Cosa accomuna l’estate e il cinema se non il tema del viaggio? Qualunque sia il motivo che spinga a intraprenderlo, per affari, per vacanza, interiore o per che sia, il viaggio ha sempre rappresentato un argomento privilegiato dalle manifestazioni artistiche.
Dalla celebre locomotiva dei fratelli Lumière del cortometraggio L’Arrivée d’un train en gare de La Ciotat del 1896 al più recente Drive-Away Dolls di Ethan Coen (2024), la storia del viaggio è stata lunga! Cerchiamo di percorre un po’ di chilometri con una macchina del tempo, indagando i diversi generi cinematografici.

Il viaggio secondo il trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo negli anni Novanta
Come non parlare di Tre uomini e una gamba (1997) e di Così è la vita (1998) del trio comico più famoso d’Italia e del regista Massimo Venier.
Tre uomini e una gamba (disponibile su Netflix) è il film esordio di Aldo, Giovanni e Giacomo nel cinema. Il pubblico ne è rimasto entusiasta al punto da considerlo ancora oggi come uno dei migliori film comici di sempre. Questo Road movie, appena uscito, ha totalizzato circa 40 miliardi di lire al botteghino e, l’anno seguente, valse al trio il Nastro d’argento.
Guardare Tre uomini e una gamba significa immergersi in un viaggio da Milano a Gallipoli con il trio più confusionario e sconclusionato di sempre, che interpretano tre lavoratori di una delle ferramenta dell’imprenditore romano Eros Cecconi, sostenuto da Carlo Croccolo. Il motivo del viaggio in Puglia è il matrimonio di Giacomo con la figlia più giovane dell’imprenditore.
I tre devono portare con loro il bulldog Ringhio dei suoceri e una scultura, una gamba di legno, di un artista famosissimo nel mondo dell’arte “transavanguardista”: Garpez. Così cominciano le peripezie.
Così è la vita (visibile su Netflix) vede delle scene girate anche nel nostro Abruzzo! Anche se per la maggior parte il film è ambientato a Milano, alcune scene sono state riprese a Roma, e l’inseguimento della polizia è continuato anche a Campo Imperatore. Inoltre, il complesso di San Domenico a L’Aquila ha ospitato “il detenuto Aldo” e Roccaraso le scene del cimitero.
Aldo interpreta Bancomat, un detenuto del carcere di San Vittore, finito dietro le sbarre per contraffazione di carte di credito. Giacomo nella veste di un poliziotto con poco coraggio e molto sbadato, ha il compito di accompagnare Aldo al tribunale. Il caso vuole che sia Giacomo che l’inventore di giocattoli, Giovanni, finiscano come ostaggi di Aldo, e così comincia il viaggio.
Quando il viaggio riesce a cambiare chi lo sa cavalcare
Pare parecchio Parigi è una commedia del 2024 diretta da Leonardo Pieraccioni. È possibile vederla su Amazon Prime Video.
Leonardo Pieraccioni, Giulia Bevilacqua e Chiara Francini interpretano tre fratelli (Bernardo, Ivana e Giovanna) che non si parlano da cinque anni, ma si ritrovano a esaudire l’ultimo desiderio di Arnaldo, un padre malato, impersonato da Nino Frassica. L’anziano vorrebbe viaggiare fino a Parigi, ma la struttura ospedaliera dov’è ricoverato non vuole farlo andare. I tre fratelli trovano un espediente per accontentare il padre e così inizia la loro avventura, che non li lascerà emotivamente indifferenti.
Pieraccioni ha dichiarato che la storia è ispirata ai fratelli Michele e Gianni Bugli che nel 1982 partirono con il padre malato in roulotte facendogli credere di essere arrivati a Parigi. Una bugia bianca che ha reso un anziano felice. Un invito a vivere la vita cogliendo ogni attimo con ogni sua sfaccettatura.
Il viaggio a volte è necessario: serve a risanare un cuore spezzato, a cercare fortuna altrove oppure per scappare da qualcosa o qualcuno. Questo è il caso di Fern (Frances McDormand), una donna di sessant’anni del Nevada, che dopo la morte del marito e del licenziamento dall’azienda presso cui lavorava, diventa una nomade che con i bagagli in spalla e armata di furgone si mette in viaggio verso gli stati occidentali degli USA, fuori dal sistema capitalista.
Durante il tragitto, Fern incontra altri nomadi con cui si apre e da cui impara molto umanamente. Una condivisione di storie che cambierà la protagonista nel corso del viaggio.
Il film in questione è Nomadland (2020), diretto e montato da Chloé Zhao, disponibile su Disney+. Il lungometraggio è l’adattamento cinematografico del libro della giornalista Jessica Bruder Nomadland: Un racconto d’inchiesta del 2017. Ha vinto numerosissimi premi, tra cui ricordiamo i Premi Oscar come Miglior Film, Miglior regista e Miglior Attrice (2021), i Golden Globe come Miglior film drammatico e come Miglior regista (2021) e il Leone d’oro al miglior film (2020).
Frances McDormand ha dichiarato che per calarsi meglio nella parte, ha adottato uno stile di vita da nomade, vivendo e viaggiando per circa 4 mesi all’interno del furgone.
Il viaggio nei film d’animazione
Doveroso concludere questa rassegna con uno dei viaggi che tutti noi, nati negli anni Novanta, avremmo voluto fare. In viaggio con Pippo, visibile su Disney+, è un Road Movie del 1995, diretto da Kevin Lima e distribuito da Walt Disney Pictures. Arrivato in Italia nel 1996, la trama vede il goffo compagno di Topolino, nei panni di un padre responsabile, innamorato del proprio figlio Max con il quale vuole passare del tempo insieme pescando e girovagando con la tenda. Il figlio adolescente però ha altri piani che cerca in tutti i modi di portare a compimento. Come finirà tra i due?
Nel 2001 arrivò in Italia anche il sequel Estremamente Pippo (2000)ambientato quattro anni dopo il primo.
Più recente e connesso con In viaggio con Pippo per la trama familiare, è Onward: Oltre la magia, film d’animazione del 2020 diretto da Dan Scanlon; prodotto da Pixar Animation Studios e Walt Disney Pictures, oggi disponibile in streaming su Disney+.
In un regno fantastico, in cui però la magia si è esaurita da tempo, vivono due fratelli Ian e Barley Lightfoot. Al sedicesimo compleanno di Ian, la madre Laurel dà ai due un bastone magico che riesce solo per un giorno a chiamare indietro dal regno dei morti il padre Wilden. Per una serie di errori, il padre viene riportato solo per la parte inferiore; così prima che scattino le ventiquattro ore, Ian e Barley si mettono in viaggio con il furgone Ginevra, per cercare un modo per rivedere il proprio padre.
In un’intervista online, il regista Dan Scanlon ha dichiarato come anche se l’idea di mostrare il padre solo per le gambe fosse a tratti inquietante e pauroso per i bambini, ha deciso di optare per questa soluzione per mostrare come nonostante si idealizzino i genitori, siano comunque persone fallibili. Inoltre, questo espediente ha reso ancora più coeso e credibile il loro rapporto. Inoltre, sappiamo da un’altra intervista che con questo film Dan Scanlon ha voluto portare in scena qualcosa del suo passato. Infatti, anche lui ha perso il padre da bambino e ha sottolineato come suo fratello fosse estremamente importante nel suo processo di crescita. Un po’ come Ian e Barley.