Il 3 marzo 2006 usciva The weather man – L’uomo delle previsioni, pellicola sottovalutata, diretta Gore Verbinski, sulla crisi della generazione boomer nella società americana.

Il protagonista di The weather man è il tanto amato quanto, se non di più, odiato Nicolas Cage. L’attore di origini italiane, nipote del grande Francis Ford Coppola, spesso si diverte a stupire pubblico e critica tuffandosi in progetti cinematografici discutibili e qualcuno sfacciatamente di genere, in cui sovente il guilty pleasure degli haters è dietro l’angolo. In molti hanno criticato il povero Nicolas, definendolo un attore mono-espressivo, scadente e che infetta film che senza di lui potevano rendere di più.
Ebbene, per confutare tale tesi, una delle migliori prove che si può portare è proprio The Weather Man – L’uomo delle previsioni di Gore Verbinski, regista tra i più originali, anticonformisti e coerenti della sua generazione. Uscito in Italia il 3 marzo 2006 ha ottenuto discreti incassi al botteghino, ma rimane, inspiegabilmente, uno dei film più sottovalutati degli ultimi anni.
Qui, Cage è semplicemente perfetto con il suo stile remissivo, la sua capacità di essere vulnerabile, ben distante dal machismo che lo aveva sovente visto protagonista di adrenalinici blockbuster.

Nicolas Cage è l’annunciatore televisivo David Spritz, che dando le previsioni su un canale televisivo di Chicago, è diventato una piccola star con un significativo e sudato stipendio che gli permette di viziarsi e di esudire ogni suo desiderio.
David però non è appagato e soffre terribilmente perché il matrimonio con Noreen (Hope Davis) è fallito miseramente e il rapporto con i figli Mike (Nicholas Hoult) e Shelley (Gemmenne De la Pena) è decisamente complicato: il primo è un adolescente finito agli arresti per possesso di droga, la seconda una preadolescente che soffre di disturbi alimentari e appare sempre depressa.
Il padre Robert (un grande Michael Caine), scrittore di bestseller, ha verso di lui un atteggiamento affettuoso, ma anche ancora troppo paternalistico.
In mezzo alle macerie della sua esistenza, David si prepara per un provino con un’importante rete televisiva di New York, e spera che questa occasione gli dia lo slancio per riconquistare la moglie, riconciliarsi con il padre e i figli e, soprattutto, di riprendere in mano il suo “sogno americano”.

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The Weather Man
, dietro la patina di commedia agrodolce con un uomo solo e malinconico a districare i fili della trama, nasconde diversi messaggi e spunti di riflessione.
Il protagonista ha due facce: il presentatore di successo che semplicemente parlando di nuvole e temperatura è arrivato alle stelle e l’uomo distrutto da errori ed egoismi. David è stato un papà assente, un marito distratto, un figlio che non è mai riuscito a fare i conti con il senso di inferiorità verso un padre egocentrico.
Nella sua dimensione esistenziale così insoddisfacente e angosciosa, il personaggio di Cage incarna l’intera generazione X, cresciuta durante l’era della contestazione e diventata adulta durante i febbrili anni ’80 e di quel periodo, ha abbracciato l’ideale del successo e inseguito il sogno americano fino ad essere vincente. Eppure quel sogno così materiale è stato un inganno terribile.

The Weather Man mostra anche il difficile rapporto con la precedente  “Generazione Gloriosa”, ammantata di un’aurea regale dovuta a nobili ideali, e con la successiva dei figli. 
Il loro era un mondo semplice, diviso tra giusto e sbagliato, in cui non vi era spazio per i dubbi, in cui persino la morte (che il padre di David sta per incontrare) viene affrontata con virilità e realismo, senza cedimenti o debolezza.
David cerca il consenso del padre e aspetta dubbioso la decisione sulla sua carriera, così come la sua generazione ha cercato il consenso, fino a diventare schiava di esso e della carriera. 
Monumento all’insicurezza, David è intimamente incredibilmente protettivo e bisognoso di condividere l’amore che ha dentro, ma alla fine si renderà conto che non ha nessuno per farlo. In questo il film di Verbinski, distruggendo tutti i cliché inerenti all’happy end e alla “conquista” della felicità dell’eroe, non scade in un retorico sentimentalismo, tipico di molti film americani.

La generazione X ha fallito,  David lo capisce a sue spese e, quasi come profezia, The weather man suona la sveglia a tutti gli Stati Uniti che solo l’anno dopo l’uscita di questo film, subiranno una delle più grandi crisi economiche dai tempi del Venerdì Nero del ’29.
Le avvisaglie di queste crisi vengono mostrate dal film attraverso un personaggio che si sopravvaluta, mette al primo posto la carriera e non i valori umani e pensa che i propri desideri siano quelli di tutti.

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David non riavrà la sua ex moglie, però ricostruirà il rapporto con i figli, si appacificherà con il padre e comincerà a tollerare persino gli effetti collaterali della sua fama come “l’hating” dei passanti che lo inondano di cibo, bevande e insulti.

You can’t always get what you wanna cantavano i Rolling Stones e trovano concorde Verbinski che rincara la dose dicendo che il successo è un falso Dio e l’America lo ha idolatrato per troppo tempo, essere felici è faticoso, è qualcosa di immensamente più complesso e tortuoso di una bella casa o del lavoro dei sogni. La vita non si può prevedere come il meteo.

A quindici anni di distanza dall’uscita italiana, questo film assume il tono di un intelligente presagio verso la crisi di valori e di empatia nella società americana, l’isolamento che la caratterizza, l’arrivismo totalizzante, la mancanza di empatia verso gli altri. Quella crisi partita dalla Goldman Sachs non ha distrutto solo l’economia, ma messo a nudo le ipocrisie di un paese.