Disney Pixar si lancia nello spazio con Elio, il nuovo film d’animazione che viaggia nell’universo per riscoprire i legami sulla Terra. Dal 18 giugno al cinema.
Ispirato ai classici della fantascienza anni ’80, Elio è il nuovo arrivato in casa Disney Pixar, dalle registe Domee Shi (Bao, Red) e Madeline Sharafian (La tana) che hanno stravolto il lavoro iniziale di Adrian Molina (Coco) puntando tutto sul grande desiderio del protagonista: trovare il suo posto nel mondo.
Dopo ritardi, slittamenti e rimaneggiamenti consistenti (il film è stato ripensato da Shi e Sharafian subito dopo il lockdown) Elio arriva in sala per validare le sensazioni di grandi e piccini, nascondendo tra colori e animazioni una grande solitudine.
Elio: trama del nuovo film Disney Pixar

La storia è quella di Elio Solìs, un bambino di 11 anni ossessionato dallo spazio e soprattutto dagli alieni che cerca disperatamente di contattare con la sua radio. Elio vuole essere rapito dagli alieni, in un rovesciamento delle classiche trame Sci-fi dove il terrestre viene prelevato dalla Terra inconsapevole e terrorizzato; lui vuole scappare dalla Terra, pianeta dove si sente solo, si sente un peso, un diverso che cerca un amico ma che finisce sempre a parlare col cielo.
Dietro a questo senso di solitudine di Elio c’è un grande trauma, che nell’animazione viene alleggerito e dato come precedente assodato (probabilmente anche per non gravare sul piccolo pubblico), ossia la perdita dei genitori ed il conseguente affidamento alla zia Olga (con la voce di Alessandra Mastronardi nella versione italiana e di Zoe Saldana in quella originale), una Maggiore dell’Air Force che ha dovuto rivoluzionare la sua vita per lui.

Lo spazio quindi, secondo il piccolo protagonista, è la sua unica soluzione per trovare un posto in cui sentirsi importante, dove essere qualcuno. E così accade, Elio riesce a mettersi in contatto con gli alieni e questi arrivano per prelevarlo, o in questo caso salvarlo e condurlo al Comuniverso, un’organizzazione interplanetaria con rappresentanti di diverse galassie.
Euforico, Elio cavalca il malinteso che l’ha condotto fino a quello spazio, che ha sempre sognato, e si finge il leader della Terra, con tanto di mantello e mostrine che lo testimoniano. Qui il bambino scoprirà un mondo comunitario, un mondo che lavora per la pace e l’equilibrio che desidera includerlo e accoglierlo, ma non sarà solo questo a riempire il suo cuore, bensì un avvenimento molto più umano: Elio trova un amico; Glordon, una specie di larva tutta denti e rotolini, è il figlio del temibile Lord Grigon (qui con la voce di Adriano Giannini) signore della guerra e macchina da distruzione che nasconde dentro di sé tutto un altro mondo.
Elio e Glordon, uniti dal loro senso di inadeguatezza e solitudine, costruiscono un’amicizia capace di sfidare le leggi dello spazio e, attraverso mille peripezie, arriveranno a comprendere loro stessi.
Disney con Elio punta in alto, quasi quanto il suo protagonista

In Elio c’è moltissimo, dai complessi rapporti familiari all’odioso bullismo nelle scuole, dalla perdita dei genitori all’importanza di trovare un amico, dalla guerra alla pace, insomma tutto quello che si può trovare in una vita intera. E la nuova animazione di casa Disney Pixar ci prova, dopo aver inanellato una serie di flop, con un lavoro mastodontico (durato più di 5 anni) che vola nello spazio per parlare della Terra, che parla di sogni altissimi ma nasconde desideri molto umani, come il semplice essere importante per qualcuno.
Elio, ripetendo ciò che ha sentito nel tempo, si definisce una delusione, un mal di testa, un impegno, tutti aggettivi che pensa di incarnare e che lo portano a credere che scappare sia l’unica soluzione rimasta, forse l’universo saprà trovargli un posto; ed è proprio in quello spazio così lontano che il piccolo si renderà conto che i problemi di uno sono i problemi di tutti: l’amico Glordon gli confessa di non voler essere ciò che gli altri si aspettano da lui, non vuole essere una macchina da guerra e indossare un’armatura ma non vuole neanche deludere suo padre, e con lui le tradizioni familiari.
Proprio questo tema, molto vicino alla regista e sceneggiatrice Domee Shi, che già aveva affrontato in Red dove era cruciale il rapporto genitoriale, qui diventa uno spunto per un messaggio ben preciso: i bambini possono essere ciò che vogliono e sentirsi speciali perché unici, in fondo è proprio questo il bello di essere bambini.
Non ti capisco ma ti voglio bene

