Negli ultimi decenni il cinema ci ha reso familiari termini specifici della narratologia quali ucronia, distopia e anacronia applicandoli in film dove passato, presente e futuro si intrecciano per formare un labirinto temporale che sovverte il racconto tradizionale dalla struttura lineare. Il fenomeno riguarda sopratutto opere a sfondo futuribile appartenenti al genere fantascientifico ma investe anche rappresentazioni di stati mentali inerenti alla percezione e al ricordo (come nel caso di Memento).

Le profezie classiche di Metropolis o di 1984 erano in qualche modo scongiurabili in virtù della fede umanistica che veniva ad esse opposta dagli eroi della situazione, adesso invece è questa stessa fede che vacilla in un mondo che vive tutte le contraddizioni immaginabili nella sfera pubblica e in quella privata in quanto priva di ancoraggi etici, politici ed economici tanto da configurarsi come una megasocietà liquida senza più riferimenti solidi. A contrastarla resta solo il modello culturale di matrice islamica, capace di fare nuovi adepti anche in giovani occidentali che odiano l’Occidente visto come “regno del Male”.
E così si sta realizzando anche un’altra profezia rappresentata dal cinema, quella che nel film Medea girato da Pasolini nel lontano 1969 la furiosa regina dell’Oriente pronuncia contro il fedifrago greco Giasone dopo avergli bruciato i figli con le parole “E questo è niente. Te ne accorgerai quando sarai vecchio!”. Dopo millenni, ci siamo: adesso è l’Oriente “magico” sedotto e abbandonato dall’Occidente “razionale” che sta per invaderci con le buone o con le cattive. L’esempio conferma la capacità del cinema di anticipare i tempi invece di fermarsi solo a rappresentare il presente (quel presente che la televisione si limita a mostraci fino alla nausea ma quando ormai tutto è perduto).