Alla 77ª edizione della Biennale a Venezia, la sezione Orizzonti ha regalato molte soddisfazioni sinora. Film lungimiranti, capaci di far sognare con storie toccanti, drammi psicotici, leggende maliose e terre lontane. Tra queste pellicole, The Furnace merita la giusta attenzione.
Diretto da Roderick MacKay, qui alle prese con la sua opera prima, il film è un esempio di come lo storytelling sia un’arte raffinata. Persi nell’entroterra australiano, seguiamo i passi di Hanif, un cammelliere afgano che sogna di riuscire a tornare nel suo paese natio. Caso vuole che il suo destino s’incroci con quello di Mal, pistolero britannico in fuga dalle autorità per il furto di due lingotti d’oro della corona inglese.
I due s’incamminano verso il loro lungo viaggio che li porterà ad affrontare timori, insicurezze, nemici e tutte le ostilità di quelle lande desolate.

The Furnace di Roderick MacKay: trama del western australiano

the furnace recensione

1897, Australia. A partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento, l’impero britannico importò nel territorio cammelli e addestratori. Questi erano per lo più provenienti da paesi quali l’Afghanistan, l’India o la Persia. Lo scopo era quello di esplorare l’Outback, addentrandosi nei suoi deserti sconfinati.
I cammellieri di fatto furono la colonna portante di quel sistema mercantile, trasportando merci tra le colonie e i campi dei minatori d’oro, esplorando il continente e stringendo forti legami con le tribù aborigene. In questo contesto, facciamo la conoscenza di Hanif, giovane cammelliere, venduto dal padre all’età di 17 anni, che vive a stretto contatto con una tribù locale. Il suo sogno nel cassetto tuttavia è solo uno: tornare a casa, nella sua lontana terra.

Durante un sopraluogo, s’imbatte in un uomo ferito da un colpo di proiettile. Si tratta di Mal, fuorilegge inglese in fuga. Il motivo della sua latitanza è il furto di due lingotti d’oro marchiati dallo stemma reale, così Hanif sfrutta l’occasione. Il bandito necessita d’aiuto per muoversi, mentre il cammelliere ha bisogno di denaro per partire. Nasce così un’alleanza sulle prime intrisa di diffidenza reciproca, ma che dopo poco si trasforma in ferrea complicità. The Furnace immerge in un’estetica western una storia di riscatto, di ricerca di se stessi, di riscoperta dei valori reali.
A ciò viene incorporata la frenesia dell’azione, l’ottima gestione della tensione lungo tutta la pellicola e la vivacità degli scontri a fuoco. Una trama tutto sommato classica del western, ma che viene valorizzata al massimo dalla bravura di Roderick MacKay nel costruire suspence e lasciando lo spettatore incollato alla poltrona.

The Furnace di Roderick MacKay: analisi del western australiano

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La cosa che colpisce sin da subito è la caratterizzazione dei personaggi, nello specifico dei due protagonisti. Hanif è un ragazzo di buon cuore ed all’apparenza fragile, ma che cela un animo forte e un istinto tipico di chi è stato marchiato a fuoco da una vita feroce. D’altro canto, Mal è il classico pistolero coraggioso, senza peli sulla lingua e piano zeppo di assi nelle manica. Nell’arco narrativo i due avranno un’evoluzione notevole, che renderà avvincente lo svolgersi delle vicende fino alla fine. Inoltre, non vi è un vero e proprio “cattivo” nel film. Ci sono sì antagonisti che si opporranno al cammino dei due soci, ma tutti seguiranno un’etica personale incontestabile. Non vi sono quindi buoni o cattivi, vi sono uomini che fanno delle scelte. Il problema vero sorge quando queste collidono tra loro.

Dal solo punto di vista estetico, The Furnace colpisce parecchio. Siamo immersi di continuo in un deserto sconfinato, con il giallo a predominare sul resto della scala cromatica. A differenza di quanto possa sembrare, il deserto assume vari significati. È allo stesso tempo casa e prigione, sofferenza e sollievo, in base ai momenti della narrazione. La morte è un fattore degno di nota, soprattutto per la modalità con cui la storia vi si approccia. Quando qualcuno perde la vita non si dissolve nel nulla, ma le conseguenze della sua sparizione riecheggiano tra i vivi come un monito eterno. Nonostante le tante pallottole esplose, la morte non è mai indolore e superficiale, ma piuttosto si costruisce un pathos tale da renderla sofferta, meditata, reale.

The Furnace di Roderick MacKay: conclusioni

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Fa sempre un bell’effetto rimanere stupiti da un film al quale ci si approccia senza sapere nulla a riguardo. Roderick MacKay con The Furnace ci accompagna in un lungo viaggio, alternando sequenze mozzafiato ad attimi di grande intimità. In questo western moderno non ci si annoia mai, grazie in particolare ad una scrittura ottima dei personaggi, risultando intriganti e dai caratteri ben definiti. La storia è travolgente, entusiasma con le sue sequenze d’azione pur mantenendo sempre il suo spirito drammatico, capace in più momenti di emozionare. Lo stesso MacKay, a proposito, dichiara:

The Furnace è la nuova mitologia di frontiera capace d’intrecciare popoli di diverse provenienze e religioni nello storico arazzo dell’entroterra australiano. Spero che questo film emani un vero senso inclusivo d’identità australiana.

Alla fine dei conti il film è proprio questo, ossia un grande omaggio all’interculturalità. Un messaggio forse non immediato, visto il genere di film, ma che si riesce a cogliere se lo si legge tra le righe. La voglia matta di tornare “a casa”, quando in realtà “casa” è solo una parola.
La grande verità che c’insegna The Furnace è che non importa in quale città, nazione o continente tu possa essere: casa sarà laddove troverai chi ti farà sentire a casa.

Scheda film

The Furnace

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Regia:
  • Roderick MacKay

Interpreti:
  • Ahmed Malek
  • David Wenham
  • Baykali Ganambarr
Durata: 116 min

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