Amore, controllo, paura: il lato oscuro della protezione materna

È il 2014 quando Saverio Costanzo e i suoi attori Adam Driver e Alba Rohrwacher conquistano il 71esimo Festival di Venezia con Hungry Hearts, film tratto dal romanzo di Marco Franzoso intitolato Il bambino indaco, dove la  New Age, la maternità e la vita di coppia si scontrano, dando il via ad una scia di tossicità che non risparmia nessuno. 

Hungry Hearts, una breve sinossi

Mina (Alba Rohrwacher) è a New York per l’ambasciata italiana, e durante una cena di lavoro incontra l’ingegnere Jude (Adam Driver) in un bagno, poiché sono rimasti chiusi all’interno appena dopo che Jude lo ha usato. La loro conoscenza, dunque, inizia tra l’imbarazzo e la tenerezza e diventa da lì a poco un’intensa storia d’amore.

Le cose cambiano quando Mina scopre contemporaneamente di dover lasciare New York e di essere rimasta incinta e, insieme a Jude, sceglie di rinunciare al lavoro e di avere il suo “bambino indaco”, precedentemente previsto da una chiromante. Il loro matrimonio si prospetta pieno d’amore, ma un incubo e della nausea alla vista della carne, diventano un’ossessione che si insidia in Mina, che non vuole inquinare il suo bambino speciale. E se Jude all’inizio asseconda le manie di Mina, ben presto si accorge che la salute del bambino è ad alto rischio. Così inizia un travaglio tra i coniugi, che coinvolge anche Anne (Roberta Maxwell), la madre di Jude. 

Dal meet-cute alla tragedia: come Costanzo cattura lo spettatore 

Il regista trasforma il genere della pellicola in corso di fruizione, infatti il film inizia con un incontro tipico delle commedie romantiche per poi assumere presto dei toni pesanti. Si serve di manierismi tecnici, ma soprattutto scrive la sceneggiatura tutta attorno le cose non dette dei personaggi, in maniera molto umana.

In un’ intervista per RB Casting, a tal proposito, il regista racconta che Hungry Hearts viene scritto partendo da un sentimento di tenerezza verso i personaggi, e non di giudizio. Un po’ come se stesse rivedendo gli errori dei suoi genitori per poi contestualizzare e quasi comprendere determinati comportamenti. 

Questo è un film fatto per esplorare cosa può passare nella testa di una persona davanti a cambiamenti così importanti, che spesso non si scelgono in piena coscienza, nonostante i segnali di crisi siano evidenti.

Testimone di questa visione è la reificazione dei sogni di Mina del cervo che viene ammazzato, che si realizza nel finale con lei che si fa cervo e con Anne, tra l’altro moglie di un ex cacciatore, che l’assassina. Saverio Costanzo, in qualità di sceneggiatore e regista, ha peró il compito di concludere il film in una maniera che abbia senso, e visto che quelle crisi interiori e quei segnali sono stati ignorati fino all’estremo, la tragedia è inevitabile e di conseguenza anche il giudizio dello spettatore. 

Essere genitore ed essere madre: due facce della stessa medaglia

Il titolo è piuttosto esplicativo, ma in caso non fosse chiaro, c’è un ulteriore livello di genitorialità quando si è mamma. In una coppia, spesso, le cose non migliorano: la pressione di essere un bravo genitore non è vissuta alla stessa maniera e la distribuzione del peso è diversa per chi è mamma, sin dal concepimento. C’è poi anche la pressione di essere ancora una donna appetibile per l’uomo. Non ci vuole poi molto per arrivare all’ossessione di una perfezione. Il “cuore affamato” di Mina, che cerca la purezza in ogni cosa, si proietta sul cuore affamato del bambino malnutrito e si scontra con i cuori affamati di Jude e della suocera Anne, che hanno fame di famiglia, salute, normalità e soprattutto della gioia di essere padre e nonna.

Saverio Costanzo, e prima di lui Marco Franzoso, esplorano l’ossessione e la inquadrano come una risposta estrema ad un ideale impossibile, disumano a tratti, dove la causa maggiore, come la difesa assoluta dal marcio e dal dolore in qualità di mamma immacolata e perfetta, prevarica i bisogni primari.

Questo estremismo, se contestualizzato in una società che inscatola e non permette una tridimensionalità dell’essere genitore, e non permette alle donne di essere qualcosa oltre l’essere madri devote, è molto più comprensibile. Mina, infatti, non è una cattiva persona con valori sbagliati, ma è una persona esasperata. È una persona colta che vede trasformarsi la sua vita tutta d’un colpo e che sente il richiamo di qualcosa più grande di lei.

Jude, dal canto suo, fa quello che può, senza successo. In fondo, non potrà mai capire la trasformazione radicale di Mina, da quella corporale a quella mentale. Quando prova ad essere reattivo, riesce solo a dare a Mina uno schiaffo, peggiorando le cose. E dunque delega, prima alla legge e poi involontariamente ad Anne, doppiamente mamma, che compie un gesto estremo e disperato per cercare di mettere una toppa alla situazione. 

