Presentato In concorso a Venezia 76, il Martin Eden di Pietro Marcello è una storia di cultura e ideologia politica, di amore e lotta di classe, con un Luca Marinelli cha fa a pugni con il mondo intero.

Pietro Marcello sradica il Martin Eden di Jack London dalle sue radici americane e lo trapianta in Italia, in una Napoli senza tempo che sembra fluttuare su tutto il Novecento.
Quella di Martin Eden è la storia di una scalata sociale e culturale, di un’arrampicata dolorosa dal niente fino all’apice del successo, dalla povera ignoranza alla più vasta cultura che riempie le tasche, ma svuota l’anima.

Martin Eden: trama del film di Pietro Marcello

Dopo aver salvato Arturo, un giovane figlio della borghesia, da un pestaggio al porto, il marinaio Martin Eden viene invitato a conoscere la ricca famiglia di lui, ed è lì che s’innamora della sorella Elena; bella, acculturata e dal fine accento francese, Elena diventa per Martin un’ossessione, ma quello che prova per lei non è un “semplice” amore piuttosto uno status a cui aspirare. Inizia così l’istruzione onnivora di Martin che si barcamena tra umili lavori e altissime letture, tra amicizie povere e salotti patinati, in un viaggio nella conoscenza e nella consapevolezza di sé che trasforma il giovane marinaio pieno di vita, in un vecchio scrittore disilluso e nichilista.

Ho vissuto così intensamente che non ho più bisogno di niente

Martin nel corso del film cambia, anzi, si trasforma e se, grazie al vecchio intellettuale Russ Brissenden si ritrova immerso tra i socialisti, lo studio, la vita e il suo pensiero ormai nuovo, lo portano a virare sempre più verso l’individualismo e a rifiutare la collettività, l’aggregazione e quel senso d’intenti comuni che non lo illudono più.

Quando una società di schiavi comincia ad organizzarsi, senza tenere conto degli individui che la compongono, allora comincia il suo decadimento. E gli individui più forti tra loro diventeranno i loro nuovi padroni. Solo che questa volta lo faranno segretamente, con astute macchinazioni, con lusinghe, con menzogne, ma peggio di come lo fanno oggi i vostri padroni.

Martin non è più il giovane marinaio di una volta, il sapere l’ha divorato, l’ha cambiato e gli ha aperto gli occhi su aspetti del mondo che prima gli apparivano così giusti. Il film di Pietro Marcello, infatti, sembra voler restituire allo spettatore quel senso di spaesamento, quel sentirsi fuori posto in un contesto che prima ci apparteneva, quell’elevarsi quanto basta per vedere dall’esterno le contraddizioni umane e sociali…ed è proprio questa la stessa sensazione che il regista ci trasmette con le immagini, sovrapponendo tempi diversi, mescolando l’abbigliamento retrò a quello moderno, mostrandoci il fascismo e gli anni ’70, il vecchio e il nuovo, costruendo un tempo che poteva essere ieri, ma forse è ancora oggi.

Dunque, Pietro Marcello qui racconta la parabola di uomo semplice, un uomo che, mosso dall’amore e dalla fame di conoscenza, finirà per odiare, anzi provare disgusto, per le stesse persone che, almeno all’inizio, quel percorso l’avevano ispirato. I suoi detrattori diventano i suoi fan, chi lo guardava dall’alto in basso ora lo applaude, lo incensa, lo ascolta, solo perché il successo ne ha convalidato il valore, ne ha riconosciuto il talento; ed è proprio questa dissonanza, questa odiosa incoerenza umana che porta Martin alla rabbia più nera: i suoi testi sono sempre gli stessi, è il suo status che è cambiato. Quindi, la conoscenza, in Martin Eden, si trova a coincidere con la consapevolezza, dando origine a quel rifiuto proprio di chi ha compreso il mondo e non vuole più sforzarsi di assecondarlo.

Il Martin di Marinelli

Luca Marinelli, nei panni di Martin, incarna perfettamente questo duplice personaggio, dal giovane tutto pugni e dialetto, al più anziano e celebre scrittore, deteriorato più dall’incomprensione che dal tempo.

Martin cambia e con lui lo stesso interprete che cambia faccia, atteggiamento, modo di parlare, di muoversi e di pensare; Marinelli asseconda la fame del personaggio: la fame di ricchezza, la fame d’amore, di vita e, soprattutto, di cultura, di quell’istruzione che i veri poveri poco conoscevano, non per scelta ma per necessità, di quell’istruzione che diventa una scala per salire fino al potere, alla fama, ma anche alla distruzione.

C’è da dire, poi, che qui il regista gioca molto con la fisicità dell’attore che sembra apparire sullo schermo molto più piazzato di come siamo abituati a vederlo, quasi a voler sembrare il più grande di tutti quei “grandi” abbottonati che lo circondano, sin da quando era un semplice marinaio. Come sempre Marinelli regala al pubblico un’interpretazione non solo convincente ma emozionante, che gli è valsa la Coppa Volpi.

Martin Eden è quindi conoscenza, letteratura, amore, passione, politica e divario sociale; è povertà e ricchezza a confronto, ma anche illusione e disillusione, lotta e disprezzo, profondità d’animo e un enorme quanto incolmabile vuoto interiore.