Cabiria magazine

The Nightmare Before Christmas, il fenomeno gotico-natalizio

Natale è un’altra cosa, ma che cos’è?

Jack Skeletron

Può essere un film su un direttore creativo in crisi di mezza età la pellicola del Natale? Apparentemente sì, ed é il caso di The Nightmare Before Christmas, il film fantasy musicale animato in stop motion del 1993, diretto da Henry Selick al suo debutto alla regia e prodotto e ideato da Tim Burton

Addirittura considerato uno dei migliori film natalizi da Rotten Tomatoes, ed elogiato dal famoso critico statunitense e Premio Pulitzer Roger Ebert per i rivoluzionari effetti visivi, la pellicola ha poco più di 30 anni, ma persiste nell’immaginario collettivo divenendo un fenomeno culturale.

Negli Stati Uniti, il film ha un innegabile successo: originariamente concepito da Tim Burton come una poesia, ci vogliono tre anni per l’ideazione di questo capolavoro DisneyTouchstone Pictures che guadagna circa  58 milioni di dollari e comincia un proficuo merchandising, sopratutto con la pubblicazione di un DVD speciale per il 10º anniversario.

Da qui partono sequel videoludici, prequel, perfino un manga creato da Jun Asuka che narra la storia dal punto di vista di Sally, insieme a una serie di diversi libri e abbigliamento e accessori ispirati ai personaggi.

The Nightmare Before Christmas vede lo sforzo collettivo di Caroline Thompson, Henry Selick e Tim Burton per la sceneggiatura, ambientata nel Paese di Halloween, un mondo fantasy popolato da vari mostri. Jack Skeletron, è il protagonista del film ed è il Re delle Zucche. Si occupa da sempre dei festeggiamenti per Halloween ed è ben voluto da tutti. In quella che è una vera e propria crisi data dalla noia dal fare sempre le stesse cose, si ritrova a divagare per la foresta dove ogni albero porta ad una festa. Attirato dalle lucine dell’albero disegnato sulla porta, si imbatte nella Città del Natale e da qua inizia una vera e propria ossessione per il Natale e cerca di replicarlo in ogni modo.

L’unica persona che cerca di dissuadere Jack è Sally, una bambola di pezza creata dal dottor Finklestein che la tiene sotto chiave per monitonarla. Sally nutre sentimenti per Jack, che non riesce a esprimere chiaramente, ma questo la spinge a voler fare qualcosa per aiutare Jack. 

C’è anche Bau Bau, il principale antagonista del film e nemesi di Jack. È un sacco di juta riempito di insetti dipendente dal gioco d’azzardo, che pur di mettere i bastoni tra le ruote a Jack è pronto ad uccidere.

The Nightmare Before Christmas: la recensione

La forza di The Nightmare Before Christmas sta soprattutto nella potenza del musical, cui versione originale è scritta e interpretata da Danny Elfman insieme a Tim Burton. Il cast vocale principale include Chris Sarandon, Catherine O’Hara, William Hickey, Ken Page, Paul Reubens, Glenn Shadix ed Ed Ivory.

Ma la versione italiana non ha fatto nulla da invidiare: la colonna sonora è curata dai parolieri Carla Vistarini e Ermavilo, mentre l’interprete e doppiatore di Jack è il bravissimo Renato Zero, che dà alle canzoni un’energia teatrale superlativa. Scegliere Renato Zero è una scommessa vinta a pieno perché una voce un po’ più dolce e meno drammatica si sarebbe scontrata con l’idea del direttore artistico che ha una crisi espressiva. 

La direzione del doppiaggio e i dialoghi italiani sono a cura di Francesco Vairano e vede Giorgio Lopez nei panni del Sindaco, Monica Ward come Veco e Francesco Vairano in qualità di Dottor Finklestein.

Il ritmo del film è incalzante, il sound design si fonde con i movimenti magistralmente e la telecamera segue senza problemi queste movenze, una novità all’epoca per la tecnica stop motion che solitamente usa una camera ferma. Per questo motivo, Henry Selick è doppiamente bravo essendo questo il suo primo film.