Hungry Hearts, l’interpretazione di Rohrwacher e Driver

Si tratta di una prova attoriale degna di nota quella dei protagonisti, ed è la vera chicca di Hungry Hearts. Alba Rohrwacher attraverso la sua trasformazione in corso d’opera, con il corpo che diventa scarno e sempre più malaticcio, permette allo spettatore di condividere le stesse viscere di Mina, e come le sue turbe l’affliggono.  

Lei è un’attrice che somatizza i sentimenti ed è un bel contrasto con Adam Driver, che è più “fisico”, non solo perché è molto alto, ma per la sua espressività e movenze importanti senza essere esagerate e teatrali, che catturano l’attenzione di ogni scena in cui è presente.  

Il doppiatore Gianfranco Miranda, voce di altri brillanti attori tra cui Ryan Gosling e Henry Cavill, fa un lavoro magistrale nel non tradire la natura attoriale di Driver. Anche il ridoppiaggio di Alba Rohrwacher, fatto dall’attrice stessa, è venuto molto bene.  

La cifra stilistica in Hungry Hearts 

Il respiro internazionale di questo film italiano è ciò che conferisce a Saverio Costanzo il potere di sperimentare un po’ più del solito con la materia filmica, cosa non scontata nel cinema italiano di quegli anni. L’utilizzo delle lenti fish eye, ad esempio, permette alla macchina da presa di sovrastare i corpi sulla scena, deformati ormai dentro e pure fuori.

I primissimi piani permettono di cogliere ogni impercettibile cambiamento nei volti dei personaggi e sono un bel contrasto con la fotografia volutamente fredda e la colonna sonora che non si impone mai sulla scena, se non per un momento nel finale. 

FAQ – Hungry Hearts

Che riconoscimenti ha ricevuto Hungry Hearts

Hungry Hearts, già al debutto durante la Mostra del Cinema di Venezia del 2014, si aggiudica dei primi riconoscimenti, tra cui la nomination per il Leone d’oro e i premi Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile e maschile sia ad Alba Rohrwacher, sia ad Adam Driver. L’anno successivo, il film viene riconosciuto anche ai David di Donatello, dove ottiene nominations nelle categorie principali: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura, miglior fotografia, miglior montaggio e miglior colonna sonora. Quest’ultima, a cura di Nicola Piovani, viene premiata ai Nastri d’argento. Fabio Cianchetti, direttore della fotografia, vince al Bari International Film, festival che premia anche Alba Rohrwacher, precedentemente premiata per Hungry Hearts con un Globo d’oro. L’emiliano Bobbio Film Festival, infine, premia Hungry Hearts con il prestigioso Gobbo d’oro come miglior pellicola dell’anno.

Ci sono differenze con il libro?

Hungry Hearts e Il bambino indaco differiscono non solo per il titolo, ma anche per la struttura narrativa: mentre il romanzo utilizza i flashback per parlare di quello che è stato, il film parte dalle origini e presenta addirittura un presagio sin dal primo incontro, ovvero la puzza del bagno dopo averlo usato e dopo aver mangiato in un ristorante cinese, che si collega con tutto il discorso della malnutrizione. Inoltre, il libro è ambientato in un’ Italia di provincia, esplora molto di più il concetto pseudoscientifico del “bambino indaco” e della subcultura della New Age e si conosce anche il nome del piccolo Pietro, invece la pellicola è radicata a New York, è molto concentrata sull’isolamento della coppia prima e di Mina poi, e il bambino è solo l’espediente narrativo, tanto da non avere nemmeno un nome dichiarato. 

Quali sono altri lavori di Costanzo da recuperare?

Saverio Costanzo, classe 1975, è un regista e sceneggiatore che respira da sempre il fascino per le storie e i personaggi improbabili e particolari. Non a caso, suo padre è il defunto conduttore, scrittore e giornalista Maurizio Costanzo.

Uno dei suoi lavori più chiacchierati è La solitudine dei numeri primi, uscito nel 2010, un altro adattamento di un romanzo, stavolta omonimo. Il film segue la storia del libro di Paolo Giordano, e parla di due ragazzini di Torino che imparano a convivere con il dolore troppo presto. Entrambi “primi”, e segnati da tragedie: un incidente sugli sci per Alice, che le ha causato un difetto a una gamba, e la perdita della sorella gemella per Mattia.

Un altro lavoro di Saverio Costanzo è la regia della prima e seconda stagione de L’amica geniale, successo oltreoceano. 

Lui e Alba Rohrwacher lavorano spesso insieme, infatti sono legati sentimentalmente. I due si sono conosciuti, a quanto parrebbe da diversi tabloid, proprio sul set di La solitudine dei numeri primi.

Dove si puó vedere?

Hungry Hearts è disponibile gratuitamente sulla piattaforma Rai Play doppiato in lingua italiana, oppure si può noleggiare sulle altre piattaforme streaming più conosciute.