Volfango De Biasi torna a raccontare il delicato tema della salute mentale con Crazy for football-Matti per il calcio, il suo nuovo e attesissimo film presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma.

Prodotta in collaborazione con Rai FictionMad Entertainment, la pellicola Crazy for football-Matti per il calcio, sulla falsa riga del precedente documentario, sempre a cura di Volfango De Biasi e premiato nel 2017 con un David di Donatello, racconta lo splendido progetto avviato dallo psichiatra Santo Rullo.

Il film infatti, con un perfetto bilanciamento di comicità e delicatezza, porta in scena la potente storia della Nazionale italiana di calcio a 5 per persone con problemi di salute mentale, nata nel 2016 con l’intento di dare libertà, speranza e possibilità di partecipazione ai tanti ragazzi italiani affetti da patologie mentali.
Grazie al sostegno della FIGC, che ha concesso alla Nazionale anche le divise ufficiali, i giovani protagonisti del progetto hanno sperimentato la bellezza e l’importanza dell’appartenere a un gruppo, di avere uno scopo e di essere parte integrante della società, che troppo spesso non li sostiene incoraggiandoli dagli spalti ma li spinge a nascondersi dietro pregiudizi e infondate paure.

In onda il primo novembre in prima serata su Rai1, la pellicola di De Biasi è uno splendido, divertente e commovente viaggio in una realtà dimenticata ma, se vissuta, difficile da scordare.

Crazy for football – Matti per il calcio: la trama del film di Volfango De Biasi

Sergio Castellitto, in Crazy for football-Matti per il calcio, interpreta l’immenso dottor Santo Rullo, psichiatra dedito al suo lavoro in un modo spaventosamente umano.
Convinto di poter aiutare i suoi pazienti con l’inedito progetto di una Nazionale di calcio a 5 a loro dedicata, il medico mette anima e corpo per far sì che questo sogno si realizzi. Un sogno per lui, ma soprattutto per i suoi ragazzi, troppo spesso trattati come pazienti da curare e non come persone che hanno ancora bisogno di vivere.
Ostacolato dai più, all’alba del suo progetto assurdamente visionario, il medico arriva ad annullare la sua vita per darne una ai suoi pazienti: mangia, parla, dorme e vive con loro. Al suo fianco, incarnando la linea comica, anzi comicissima, del film c’è Max Tortora, che con la sua romanità sboccata, mista a quello sguardo drammatico e comprensivo che ci aveva già mostrato nel film Sulla mia pelle, smussa egregiamente gli angoli spigolosi di una storia troppo dura e vera da poter essere raccontata con leggerezza.
In Crazy for football-Matti per il calcio, Tortora è l’allenatore della Nazionale Enrico Zanchini, una vecchia gloria calcistica finita ai tavoli del Bingo a fare i conti con la sua ludopatia.

La storia poi si snoda in un intreccio di conoscenza e unione tra i ragazzi, che smettono di essere pazienti e diventano persone, capaci di avvicinarsi e sostenersi, impegnarsi e mostrarsi al mondo per quello che sono, sotto lo sguardo vigile del medico che sembra prendere sempre più le sembianze di un padre che di uno psichiatra.

Sullo sfondo della narrazione, scorre la flebile vita del dottor Rullo, tra sua figlia, la sua ex moglie e la sua fedelissima assistente, l’infermiera interpretata dalla bravissima Antonia Truppo. Un cast eccellente, trainato dalla coppia Castellitto-Tortora che ha reso la pellicola densa di emozioni e di risate, giocando tutto il tempo in un’altalena di dramma e commedia che non perde mai il suo centro; impeccabili fino all’ultimo frame, mai banali e mai scontati.

Se sei matto non sei normale e se non sei normale non esisti

Probabilmente, è proprio questa consapevolezza il fulcro dell’intero film che tratta la salute mentale come una componente reale della vita e non come il grande rimosso della nostra società che sembra quasi temere di scoprire troppo quel fianco. I ragazzi, affetti dalle più disparate patologie psichiatriche, sono infatti più che consci del loro stato di emarginati, di outsider: c’è chi sa di sentire voci che non riesce a far tacere, chi è consapevole di avere traumi che non riesce a cancellare e chi teme di poter perdere il controllo da un momento all’altro come Fabione.
Proprio quest’ultimo, entrato in squadra con la toccante affermazione “Se mi prendete faccio il bravo“, mostrerà senza pietismo e senza mai cadere nel ridicolo, cosa significhi davvero perdere il controllo, dover vivere gestendo una condizione mentale precaria e cercare di uscirne ogni volta, imponendo al pubblico una delle scene più vere e toccanti mai mostrate sul tema.

La bellezza della verità

C’è da dire che il cinema ha spesso trattato il tema della salute mentale in moltissime delle sue pellicole, il più delle volte però camminando sul quel sottile filo del ridicolo e portando in scena una sorta di circo sgangherato, con il probabile intento di sdrammatizzare, ma con il risultato di sottovalutare.

Da Volfango de Biasi non ci aspettavamo certo un dramma, né tantomeno un’atmosfera straziante alla A Beautiful Mind, ma piuttosto un racconto delicato, spensierato seppur pieno di pensieri. Ed è esattamente questo che il regista ci ha regalato, non deludendo nessuna delle altissime aspettative riposte nel suo Crazy for Football-Matti per il calcio.
Nella pellicola, presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, c’è tutto: dal dramma alla paura, dalla consapevolezza al rispetto, tutto legato con il filo della comicità consapevole e mai scontata di Max Tortora che porta sulle spalle tutta la sua ben calibrata leggerezza, dando respiro ad una storia dai toni fortissimi.
La scelta, azzeccatissima, di veicolare tutte le risate del film attraverso l’allenatore e non tramite i pazienti psichiatrici, rende la pellicola un prodotto meraviglioso e traboccante di rispetto e delicatezza che si fa comprendere dal pubblico e apre gli occhi a chi non ha mai visto o mai voluto vedere queste splendide vite nascoste ai margini di un mondo che vuole disperatamente dipingersi sempre troppo normale.