Dopo il periodo di distanziazione sanitaria da tutti vissuto, sembra giunto il momento del ritrovamento di relazioni umane e di abitudini personali a lungo sospese. Tra questi ritrovamenti c’è anche il piacere di poter tornare nelle sale cinematografiche per vedere sul grande schermo i nuovi film annunciati per la stagione autunno-inverno che sono l’oggetto del desiderio di quanti amano il cinema fino ad esserne consumatori dipendenti.

L’avvio della ripresa sembra promettente come dimostrano almeno due film di cui si fa già un gran parlare per il loro indubbio impatto visivo ed emotivo. Il primo è Siberia di Abel Ferrara dove il regista maledetto americano esprime in immagini la ricerca interiore di se stesso incarnato dall’attore feticcio Willem Dafoe attraverso un viaggio nella profondità del suo inconscio popolato di terribili fantasmi e di ricordi traumatici di estrema crudeltà fino a riemergere forse alla luce della vita e del futuro dopo un susseguirsi di visioni sconcatenate che formano un allucinato monologo visivo privo di interlocutori umani sullo sfondo di una natura primigenia.

Il secondo è Tenet dove l’adozione del genere fantastico-filosofico dà modo al regista Christopher Nolan di prodursi nei suoi amati labirinti spaziotemporali  supportato da grandiosi effetti speciali al servizio di metafore e simboli a volte oscuri ma dall’indubbia presa spettacolare in una storia che richiede la totale sospensione dell’incredulità da parte dello spettatore.

A non deludere chi è in crisi di astinenza filmica c’è anche un terzo piccolo ma amabile film italiano girato da Antonio Padovan intitolato Il grande passo, storia in forma di commedia provinciale di due fratelli simili fisicamente ma opposti nel carattere che sognano di andare sulla luna in veste di improbabili astronauti che hanno il volto di Giuseppe Battiston e Stefano Fresi.

editoriale di moscariello

Ma oltre a  poter ritrovare il nuovo cinema in uscita nelle sale di prima visione si è avuto nei giorni scorsi a Bologna anche il ritrovamento del vecchio cinema in versione restaurata nell’annuale festival “Il cinema ritrovato”.
Il piatto forte di questa edizione è stato l’omaggio a Charlie Chaplin in occasione dell’ottantesimo anniversario di Il grande dittatore proiettato sul grande schermo di Piazza Maggiore corredato da una mostra di foto di scene tagliate o modificate dal regista ( tra cui  le immagini dei soldati-dirigibili  del dittatore Hynkel/Hitler e il finale inedito in cui i soldati ballano dopo il discorso che Chaplin rivolge all’umanità).
Un altro evento imperdibile per i cinefili è stato la proiezione in piazza con orchestra dal vivo del film muto Sylvester girato in Germania nel 1924 dal regista rumeno Lupu Pick su sceneggiatura di Carl Meyer,un kammerspielfilm dal finale tragico famoso per l’assenza di didascalie e per la capacità di rendere psicologie e ambienti solo in virtù dell’ impiego animistico della cinepresa.  Tra gli altri eventi del festival si sono viste una retrospettiva dedicata all’anarchico regista Marco Ferreri e anche le versioni restaurate di capolavori del passato tra i quali Estasi di Machaty,Furore di Ford e Accattone di Pasolini, tre film che hanno il loro punto di forza poetico nell’impiego di una fotografia in bianco e nero dalla forte valenza espressiva,tre esempi di un cinema  che fu dalla profonda ispirazione ma forse irripetibile nella sua semplicità narrativa. Il cinema da ritrovare per trovarci e ritrovarci sempre( e un grazie a quanti si sono adoperati per questa meritoria opera di divulgazione a posteriori).

Print Friendly, PDF & Email