Italia, 1976 – Il poliziottesco è veramente popolare, amato e prolifico, Roma a mano armata è la summa di tutto il genere: rapine, stupri, scippi, droga, bische clandestine, violenza, crudele violenza e ancora folle violenza.
La regia è del maestro Umberto Lenzi che dirigere un’escalation criminale in maniera unica e avvincente.

Il film scorre veloce senza esitazioni o attimi di pausa, una climax criminale che parte sin dalla prima sequenza, il tipico camera-car di presentazione con i titoli di testa, fino alla sparatoria finale, mutuata dallo spaghetti western e riproposta in chiave contemporanea.
Altro punto di forza del film è Maurizio Merli: cattivo, spietato combatte il crimine con ferocia e metodi veramente poco canonici. Spara, prende a pugni praticamente tutti, insegue e uccide chiunque trasgredisca la legge. In contrapposizione ai metodi del commissario c’è la sua donna, psicologa di professione pronta a perdonare qualunque delinque, purché mosso dalla povertà.
Una scena che va sicuramente menzionata è l’inseguimento tra Tanzi alla guida di un’Alfetta e il Moretto, prima a bordo di una BMW bianca e poi di un’autoambulanza; inseguimento poi ripreso identico anche in altri film.
La colonna sonora, firmata da Franco Micalizzi, è il perfetto esempio di tappeto musicale prog del genere poliziottesco, immancabilmente scopiazzata nelle opere successive.
Il film di Lenzi incassò 1 miliardo e 600 milioni di lire, cifra veramente notevole per il 1976, il successo in patria spinse il distributore Medusa ad esportarlo col titolo Brigade speciale in Francia e Brutal justice in Inghilterra, inoltre Lenzi fu incaricato di girare un sequel che si rivelò fortunatissimo e che ancor oggi si menziona come pellicola superba: La banda del Gobbo.
Il film è un classico del genere anche per la sua esile struttura narrativa, in pratica è un susseguirsi di episodi di violenza forzatamente legati tra; i personaggi hanno spessore minimo, sono funzionali alla storia e basta. Il cattivo è cattivo davvero e il buono, anche se si comporta da cattivo, è comunque un buono, senza sfumature.
Il ritratto della società degli anni ’70 offerto da Lenzi è sfocato, giusto accennato, difatti il film era destinato al grande pubblico e non di certo alla critica. Non è un film rifinito quanto Milano calibro 9, anzi sotto certi aspetti è piuttosto rozzo e semplicistico, tuttavia è comunque godibile. Girato senza sbavature e montato in maniera impeccabile, l’ora e mezza vola via che è un piacere tra botte, spari e sgommate.