Cabiria magazine

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto: lotta di classe e naufragio

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto è uno dei film più noti e amati di Lina Wertmüller.  
Dopo il successo di Mimì metallurgico ferito nell’onore e Film d’amore e d’anarchia, la regista torna a dirigere l’affiatata coppia Giannini-Melato e a trattare tematiche sociali con una storia ironica in cui si diverte a giocare con gli stereotipi della cultura popolare degli anni settanta. Lotta di classe, ricchi vs poveri, battute grottesche e irriverenti, rendono questa pellicola un imperdibile cult che, nonostante abbia  48 anni, è ancora attuale e molto divertente.  

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto: trama

Raffaella Pavone Lanzetti (Mariangela Melato) è una  ricca industriale milanese che trascorre le vacanze su uno yacht nel Mediterraneo con i suoi amici. Tra i marinai al suo servizio c’è un rude comunista siciliano, Gennarino Carunchio (Giancarlo Giannini).
Durante una gita in gommone i due naufragano su un’isola deserta e avviene un’inversione delle parti: da oppresso Carunchio diventa l’oppressore.  Raffaella viene schiavizzata e maltrattata dall’uomo che sfodera la sua violenza e tutto il suo maschilismo.
Ma poi… la seduce.
Tra i due scoppia la passione che si tramuta presto in amore.  La loro storia, però, è destinata a un epilogo in cui la distanza sociale prevarrà.

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto  è un mix perfetto tra genere erotico, politico e comico.
La coppia Melato-Giannini è affiatata più che mai e dà vita a due personaggi indimenticabili che incarnano al meglio i cliché di un’epoca.  

All’uscita il film divise la critica, ma conquistò immediatamente il pubblico posizionandosi al quinto posto negli incassi della stagione 1974-75 . Il lungometraggio è stato selezionato dalla rivista “Premiere” come uno dei “100 film che hanno sconvolto il mondo” nel numero di ottobre 1998. L’elenco mette in fila i «film più audaci mai realizzati», titolo conquistato grazie alle numerose scene di nudo e al linguaggio spinto.

Per Lina Wertmüller il film segna la sua consacrazione negli Stati Uniti. 
Amatissima dalla critica newyorkese, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto le fa guadagnare i primi riconoscimenti. L’anno seguente arriverà agli Oscar con Pasqualino Settebellezze che con quattro nominations farà entrare la Wertmüller nella storia. Infatti, è stata la  prima donna candidata all’Oscar come miglior regista.  

Andai senza troppe aspettative di vittoria, la corsa all’Academy è in realtà una costosissima campagna. Con me c’erano Giancarlo GianniniTullio Kezich e sua moglie Lalla. Ricordo che prendemmo un charter notturno per tornare a San Francisco, dove il giorno dopo avevamo le riprese. Aspettammo l’alba in albergo, mangiando a morsi un salame

Lina Wertmüller

Dopo l’incredibile successo al botteghino, si è parlato per anni di un sequel che però non è mai diventato realtà. In compenso nel 2002 è stato realizzato un  remake  da Guy Ritchie , Swept Away.

Nei panni dei protagonisti ci sono  Madonna (allora moglie del regista) e Adriano Giannini, figlio di Giancarlo che hanno trasformato un gioiellino in un flop colossale. Lina Wertmüller ha preferito non vederlo per non restarne delusa. Scelta che probabilmente avrebbero dovuto fare anche tutti gli spettatori di quest’opera insulsa e patinata.

Il remake è solo una banale storia d’amore tra due opposti che si attraggono su un’isola deserta. A Guy Ritchie è sfuggito completamente il lato rozzo, crudo, spudorato e a tratti volgare di una pellicola in cui Mariangela Melato non è semplicemente un’appartenente dell’alta borghesia. Raffaella è la leggendaria “bottana industriale”, la sciura milanese petulante che schiavizza i suoi marinai, ma finisce per essere trattata da schiava. Una donna che da padrona diventa sottomessa dal suo servo. A suon di sberle e maltrattamenti, si innamora di un meridionale rancoroso e bramoso di vendetta.  

Oggi un film così sarebbe impensabile, soprattutto se a dirigerlo ci fosse una donna.  
Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto verrebbe considerato un oltraggio alla figura moderna femminile.
In realtà, andando oltre le apparenze, la nona opera di Lina Wertmüller non è altro che uno specchio della società dell’epoca. Per la regista il sessismo di Carunchio è una forma di sfruttamento esattamente come quella del proletariato; la sottomissione di Raffaella al marinaio è l’emblema di tutta la sua incapacità di emanciparsi davvero. Infatti, il finale è la prova della sua totale mancanza di forza e coraggio per il cambiamento.

