Agosto, tempo di viaggi, meglio se in treno. Quel treno che ha molte affinità con il cinema che ama molto viaggiare lungo linee sconosciute nello spazio e nel tempo. Il nastro di pellicola che avanza trascinato dai denti del rocchetto entro il proiettore è, in fondo, come un treno che corre lungo un binario. Il suo scorrimento produce sullo schermo immagini che si succedono producendo motion ed motion, cioè movimento ed emozione che connotano le storie raccontate dai film, un fenomeno che è intrinseco alla tecnica del cinema come ebbe a sottolineare Wim Wenders, un regista molto amante di viaggi su strada o in treno che spesso ricorrono nelle sue opere.

Treni inarrestabili come quello trainato dalla locomotiva “The General” guidata da Buster Keaton in Come vinsi la guerra (1926) oppure come quello carico di opere d’arte da salvare dalle mire dei soldati nazisti che vogliono portarle da Parigi in Germania in Il treno (John Frankenheimer, 1964), treni teatro di storie dalla comicità slapstick come quello di Il treno più pazzo del mondo (Richard Lester, 1984) e treni che conducono verso la libertà individuale o collettiva come rispettivamente fanno in Train de vie (Radu Mihaileanu, 1998) e in A trenta secondi dalla fine (Andrej Koncalovskj, 1985).
Altri treni, invece, viaggiano carichi di una suspence crescente in adrenaliniche storie di spionaggio o di terrorismo come Avalanche Express (Mark Robson, 1979) e Trappola sulle montagne rocciose (Geoff Murphy, 1995), mentre in qualcuno possiamo trovare tra i viaggiatori Poirot o James Bond come accade in Assassinio sull’Orient Express (Sidney Lumet, 1974) e in 007: Dalla Russia con amore (Terence Young, 1963), entrambi in ottima forma nel risolvere due casi tra crimini e complotti. Dunque, tutti in vettura o in poltrona per vivere sempre nuove avventure di viaggio tra motion ed emotion nella dimensione del fantastico verosimile.