Altro particolare interessante sono le inquadrature che sono oblique nel Paese di Hallowen, sinuose nella Città di Natale e simmetriche nel mondo reale.

La scena in cui Jack viene abbattuto e cade sulla statua è spettacolare, perché qui vediamo la camera fare un movimento inusuale, muovendosi sapientemente attorno a lui.

Gli ambienti sono molto curati nei minimi dettagli, e la fotografia sottolinea la differenza tra i vari luoghi del film, usando luci normali in dimensioni ridotte. 

Nel Paese di Halloween i colori sono puramente nero, bianco e arancione, conditi con diverse sfumature di grigio. Nel mondo reale sono opachi, spenti ma non cupi, mentre nella Città di Natale è tutto soffuso dai colori delle lucette e della neve che si fondono. 

Il design dei personaggi è qualcosa di meraviglioso. Una precisione e attenzione ai dettagli che ti fa dimenticare che sia effettivamente un film in stop motion. 

Ma, per quanto riguarda la trama, c’è qualcosa nel finale di poco convincente, che ovviamente è andato negli anni sempre in secondo piano visto il successo del film. The Nightmare Before Christmas si conclude semplicemente con Jack Skeletron che si rende conto di aver fallito e di non dover cambiare. Sembra una risoluzione piuttosto affrettata, complice anche l’avvicinamento amoroso improvviso di Jack nei confronti di Sally.

Non era esplicita una vera e propria voglia di essere qualcun altro come molti critici cinematografici indicano. Sicuramente, da parte di Jack c’è un tornare sui propri passi, un ammettere i propri sbagli, ma non è mai stata presente la voglia di non essere se stesso. Il protagonista, semplicemente, vuole fare qualcos’altro da quello che è da sempre stato pensato per lui.

Quasi sorge un azzardato parallelo con Barbie di Greta Gerwig, poiché si parla della Mattel doll in quanto giocattolo e come in essa si riaccende una sorta di agency, una presa di coscienza sul fatto che può essere di più di una semplice bambola. 

E per il cult gotico – natalizio sembra esserci la stessa idea di fondo: chi decide che Jack Skeletron possa festeggiare solo Halloween? Perché bisogna rimanere nello status quo?

La conclusione di The Nightmare Before Christmas fa un giro di 180 gradi e, al di là della sconfitta di Bau Bau, sembra che tutti gli sforzi fatti fino a quel momento siano vani perché Jack non può cambiare, non può provare qualcos’altro o fallirà miseramente. Se vogliamo, manca una lezione, una morale: se quest’ultima è che bisogna rimanere sempre fedeli a se stessi, in questo film non si applica bene allo sviluppo del protagonista. 

Paradossalmente, il personaggio dello scienziato pazzo ha una risoluzione maggiore nell’entità della storia rispetto a tutto il resto visto che si divide il cervello in due per donarlo ad una creatura, trovare cosí l’amore e la felicità e superando l’egoismo che lo contraddistingueva e che riversava nei confronti di Sally.

Alla fine, il personaggio più interessante è proprio Sally perché all’inizio sembra tutta molto timorata, sulle sue, ma in realtà si rivela molto coraggiosa. È lei che, con il suo intuito, imposta l’azione in tutto il film e nella scena clou con Bau Bau e Babbo Natale.

Un’altra visione condivisa da molti critici, è che il film sia una analisi delle feste e della loro natura commerciale, poiché il mondo reale non è affatto interessato alle buone intenzioni di Jack ma è molto più preoccupato dalla natura orripilante dei giocattoli. Ma anche qui, il finale accetta questo status quo e la critica sociale risulta debole. 

Nonostante ció, The Nightmare Before Christmas merita di essere guardato e gustato soprattutto per la tecnica che fuoriesce copiosa da ogni inquadratura. 



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