In questa frase, di Lord Grigon, si condensa l’anima del film Elio: non è necessario capire l’unicità dell’altro ma accoglierne senza giudizi ogni espressione, questo è quello che si aspettano Elio e Glordon, ma che non hanno il coraggio di chiedere, perché a volte isolarsi e sognare di scappare è più facile che cercare di farsi comprendere.
Proprio qui il film sorprende con degli espedienti narrativi piazzati nella storia per validare quel rapporto familiare così complesso eppure così naturale, Lord Grigon, duro e spietato all’apparenza, sa distinguer subito suo figlio dal suo clone e non esita, nemmeno un secondo, a decostruire (qui letteralmente) la sua mascolinità spigolosa per accogliere il suo bambino che non capisce, ma che ama incondizionatamente.
Verso l’infinito e oltre: lo spazio e le questioni terrestri

In Elio c’è una bella evoluzione del personaggio, si parte da un inizio in cui è totalmente deluso dalla Terra e in cui non cerca neanche di instaurare relazioni con il prossimo, fino ad arrivare al finale in cui il piccolo si concede di dare un’altra possibilità alla Terra e all’umanità in generale. Ed è proprio quello che dicono le registe in conferenza stampa, è il pensiero che guida il loro lavoro e lo lega a doppio filo all’attualità:
Vogliamo che tutti diano ancora un’altra chance alla terra, c’è ancora tanto da salvare.
Nella pellicola si parla, ovviamente intorno al tema intergalattico di “negoziazione per la pace” e di “chiudere l’accordo del secolo”, termini a noi oggi familiarissimo. Certo, che il film esca in questo momento storico è sicuramente un caso, ma forse era destino, perché proprio in questo periodo di guerre e scontri, fatti di incomprensioni, preconcetti e nessuna voglia di capire l’altro, l’animazione può dare una speranza, partendo proprio dai più piccoli.
Lo spazio qui è speranza, nella romantica accezione del grande Steven Spielberg, ma è soprattutto un modo per parlare di noi. Non c’è retorica però, anche perché come già detto la concomitanza tra finzione e realtà è solo una coincidenza, ma Elio riesce ad affrontare, con toni simpatici e spensierati, tipici dei bambini, quello che gli adulti di oggi non riescono a comprendere,
Nessun conflitto produce vincitori
E se già con Lightyear – La vera storia di Buzz (rivelatosi un flop al botteghino) Disney Pixar aveva colto la palla al balzo per parlare della necessità di cessare le guerre, con Elio ci si spinge oltre, confezionando un prodotto animato in grado di emozionare, stupire con gli effetti visivi e con l’uso del 3D che qui non si vedeva da tempo, con i colori e le forme con cui si sono divertiti a giocare, ma senza dimenticarsi che anche tra i sorrisi si possono nascondere delle grandi idee.
In conclusione, quello di Elio è un astronomico e coloratissimo viaggio, accompagnato dalle musiche di Rob Simonsen, tra stelle e creature fantastiche, un’avventura spaziale che subisce il fascino di pezzi di storia come Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T. l’extraterrestre, qui rivisitati in chiave Disney e quindi “bambinesca”, che vengono usati come trampolino di lancio per parlare di tutto il resto: del mondo, dell’uomo e della vita di tutti noi.
Per saperne di più non vi resta che andare al cinema e godervi Elio, (se potete in 3D) il nuovo divertentissimo film Disney che ci auguriamo risolleverà le sorti della grande casa di produzione. P.s. recuperate anche i cortometraggi Bao e La tana, ne vale davvero la pena!