Travolti è stato, credo, il film più faticoso e difficile di tutta la storia del cinema! E nasce dalla mia proposta di fare un film-vacanza. Dissi a Lina: basta con questi film tutti in interni, con queste scenografie complicate, andiamo su un’isola deserta, mare, sole, natura! Non l’avessi mai detto! La mattina del primo giorno di riprese, Mariangela, in albergo, calpestò una bottiglia rotta e si provocò dei tagli terribili alla pianta di un piede. Decine di punti, la produzione voleva sostituirla. Ci siamo imposti e abbiamo cambiato il piano di lavorazione. […] Io, correndo sugli scogli, mi sono rotto un menisco. Facendo un tuffo in mare, ho colpito l’acqua troppo forte e quando sono uscito, ero sordo. State attenti, è difficilissimo girare un film in riva al mare! La sabbia, il vento, il colore del mare e il cielo: tutto cambia di continuo! Allora, con la pellicola di quei tempi, per avere il colore giusto del cielo ci volevano luci fortissime che ti accecavano. Correre a piedi nudi sulle rocce è terribile. Io le chiamavo le rocce Wilkinson, come le lamette: avevo strati di cerotti sotto i piedi e, nonostante quelli, i piedi erano rovinati. La scena in cui ci abbracciamo sul bagnasciuga fu un incubo. Lina voleva rifare la famosa sequenza di Burt Lancaster e Deborah Kerr in Da qui all’eternità. La girammo all’alba per avere la luce buona. Uno pensa: sei al mare, sorge il sole, che bello. Mai patito un freddo simile in vita mia. Mariangela batteva i denti, non riusciva a fermarsi, le era impossibile dire le battute. “Eppure è stato bellissimo! E Travolti è stato un immenso successo che ha regalato a mio figlio Adriano l’opportunità di girare il remake con Madonna. Non sarà venuto come il nostro ma che importa? Il nostro sta là e in America c’è ancora gente che sa a memoria tutte le battute!

Giancarlo Giannini

Lo stile della regista è unico, spudorato. Così come la recitazione dei due attori protagonisti. Una nota di merito va anche alle travolgenti musiche di Piero Piccioni che ha vinto il DAVID DI DONATELLO nel 1975 come MIGLIORE MUSICISTA. Mozzafiato sono i luoghi  in cui sono state realizzate le riprese del film. Le scene dell’isola deserta sono state girate in 25 location diverse della costa orientale della  Sardegna.

Su quelle spiagge meravigliose Mariangela Melato e Giancarlo Giannini se le sono date di santa ragione. Ma non sono state solo le rudi mani dell’attore ad averla segnata. Nel suo cuore era rimasta scolpita l’immagine della spiaggia di Cala Luna nel Golfo di Orosei.

Era allora il posto più bello del mondo, con la sua forma naturale a mezza luna, un incanto davvero paradisiaco e ai tempi ancora poco frequentato. É diventata di moda dopo di noi, dopo che uscì il film, ma quando siamo arrivati era davvero un angolo di Eden. […] Ci si accorgeva di essere in un luogo straordinario, dove per due mesi Lina ci obbligava, me e Giancarlo, a pestarci a sangue, come ricorderà chi ha visto il film. E non erano botte tanto finte, da cinema, ma erano sberle, calci, spintoni, slogature vere, si era in pieno realismo e ci sono rimaste le ammaccature e i lividi anche tornati a Roma.

Mariangela Melato, intervista “Corriere della Sera”, 2008.

Ci sono spettatori in tutto il pianeta che sanno a memoria le battute di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto. In questa commedia agrodolce  Lina Wertmüller strizza l’occhio a Pietro Germi, ma sfodera tutto il suo talento grazie al suo stile eccentrico e irriverente. Con questo lungometraggio dimostra a tutto il mondo il valore delle donne dietro la macchina da presa e compie il primo passo verso l’emancipazione femminile nel settore cinematografico.  

La regista dagli occhiali bianchi è stata una pioniera travolta da un insolito destino nel mondo della settima arte. La sua stella continua a brillare anche dopo la sua scomparsa, perché quando realizzi dei  film che restano scolpiti nella memoria collettiva, chi li ha creati diventa immortale.

Exit mobile version