Dopo un’estate priva di novità anche a causa della chiusura di molte sale (con grande vantaggio delle piattaforme streaming) la stagione cinematografica che sta per iniziare sembra promettere alcuni titoli interessanti alcuni dei quali vedremo alla rassegna veneziana appena iniziata.

Comunque andrà, in attesa di qualche nuovo capolavoro possiamo, intanto dire che ci sono già due film di cui si parlerà a lungo. Questi sono Dune del francese Denis Villeneuve in prima fuori concorso al Lido e Dau-Natasha del russo Ilva Khrzkanovkiy già uscito nelle sale a fine agosto.
Si tratta di due opere molto diverse per concezione, genere e stile, ma che sono accomunate dallo stesso tema del volto oscuro del potere in ogni tempo e in ogni luogo (nel primo il luogo è un pianeta di una lontana galassia teatro di una guerra tra sovrani locali per il possesso di una preziosa Spezia secretata dai vermi che abitano nel deserto, nel secondo è un grande laboratorio attivo nell’Urss sotto il regime stalinista dove i migliori scienziati fanno ricerca per ottenere il primato sul mondo intero).

Se Dune adotta la chiave della fantascienza a sfondo filosofico con molte invenzioni dal forte impatto spettacolare e con annessa speranza in una umanità migliore, quello russo segue la via di un cinema-verità dove fatti e personaggi sono quelli reali nel bene e soprattutto nel male (come dimostrano le inaudite sofferenze psicologiche e fisiche inflitte alla protagonista la cameriera Natasha accusata di essere una spia).


Ciò che accomuna ancor meglio i due film è la loro dimensione smisurata che li rende due opere-mondo dilatabili all’infinito e fuori da ogni schema narrativo tradizionale.
Fedeli alle regole del cinema classico i due registi cercano di non debordare, ma le pur tante sequenze riuscite finiscono con l’inficiare la compattezza della rappresentazione e nuociono alla giusta distanza dello sguardo autoriale. Comunque alla fine il francese non perisce tra le dune (come accadde a Lynch con la sua versione del celebre romanzoi) e il russo se la cava con l’autopsia di un sistema totalitario corrotto (fatti salvi alcuni cedimenti dal gusto sadico).

Al di là del loro effettivo valore artistico tanto Dune quanto Dau-Natasha potrebbero avere oggi come oggi un grande merito, il primo quello di riportare nelle sale il pubblico giovanile amante delle saghe alla  Guerre Stellari, il secondo quello di riportare nelle sale quel pubblico adulto stanco di favole e nostalgico di film duri e crudi sulle molte realtà oscure tuttora esistenti nel nostro mondo terreno.
(Giovani registi, imparate a tagliare, come  pure lo stesso autore di Dau-Natasha nemico del digitale raccomanda, insomma guardate ai vecchi B-movie che dicevano tanto con poco).