Cabiria magazine

Qui (Here): l’abitazione come archivio del tempo

Robert Zemeckis e l’idea di una casa che attraversa epoche, vite e memorie

Da un esperimento radicale in sei pagine, Qui (Here) di Richard McGuire si espande nel 2014 in una graphic novel che rinuncia alla linearità narrativa per condensare, in un unico luogo, una molteplicità di tempi richiamati simultaneamente sulla carta. In quella tavola a tutta pagina, infatti, le finestre che si aprono contemporaneamente nello spazio, ritagliando delle ellissi temporali dall’aspetto di un “world wide web analogico”, costruiscono un’opera mondo in cui è compresa l’intera esperienza umana attraverso risonanze visive.

Nell’affrontare il problema (tanto affascinante quanto apparentemente irrisolvibile) di come rappresentare il tempo attraverso lo spazio, Robert Zemeckis, sperimentatore sottile nelle pieghe hollywoodiane, non attua un adattamento fedele – probabilmente irrealizzabile rimanendo nei canoni per il grande pubblico – ma riconduce la complessità del dispositivo di McGuire a più riconoscibili strutture narrative.

La trama di Qui

Così, la pellicola di Zemeckis decide sì di adottare un unico (o quasi) punto di macchina (aprendo molteplici riquadri all’interno dell’inquadratura), ma lo fa concentrandosi prevalentemente sulle vicende che riguardano la famiglia Young.

Qui diventa dunque la storia di una casa, più che dell’umanità, nelle sue pre-esistenze e nelle sue configurazioni passate e future, in quanto luogo denso di tracce memoriali riattivabili nel tempo.

La casa come dispositivo mediale

Ma lo si è detto, Zemeckis è sperimentatore raffinato. Perciò la sua ultima opera non si limita a mettere in scena una classica epopea emotiva di una famiglia americana tradizionale; no, opta per un compromesso narrativo sotto il quale attuare una trasformazione significativa. L’abitazione (centrale più nell’adattamento che nell’originale) diviene uno spazio post-contemporaneo, dove predomina l’immagine mediale nelle sue varie trasformazioni storiche (foto, radio, proiezioni, televisore).

La casa è uno spazio medialmente denso che si fa a sua volta dispositivo in quanto archivio di immagini (metafora del cinema stesso?): la finestra su cui a volte si perde lo sguardo, più che il world wide web di McGuire, prende ora i connotati di una media façades, mentre i corpi di Tom Hanks e Robin Wright che gli si muovono davanti, ringiovaniti con l’intelligenza artificiale ai tempi di Forrest Gump, sembrano acquistare una dimensione simulacriale.

Dialogando con altre riflessioni contemporanee sulla dimora quale archivio di memorie (non da ultimo il bergmaniano Sentimental Value di Joachim Trier), in Qui il luogo assume dunque i connotati metafisici di uno spazio fantasmatico proprio attraverso i media che, quasi come sensitivi, garantiscono la loro deposizione, la loro stratificazione e la loro permanenza tra quelle pareti. Lo spazio domestico diviene così una dimensione memorialmente autoreferenziale che rifugge la Storia.

I fantasmi del tempo

In questa ermeticità dell’opera cinematografica consiste la maggior divergenza con la graphic novel: se quest’ultima, infatti, si apriva a una comprensione dell’intera esperienza umana attraverso la condensazione temporale, Zemeckis sembra sottrarsi radicalmente a questa possibilità. In maniera affine alla sensibilità contemporanea, il regista intercetta la frammentarietà di un presente che si sente incapace di costruire una vera continuità con il passato o di proiettarsi verso il futuro.

In questo eterno presente costituito solo da rifrazioni, la famiglia e la casa divengono allora l’unica unità minima ancora parzialmente comprensibile. L’ultimo (nonché il primo) movimento di macchina che esce dall’abitazione osservandola dall’esterno rivela questa sensibilità da un lato abbandonando quello spazio infestato come nel finale di un qualsiasi film horror, dall’altro suggerendo che anche quello sguardo (il nostro) che lo ha abitato non fosse del tutto umano.

Come il fantasma di A Ghost Story, il nostro punto di vista si rivela disallineato rispetto a un flusso temporale di sole apparenze, la cui reale comprensione rimane impossibile se non a livello emotivo. Solo all’esterno, in quella distanza infine conquistata, Qui di Robert Zemeckis esplicita la propria intenzione di restituire i brandelli residuali (immagini, tracce, spettri) di una realtà contemporanea in verità atemporale e inaccessibile.

FAQ su Qui

Quali sono i film più celebri di Robert Zemeckis

Robert Zemeckis è un autore hollywoodiano dalla fitta filmografia, noto principalmente per film quali la trilogia di Ritorno al futuro, Chi ha incastrato Roger Rabbit e Forrest Gump.

Da quali attori è composto il cast di Qui?

Oltre ai protagonisti Tom Hanks e Robin Wright, tra i più noti compaiono anche Kelly Reilly e Paul Bettany.

Come finisce la storia dei protagonisti?

I due protagonisti vivono gran parte della loro vita insieme per poi separarsi in vecchiaia. Nonostante questo, però, rimangono legati fino agli ultimi anni.

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