Cabiria magazine

E’ tempo di Andrej Tarkovskij

90 anni fa in terra russa nasceva uno dei registi più importanti del Novecento: Andrej Tarkovskij.
Figlio di un poeta e di un’attrice, nelle sue vene scorre l’arte. Non c’è da meravigliarsi, dunque, se i suoi film siano delle vere e proprie poesie visive.  

Le sue pellicole sono caratterizzate da  strutture narrative non convenzionali, lunghi piano sequenza, da tematiche di tipo spirituale e da una fotografia pittorica.
L’essenza del suo cinema non è la narrazione, ma il tempo.  
La settima arte è l’unica in grado di plasmarlo, rivelarlo e scolpirlo.

L’immagine diventa autenticamente cinematografica alla condizione inderogabile (tra l’altro) che non solo essa viva nel tempo, ma che anche il tempo viva in essa, a cominciare dalla singola inquadratura

Andrej Tarkovskij

Nonostante  Tarkovskij abbia realizzato solo sette film, le sue opere sono state di grande ispirazione per molti autori come: Aleksandr Sokurov,  Wim WendersLars von TrierGus Van Sant, Béla Tarr, Alejandro González Iñárritu e Lav Diaz. 
Le idee del regista russo furono contrarie al pensiero socialista sovietico, ma anche alla logica relativista e progressista di stampo occidentale. 

Quali sono i tre film assolutamente da vedere di Andrej Tarkovskij?

Solaris

Il terzo film di Andrej Tarkovskij girato nel 1972,  in Italia arrivò due anni dopo l’uscita e fu pubblicizzato come La risposta della cinematografia sovietica a 2001: Odissea nello spazio“. Tra l’altro, vennero tagliati i primi quaranta minuti iniziali a cui il regista teneva moltissimo.

Tratto dall’omonimo romanzo di fantascienza di Stanisław Lem, vince il Grand Prix Speciale della giuria al Festival di Cannes. Caratterizzato da lunghe inquadrature e un ritmo lento, più che raccontare un viaggio nello spazio esplora il subconscio umano

Il protagonista di Solaris è Kris Kelvin (Donatas Banionis) uno psico-sociologo che arriva sulla stazione spaziale in orbita attorno al pianeta Solaris per indagare su dei misteriosi fenomeni che coinvolgono gli scienziati a bordo. Scopre che l’oceano del pianeta è una entità senziente che materializza il passato e i ricordi.
Kris cade vittima di questa proiezione credendo di incontrare la donna che amava. Morì suicida anni prima e lo psico-sociologo si sente ancora responsabile della sua scomparsa.
Solaris racconta il mistero dello spazio ignoto, ma soprattutto quello dell’ignoto che è dentro ognuno di noi.

Il lungometraggio spaziale di Tarkovskij è un’avventura della coscienza più che della conoscenza, un’opera di fantacoscienza (come l’ha definita C. Cosulich) in cui il cosmo corrisponde al subconscio umano.

Solaris è un film ipnotico, enigmatico. E’ un’opera filosofica, un viaggio verso l’infinito interiore fatto d’immagini  mai viste al cinema.
Nel 2002 Soderbergh ha realizzato un remake con protagonista George Clooney, mettendo al centro della narrazione la storia d’amore anziché la ricerca morale e scientifica dell’uomo verso l’ignoto.
Due interpretazioni di un romanzo che sono due sguardi autoriali ben distanti l’uno dall’altro. 

Il mio Solaris non è dopotutto vera fantascienza. Né lo è il suo predecessore letterario […]La vita stessa è un fenomeno fantastico

Andrej Tarkovskij

Lo specchio

Il film più personale e poetico del regista è, senza ombra di dubbio, Lo Specchio.
Questa pellicola del 1975 Andrej Tarkovskij l’ha girata a quarant’anni compiuti ed è il frutto di un bilancio sulla sua vita. E’ un viaggio sulla memoria, in cui si mescolano presente, passato, sogni e filmati dei cinegiornali. Più che da immagini, il film sembra essere fatto di frammenti in bianco e nero e a colori.

Enigmatico, potente ed etereo: Lo specchio è una perla rara. E, come tutte le opere d’arte, non fu compreso da tutti. Infatti, il regime sovietico giudicò il lungometraggio incomprensibile ed elitario, estremamente lontano da quello che il cinema russo doveva impegnarsi a produrre.

Lo specchio non ha una trama vera e propria. 
Il film si basa, per lo più, su un pretesto: Aleksej, un uomo sul punto di morte, ricorda la sua vita. Questo è lo spunto da cui parte Tarkovskij per raccontare un viaggio attraverso l’esistenza. Una vita fatta di scelte, di sbagli, di cambiamenti. Così come i ricordi spuntano fuori all’improvviso nella  nostra memoria, il regista ci mostra le scene non secondo una linea cronologica, ma attraverso una narrazione disunita.
Sicuramente, i punti in cui si concentra di più Tarkovskij sono l’infanzia, gli anni del matrimonio e la storia del Paese. Ce li racconta non solo attraverso gli occhi del protagonista, ma anche con quelli di altri personaggi.

