Nell’epoca del “cinema espanso” tra i meriti innegabili di YouTube c’è senza dubbio quello di riflettere una estetica del frammento applicata al cinema nella duplice modalità del “vedere i film” e del “fare i film”. La prima modalità, molto diffusa, riguarda la possibilità di caricare sequenze di film, famosi o sconosciuti, per condividerne la visione con tutti i frequentatori del web che amano il cinema. Grazie a questa offerta benemerita ognuno può beccare sul suo pc o sul tablet momenti memorabili tratti dall’intera storia del cinema selezionati per anno o genere o tipologia da amatori sparsi in tutto il mondo che pubblicano le proprie personali selezioni filmiche per permettere anche agli altri di provare quel barthesiano “piacere del testo” da essi provato di persona. Questa altruistica operazione ci consente finalmente di poter vedere a casa spezzoni autonomi di film conosciuti soltanto in maniera indiretta per averne letto su articoli o su libri specializzati ma di difficile reperibilità sul mercato. 
Anche la modalità del “fare i film” ha tratto enormi benefici da YouTube. Essa ha allenato i nuovi film-maker alla difficile arte della sintesi, al dire tutto con poche essenziali immagini laddove la prolissità è il difetto maggiore di tanti aspiranti cineasti. Non solo, essa ha lanciato alla grande la pratica del remake offrendo a tutti la possibilità di cimentarsi in rifacimenti personali di scene di film celebri, anche nella prospettiva di opere collettive come è accaduto nel caso di Star Wars Uncut, opera in fieri composta dai video sul tema inviati dagli amatori e realizzati in forme varie che vanno dal disegno animato, alle riprese dal vero, alla computer graphic e alla stop-motion.Oggi tutti possono mettere in rete i loro filmati autoprodotti con poca spesa grazie alle telecamerine digitali e ciascuno può ottenere un riscontro in tempo reale senza dover passare per i soliti circuiti distributivi abilitati. Il risultato è che oggi molti degli esordienti attori-autori di cinema vengono dalla poetica del frammento coltivata mediante l’impiego dell’anarchico YouTube e non più dalla omologata scena televisiva. Questa formazione li ricollega idealmente ai registi dei “due rulli” del cinema muto delle origini e forse sarà essa a garantire la loro salvezza e in futuro quella dello stesso cinema.