Ridotti a entità fantasmatiche a causa della persistente pandemia ci aggiriamo silenziosi e spaesati per le strade deserte delle città.
Questa reale situazione anomala che ci troviamo a dover vivere trova il suo rispecchiamento nell’immaginario del cinema dove sono tornati in versione seriale gli ectoplasmi  protagonisti di passate stagioni segnate dall’horror sullo schermo e dei quali ci sentiamo adesso simili e fratelli.

Di questa nuova edizione del genere abbiamo un esempio di successo in The Hauting of Bly Manor, la serie televisiva americana di Mike Flanagan in corso dallo scorso ottobre su Netflix.
In essa ritroviamo la villa maledetta abitata dai due bambini posseduti dal male e la governante che cerca di liberarli dalle malefiche presenze già visti nel classico Suspense girato da Jack Clayton nel 1964 (ispirato a sua volta al romanzo di Henry James Giro di vite).
Una inquietudine che non giunge mai fino all’horror esplicito pervade gli episodi che si susseguono attraverso continue rivelazioni che fanno luce sui traumi da cui sono afflitti i bambini e che contagiano anche la governante non esente da una dissimulata forma di isteria dovuta a repressione sessuale.
I fantasmi li vediamo e li sentiamo anche se forse non ci sono e questo grazie alla ambientazione e ai lenti movimenti di macchina che evocano una dimensione paranormale pur nel realismo delle scenografie naturali.

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Un altro riuscito  esempio di storia popolata da fantasmi lo troviamo nel film Voces del regista spagnolo Angel Gomez Hernandez (uscito nel luglio 2020 e tra i più visti su Netflix). La vicenda è ambientata in una casa isolata di un paesino di campagna della Spagna interna dove la vittima è un bambino dotato di capacità premonitrici che  sente voci minacciose rivolte a lui forse dal padre, in una storia carica di tensione tra thriller e horror dove a indagare interviene uno studioso di psicofonia nel ruolo di detective impegnato a scoprire a chi appartiene la voce dall’ origine incerta..

Chi di noi invece non si sente un fantasma etereo evocabile a distanza, ma si è molto incattivito in seguito alla segregazione da pandemia, fino ad essere pronto ad azzannare con rabbia chiunque alla prima occasione, potrà trovare una cura omeopatica nella visione di  quegli altri ritornanti più spaventosi che sono gli zombi di romeriana memoria.

Questi li  ritroviamo in azione in una recente serie televisiva e in un film (visibili anche essi solo sulle piattaforme) quali I.Zombi – Il sonno eterno e Zombi Child. Nella serie televisiva americana (creata da Rob Thomas e Diane Ruggero nel 2015 e trasmessa fino al 2020) una studentessa in medicina viene “zombizzata” durante una festa e dissimula la sua nuova condizione per potersi nutrire di cervelli in un obitorio e in modo da poter così aiutare la polizia a risolvere casi di omicidio facendo di necessità virtù seppur in un contesto assai macabro.

Nel film di Bertand Bonello Zombi Child  (presentato al festival di Cannes nel 2019) si alternano due storie, una antica e una moderna, accomunate dalla circostanza che entrambi i protagonisti, un uomo di Haiti e una ragazza parigina sua discendente, cercano di riacquistare la loro umanità in contesti diversi e con esiti differenti, il tutto mediante un efficace montaggio parallelo che rende bene la sincronicità delle due vicende.
Questo soltanto per dire che oggi l’immaginario irrealistico del cinema appare più credibile della irrealistica situazione reale che stiamo vivendo a causa della pandemia mondiale.

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