Il Silenzio del Mare (1949). Bob il Giocatore (1955). Leon Morin, Prete (1961). Ma anche Lo Spione (1962), Frank Costello Faccia d’Angelo (1967) e I senza Nome (1970). Questi, si sa, sono oggi dei veri e propri pilastri della storia del cinema francese (e mondiale), che a loro modo, attingendo a piene mani da quanto realizzato in passato, hanno saputo dar vita a qualcosa di totalmente nuovo, a plasmare un genere (sarebbe riduttivo chiamarlo sottogenere), conferendogli quel tocco distintivo atto a sancire la nascita di una nuova era. Bene, tutti questi film, e molti altri, rispondono a un nome ben preciso: Jean-Pierre Melville. Già, perché, di fatto, il celebre regista, sceneggiatore e produttore di Parigi ha cambiato in modo praticamente radicale quello che per molti anni era stato il genere poliziesco europeo, ispirandosi, al contempo, a quanto veniva realizzato oltreoceano.
Le origini di un genio

Aveva sempre mostrato uno spiccato interesse per il cinema (e la cultura) statunitense, il giovane Jean-Pierre Grumbach (questo era il suo vero nome). Ma fu soltanto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale che l’autore, dopo aver fatto parte della resistenza e aver trascorso un lungo periodo in Gran Bretagna, decise che era finalmente arrivato il momento di prestare il proprio contributo al mondo della settima arte.
L’iter sembrava chiaro: scegliere un nome d’arte (Jean-Pierre Melville fu direttamente ispirato dallo scrittore Herman Melville), ottenere una tessera di assistente presso il Sindacato dei Tecnici in modo da poter iniziare a lavorare come regista e pensare a una storia da poter mettere in scena. Le cose, però, non furono così semplici. Melville non ricevette mai la tessera e fu costretto a produrre i primi film con le sue tasche. Come ben sappiamo, però, queste difficoltà non lo hanno fermato.
L’importanza dei dettagli
Già, perché, di fatto, sebbene il nostro Jean-Pierre Melville avesse iniziato la sua carriera nel mondo del cinema relativamente tardi, i suoi anni di gioventù fecero da base necessaria per definire quella che un giorno sarebbe diventata la sua arte.
Grande appassionato, come già menzionato, del cinema statunitense, Melville era noto per la sua attenzione minuziosa a ogni singolo dettaglio sul set, seguendo personalmente ogni singolo passaggio durante la realizzazione di un film, compresa la postproduzione.
Il cinema d’oltreoceano (e, nello specifico, il genere noir) lo aveva affascinato. Allo stesso modo, i polizieschi francesi sembravano un punto di partenza ideale al fine di creare una sorta di crasi tra questi due mondi.
Definire un genere
Se, infatti, il fortunato genere polar (sintesi tra “poliziesco” e “noir”) vede la sua nascita proprio in Francia, è soprattutto grazie a Jean-Pierre Melville che esso ha visto un proprio compimento, dando inizio a una nuova fase della filmografia europea. Il noir, come abbiamo visto, portava dietro di sé atmosfere cupe, antieroi, ambientazioni negli anfratti più torbidi delle grandi città e una spiccata prevalenza delle luci sulle ombre.
Con Melville, tutto questo ha preso una direzione più specifica. Ogni storia è diventata sì un vero e proprio giallo, ma anche una profonda e mai banale discussione sulla morale, sugli innumerevoli dilemmi che tormentano gli animi delle persone, laddove anche una profonda (ma mai realmente esplicitata) religiosità (in senso lato, s’intende) gioca un ruolo a dir poco centrale.
La tecnica è tutto
Fondamentali, in tal senso, furono le innovazioni tecniche adottate dal regista parigino. Analogamente a quanto accadeva negli Stati Uniti, anche qui potenti giochi di luci e ombre erano elementi imprescindibili. Eppure, al contempo, il minimalismo europeo si rivelò la giusta soluzione per permettere ai personaggi di raggiungere il loro pubblico con tutta la oro potenza comunicativa.
Al via, dunque, a lunghi silenzi, a uno stile recitativo maggiormente di sottrazione, a intensi primi piani, ma anche a inconfondibili dettagli (come possono essere cappelli, impermeabili o sigarette) atti a caratterizzare ogni singolo protagonista, facendo addirittura parlare di una sorta di “feticismo visivo” da parte del regista stesso.
Il polar trova la sua forma definitiva
Nessuno è realmente senza macchia nel cinema di Jean-Pierre Melville. Al contrario, ogni suo personaggio (impersonato, di volta in volta, da attori divenuti a tutti gli effetti simbolo di un’epoca, come, ad esempio, Alain Delon o Jean-Paul Belmondo) attraversa, parallelamente alle vicende “esterne”, veri e propri drammi interiori.
Drammi a cui sovente si fatica ancora oggi a trovare risposta, ma che, anche proprio per questo, fanno parlare di sé anche a diversi anni dal loro compimento sul grande schermo. Con Jean-Pierre Melville, dunque, il genere polar era destinato ad assumere connotazioni ben più precise e rigorose. Numerosi sono stati (e sono ancora) i cineasti che proprio per questo hanno voluto (talvolta maldestramente) emularlo. Ma questa, naturalmente, è un’altra storia.
Per cosa è famoso Jean-Pierre Melville?
Tra i più importanti registi francesi dal secondo dopoguerra, Jean-Pierre Melville ha prestato un contributo fondamentale nel genere del polar, grazie a una messa in scena raffinata, minimalista e attenta a ogni minimo dettaglio, con un grande focus sulla morale e sugli innumerevoli dilemmi vissuti di volta in volta dai protagonisti.
Quale era il vero nome di Jean-Pierre Melville?
Jean-Pierre Melville si chiamava originariamente Jean-Pierre Grumbach (sebbene in seguito fece registrare regolarmente il suo nuovo cognome). Per il cognome Melville si ispirò allo scrittore Herman Melville.
Quanti film girò Jean-Pierre Melville?
Nel corso della sua carriera, Jean-Pierre Melville realizzò ben tredici lungometraggi (e un cortometraggio). Tra i titoli maggiormente noti ricordiamo Bob il Giocatore (1955), Lo Spione (1962), Frank Costello Faccia d’Angelo (1967) e I senza Nome (1970).
Quali sono alcuni autori che si sono lasciati ispirare da Jean-Pierre Melville?
Tra i registi che maggiormente hanno tratto ispirazione dal cinema di Jean-Pierre Melville ritroviamo Michael Mann, Nicolas Winding Refn, Walter Hill e Quentin Tarantino, giusto per fare qualche esempio.