Quella del rifacimento di film famosi è una pratica da sempre ricorrente nel cinema, ma che negli ultimi anni si è andata moltiplicando, forse anche per la mancanza di soggetti originali a fronte dell’aumentata richiesta di titoli da parte del mercato mondiale.
Esempi recenti di remake sono Psycho realizzato da Gus Van Sant nel 1998 dal classico di Hitchocock del 1960 e Suspiria girato da Luca Guadagnino nel 2018 come rifacimento dell’omonimo film realizzato nel 1977 da Dario Argento, due opere che, seppur con stile personale, ricalcano nella struttura i rispettivi modelli senza alcuna pretesa di volerli reinterpretare nella forma e nella sostanza (tanto da quasi non giustificare la loro esistenza).
Nel cinema i capolavori riconosciuti non hanno alcun bisogno di venir rifatti soprattutto quando nati da soggetti originali come sono i due titoli citati. Diverso invece è il caso di adattamenti di opere letterarie famose che si prestano a varie riletture nel corso degli anni capaci di renderle attuali e aggiornate secondo lo spirito dei tempi (si vedano i tanti Amleto e le tante Madame Bovary che punteggiano la storia del cinema).
Oggi una buona occasione per riparlare del fenomeno è offerta dal rifacimento del classico horror Suspense (The Innocents) girato da Jack Clayton nel 1961 e diventato adesso una serie per la piattaforma Netflix intitolata The haunting of Bly Manor con la regia di Mike Flanagan. La storia è sempre quella della governante chiamata in epoca vittoriana ad accudire due inquietanti bambini in una ricca magione di campagna che le si rivelerà infestata dagli spiriti di due precedenti abitanti morti in circostanze tragiche come raccontato dal romanzo di partenza di Henri James Giro di vite.
La vicenda è diluita in dieci episodi, ma non perde nulla dell’atmosfera sospesa tra incubo e realtà presente nel film di Clayton e anzi ne amplifica le risonanze psicologiche fino ad investire il lato segreto di tutti i personaggi con effetti perturbanti che non perdono di efficacia nonostante il ritmo più disteso della rappresentazione. Alcune scene sono identiche nell’assetto figurativo a quelle dell’originale (l’apparizione sulla riva del lago della bambina riflessa nell’acqua, il sogno erotico della governante, gli interni labirintici della villa) altre evocano i traumi rimossi dei personaggi in un clima morboso, ma alieno da facili effetti da film di paura, grazie anche alla sapiente fotografia a colori che non fa rimpiangere il suggestivo bianco e nero della prima versione. Rilocata sulla piattaforma dal grande schermo la storia non perde molto della profondità dell’originale e fa ben sperare nell’esito di simili operazioni produttive in cantiere riguardanti altri generi e i relativi titoli di successo .
Intanto un altro rifacimento molto atteso è quello di Diabolik annunciato dai Manetti Bros per il prossimo dicembre.
In questo caso il modello è la trasposizione del popolare fumetto realizzata nel 1968 da Mario Bava nella forma di una fantasia pop con aperture psichedeliche di grande innovazione figurativa frutto del talento pittorico di un regista come Bava amante della sperimentazione visiva e nemico del banale naturalismo narrativo (tanto da essere definito all’epoca da qualcuno addirittura “godardiano”).
Visti i precedenti nel genere dei fratelli Manetti c’è da sperare bene nella loro versione delle imprese del ladro creato dalle sorelle Giussani annunciata dai due registi come “oscuramente romantica”.
Ma tant’è, la verità è che noi amiamo sentirci raccontare sempre le stesse storie e che la differenza consiste semmai nella voce di chi ce le racconta sulla pagina o sul grande schermo.

[…] questa nuova edizione del genere abbiamo un esempio di successo in The Hauting of Bly Manor, la serie televisiva americana di Mike Flanagan in corso dallo scorso ottobre su Netflix. In […]