Non credo nei presentimenti, non temo i presagi, non fuggo la calunnia né il veleno. Al mondo non c’è la morte, siamo tutti immortali, tutto è immortale. Non si deve temere la morte a 17 anni né a 70. C’è solo realtà e luce, non c’è ombra né morte a questo mondo.  

Andrej Tarkovskij

L’intera pellicola è un intreccio di ricordi e momenti in tempo reale in cui il regista dosa poeticamente ogni singolo ingrediente emotivo. A partire dall’inserimento dei versi del padre poeta fino alla scelta delle musiche, Tarkovskij confonde volutamente gli interpreti e gli spettatori di questa storia. Utilizza la stessa attrice, Margarita Terechova, per il ruolo sia della madre che della moglie. Inoltre, la madre vera del regista (Marija Ivanovna Višnjakova Tarkovskaja), interpreta sia la nonna che la madre allo stesso tempo. In fondo, ogni vita si specchia in un’altra.

Le esistenze si ripetono le une nelle altre e quello che resta è poesia. Perciò, per cogliere la nostra essenza non basta guardare la nostra immagine allo specchio. Bisogna uscire da se stessi e lasciare libera la propria anima.

Nostalghia

Scritto insieme a Tonino Guerra, Nostalghia (1983) è il penultimo film di Tarkovskij e il primo realizzato fuori dalla Russia. Infatti, è stato girato nella bellissima campagna senese immortalata magistralmente dal direttore della fotografia Giuseppe Lanci.   
La pellicola venne premiata al Festival di Cannes con il Grand Prix du cinéma de création ex æquo con L’Argent di Robert Bresson.  

La nostalgia che da’ il nome al film è quella del poeta espatriato, il protagonista del film, Andrej Gorčakov, ma è anche quella dello stesso Tarkovskij costretto lontano dalla sua terra natia.  Soprattutto, la nostalgia è il dolore che segna il ritorno all’origine. Un percorso che va fatto dentro se stessi alla ricerca della verità. Quella dell’uomo. Dell’arte. Della fede.

Volevo raccontare della nostalgia russa, cioè di quel particolare e specifico stato d’animo che si crea in noi russi quando siamo lontano dalla patria. […] La nostalgia per noi russi non è un’emozione leggera e sorridente come può essere per voi. E’ una specie di malattia mortale, una compassione profonda che lega non tanto alla propria privazione, mancanza e separazione, quanto alla sofferenza degli altri cui si si accosta per un legame passionale.

Andrej Tarkovskij

Un poeta sovietico, Andrej Gorčakov (Oleg Ivanovič Jankovskij ) insieme alla bella e irrequieta interprete Eugenia (Domiziana Giordano), è in Italia per scrivere la biografia di un compositore compatriota ed esule XVIII secolo, Andrej Sosnovskij. Gorčakov ha una forte nostalgia di casa, della moglie, della sua famiglia. Durante una tappa a Bagno Vignoni conosce l’anziano Domenico (Erland Josephson), il matto del paese. La sua fede al limite del misticismo, risveglia in Gorčakov un sentimento del sacro che non ricordava neppure di avere. Da questo incontro nascerà un’amicizia e una missione da portare a termine. 

In “Nostalghia” Tarkovskij realizza il piano sequenza più lungo della sua carriera che ci conduce all’interno dell’anima del protagonista.
I movimenti della macchina da presa sono cosi soavi e lenti da sembrare sospesi. Il regista riesce a trascendere e superare il tempo in quest’opera intima e spirituale.  

Il suo penultimo film oltre ad esplorare il tempo e la fede collettiva, è anche una riflessione sulla pazzia. Sono proprio quelli che consideriamo folli a essere i più vicini alla verità.  
Questa pellicola tratta uno dei temi chiave del cinema di Tarkovskij: per raggiungere la pace è necessario il sacrificio.  Pensiero, questo, più attuale e profondo che mai.    

Faccio un nuovo patto con il mondo, che ci sia il sole di notte e nevichi d’agosto. Le cose grandi, finiscono! Sono quelle piccole che durano! La società deve tornare unita e non così frammentata; basterebbe osservare la natura per capire che la vita è semplice e che bisogna tornare al punto di prima, in quel punto, dove voi avete imboccato la strada sbagliata. Bisogna tornare alle basi iniziali della vita, senza sporcare l’acqua.

Domenico in Nostalghia
Exit mobile version