Da alcuni ammirata e da altri temuta l’intelligenza artificiale è da qualche anno diventata protagonista di molti film in cui essa viene declinata secondo le regole e gli scenari dei diversi generi cinematografici amati dal grande pubblico.

Una costante è che in ogni caso l’uomo vince sempre sulla macchina a partire da quel premonitore Agente Lemmy Caution:Missione Alphaville realizzato da Jean Luc Godard nel 1965 ,un film dove l’agente distruggeva il supercomputer Alpha 60 dominatore di una città dove erano proibite le parole “amore” e “sentimento”, quel computer alla cui domanda “cosa è che trasforma la notte in luce?” Lemmy rispondeva “La poesia”(quella stessa poesia alla quale  aspira il cinema in quanto linguaggio basato sulla polivalenza semantica e non sulla semplice logica binaria su cui si fonda la comunicazione umana o artificiale che sia).

Da allora in poi nei film l’uomo ha avuto sempre la meglio e questo sta a confermarlo la celebre scena di 2001 Odissea nello spazio dove gli astronauti riuscivano a beffare l’occhiuto supercomputer di bordo Hal mandando in tilt il suo sistema operativo con conseguente affievolimento della sua capacità ridotta a pronunciare soltanto infantili e sconclusionate cantilene. Da questi titoli anticipatori il cinema si è evoluto e dagli androidi quasi umani di classici quali Terminator e Blade runner, la fantascienza è approdata alla trattazione della intelligenza artificiale fatta interagire con personaggi umani in storie ambientate oggi nelle nostre città e non in un altrove lontano nel futuro.

In molti titoli usciti durante l’ultimo decennio si assiste a un fenomeno di reciproca seduzione tra uomini e macchine e anche a casi di inversione prospettica che vedono la AI superare in umanità gli umani in seguito a una sua raggiunta presa di coscienza non programmata.
E’ il caso del film Her-Lei (Spike Jonze,2013) dove una intelligenza artificiale femminile decide di interrompere il rapporto con il suo interlocutore umano per bloccare un crescente  coinvolgimento pericoloso per entrambi.

E’ anche il caso della serie di produzione sovietica Meglio di noi uscita nel 2020 dove una androide sceglie di sua iniziativa di fare da madre a una bambina vittima di una situazione familiare conflittuale e in tal modo disobbedisce al compito assegnatole di occuparsene soltanto per pochi giorni.

L’integrazione tra umano e artificiale tocca il vertice in AI love you un film tailandese del 2022 dove una AI maschile si innamora di una ragazza e per conquistarla nella realtà si fa impiantare nel corpo di un collega dipendente della ditta che l’aveva costruita.
Un altro caso di collaborazione tra uomo e macchina lo troviamo infine nella serie sudcoreana del 2020 My Holo love dove una giovane con difficoltà relazionali si innamora dell’ologramma della sua IA che ha anch’esso problemi di timidezza e bisogno a sua volta di aiuto psicologico.

Ma questi film sono beninteso tutte favole romantiche proiezione fantastiche di future realtà forse possibili. Nella vita reale dinanzi al rischio di un cyber-capitalismo e alla dipendenza da un nuovo padrone controllore e regolatore anche dei sentimenti personali sarebbe molto meglio un poco di deficienza naturale piuttosto che tanta intelligenza artificiale fautrice di quella notte dell’anima in cui era immersa la città di Alphaville vista anni fa al cinema (e piu di recente l’intero mondo rappresentato nel tecno-apocalittico Il mondo dietro di te diretto da Sam Esmail con assai verosimile visionarietà).