Cabiria magazine

Winnie-the-Pooh: Blood and Honey – L’orsetto che non voleva più essere buono

Quando qualcosa che dovrebbe farci sorridere comincia inspiegabilmente a inquietarci.

Di certo non si può dire che Walt Disney mancasse di acume e spirito imprenditoriale. E, a più di cinquant’anni dalla sua morte, viene quasi da chiedersi se non avesse previsto anche questo: quando la sua compagnia si è battuta per estendere la durata del copyright, forse non immaginava soltanto i dollari che quelle icone avrebbero continuato a generare, ma anche ciò che, come dimostra Winnie-the-Pooh: Blood and Honey, sarebbe potuto accadere una volta che fossero diventate di pubblico dominio.

Il cinema e la cultura pop, infatti, lo hanno fatto spesso: scovare in un’immagine rassicurante e infantile la dimensione più perturbante. Ma prendere l’orsetto creato da Milne e Shepard e trasformarlo in un assassino tra exploitation e slasher ha senz’altro qualcosa di diabolicamente affascinante.

Un fascino che, non c’erano dubbi, ha contagiato i social network fin dalla sua prima immagine, trasformando il B-movie diretto da Rhys Frake-Waterfield in un fenomeno mediatico prima ancora della sua distribuzione.

La trama di Winnie-the-Pooh: Blood and Honey

È bastato anche solamente il prologo a rendere Winnie-the-Pooh: Blood and Honey il film di cui tutto il web parlava. Non si ripudiano, infatti, le origini del racconto per bambini, ma se ne immagina una prosecuzione deformata.

Christopher Robin è un bambino che trascorre la sua infanzia giocando felicemente con degli animaletti antropomorfi. Quando, però, Christopher cresce e decide di abbandonare per sempre il Bosco dei 100 Acri, Winnie the Pooh, Pimpi e gli altri compagni giurano di non fidarsi più degli esseri umani e di tornare al loro stato animale.

Tornato da adulto a far conoscere i propri compagni d’infanzia alla moglie, il ragazzo trova davanti a sé un luogo di morte in cui ad accoglierli è il suo amico orsetto, pronto a dare inizio alla propria mattanza.

La maschera insanguinata di un orsetto

La grande intuizione del film resta tutta racchiusa nella premessa, rendendo fin da subito chiaro che la fiaba nera aveva ben poco di incantato. Trasformando l’abbandono dell’infanzia in una degenerazione mostruosa, Frake-Waterfield intraprende ben presto la strada dello slasher più convenzionale.

Per questo lo svolgimento del film non riesce a sostenere la forza della propria idea con altrettanta inventiva mentre la messinscena estrosa non riesce sempre a trasformare una penuria produttiva in una componente estetica. Anche le morti truculente sono raramente memorabili, e lo splatter non raggiunge quella creatività che ha contribuito a rendere celebri slasher contemporanei come quelli della saga di Terrifier.

Ma l’horror, come il fantastico, non sempre dipende dalla complessità della storia; spesso, come ci insegna Non aprite quella porta, basta un’atmosfera. E Winnie-the-Pooh: Blood and Honey prova a recuperare proprio quell’atmosfera tossica e putrescente del capolavoro di Tobe Hooper, trovando nella maschera dell’orsetto ricoperta di miele e sangue, l’elemento iconografico indubbiamente più potente.

Un film meme

Un abile retore potrebbe leggere questo slasher come la storia di un bambino costretto a crescere, di un’infanzia recisa che ritorna sotto forma di mostro. Eppure Winnie-the-Pooh: Blood and Honey risulta molto più interessante come fenomeno mediale piuttosto che come film .

Infatti, il successo dell’opera deriva dalla sua idea di base: Winnie-the-Pooh è un assassino. Prendendo un’immagine altamente riconoscibile, modificandola e reinserendola in contesti differenti attraverso i quali i fruitori possono attribuire nuovi significati, il film sembra seguire la logica del meme piuttosto che quella cinematografica.

Così, la pellicola di Frake-Waterfield sembra quasi nascere come materiale promozionale al fine di diventare un fenomeno da condividere e rielaborare per creare un trend (in questo caso, un intero universo di sequel/spin-off). Tra una risatina e qualche smorfia di disgusto, Blood and Honey involontariamente ci racconta davvero poco del cinema horror, ma molto del cambiamento delle forme narrative ai tempi dei meme.

FAQ su Winnie-the-Pooh: Blood and Honey

Di quale saga fa parte Winnie-the-Pooh: Blood and Honey?

È il primo capitolo del Twisted Childhood Universe, un universo horror che trasforma personaggi dell’immaginario infantile entrati nel pubblico dominio in protagonisti di film slasher. Al primo film sono seguiti Winnie-the-Pooh: Blood and Honey 2 e seguiranno altri progetti dedicati a personaggi come Bambi, Pinocchio e Peter Pan.

Perché è stato possibile realizzare un film horror su Winnie-the-Pooh?

Perché il libro Winnie-the-Pooh di A. A. Milne, pubblicato nel 1926, è entrato nel pubblico dominio negli Stati Uniti nel 2022. Questo ha reso liberamente utilizzabili i personaggi e gli elementi presenti nell’opera originale, ma non le successive elaborazioni di Disney.

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