omosessuali che, però, si finge omofobo.

In fondo è un uomo qualunque, ordinario. Non è simpatico, né seducente. Ma quando ha l’opportunità di vedere come vive chi ha un conto milionario, inizia a covare odio. Con freddezza e lucidità inizia una lotta contro un privilegiato che non merita, a suo modo di vedere, quella vita. A differenza sua. Inizia così a indossare delle maschere fino a vestire (non solo metaforicamente)  i panni di Dickie…fino a prenderne il posto.  

Tom Ripley è un calcolatore contorto e spietato che, in molte occasioni, viene anche baciato dalla fortuna. Senza ombra di dubbio, Andrew Scott ci ha regalato la miglior performance della sua carriera. Gli vanno fatte anche delle note di merito per il suo eccellente italiano e…per aver salito non si sa quanti gradini nei vicoletti della nostra Penisola!

Per quanto riguarda il cast di supporto, che include vari personaggi chiave dei romanzi, offre anch’esso interpretazioni solide che contribuiscono a creare un mondo ricco e sfaccettato. Johnny Flynn offre una prova misurata e convincente nella parte di Dickie. La Fanning è perfetta con i suoi occhioni sgranati per incarnare una donna in cui si insinuano dei dubbi, ma troppo ingenua per andare fino in fondo alle sue tesi.  E’ bello vedere nella serie anche John Malkovich per una piccolo cammeo, in una reunion di Ripleys!

Ma, a parte Andrew Scott, l’attore che più è interessante nella serie è Maurizio Lombardi. Con il suo volto alla Buster Keaton riempie i fotogrammi anche senza proferire parola. Con una fisicità perfetta per un cinema di genere ambientato in quegli anni, l’attore fiorentino eccelle nei panni dellIspettore Ravini. Inglese impeccabile, presenza scenica imponente, è un interprete che merita decisamente più spazio nel nostro show business.

Divertente la partecipazione di Margherita Buy nei panni della signora Buffi che ci regala un’interpretazione brillante. Seppur non in un ruolo di grande rilievo Vittorio Viviani si fa notare con il suo viso interessantissimo e una recitazione naturalistica nella parte di Matteo, l’uomo delle Poste. Anche lui è un attore di grande talento e che sarebbe giusto vedere in ruoli con maggiore spazio. Idem per Francesco Foti, il tenente Ferrara. E’ assurdo che spesso debbano essere le produzioni estere a mettere in luce talenti nostrani!

Ripley: finale spiegato e possibilità di una seconda stagione

Con un Picasso originale e una nuova fototessera, le avventure di Tom Ripley (non) si concludono con un finale aperto. Sugli sfondi di un’Italia fatta di centinaia di scale in pietra, la scalata del meschino arrivista truffatore è fatta di tanti gradini che non si sa bene dove conducano.

Tra vicoli notturni, gite in barca, viaggi in treno e caffè all’angolo, Tom Ripley può essere ovunque. Magari ad ammirare un Caravaggio o in qualche negozio di antiquariato a comprare oggetti di lusso. Una cosa è certa: ovunque lui vada, noi vogliamo seguirlo. Siamo speranzosi che la serie Ripley non si fermi a una sola stagione, perché di quegli occhi scurissimi e misteriosi non siamo affatto stanchi.

L’importante è che al timone della trasposizione dei romanzi ci sia sempre lo stesso regista. Perché, è vero, Tom Ripley ha tante doti. Ma è il talento di Mr.Zaillian quello da fuoriclasse.

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